Appena tornato dall'Argentina mi hanno premièto!
L'altra sera all' Auditorium di S.Cecilia di Roma c'è stata la serata di chiusura del FictionFest e ho avuto l'onore di ricevere un premio alla carriera. A prescindere dalla grattèta alle parti basse che mi dò in questo genere di occasioni (non per essere scaramantico ma comunque...) mi ha fatto piacere l'accoglienza che ho ricevuto dal raghèzzo Fabio Fazio, da mio figlio per fiction Giulio Scarpati e, soprattutto, dal pubblico che mi ha tributato addirittura una standing ovation.
Però... porcaputtèna stavolta sono riuscito a non commuovermi!
Il video della premiazione lo trovate qui sotto.
Per chiudere vorrei dire dell'ottima impressione che mi ha fatto il cast di Boris: sono arrivati tutti insieme con un pulmino e, tra l'altro, ho ammirato il bravo Corrado Guzzanti che, nonostante sia il mattatore della serie attualmente in onda sulla Fox, alla premiazione si è tenuto in disparte lasciando parlare i suoi colleghi meno famosi. Più tardi, alla cena di gala a Villa Piccolomini, tutto il gruppo si è messo a mangiare sul prato, come se fosse una scampagnèta, e ho notato la bella atmosfera che c'era tra loro. Evidentemente l'affiatamento del gruppo è uno dei motivi del loro successo.
Auguri e complimenti, Boris!
Eh sì! Questo Skype è proprio forte! Provate a immaginare la faccia di mia moglie quando ci siamo collegati la prima volta in video. Ci sembrava di stare in un film di fantascienza. Chi l'avrebbe detto che alla nostra età....
Ciao raghèzzos
Hola raghèzzos,
Finalmente dopo tanto tempo torno a scrivere sul mio blog e nientemeno che dall’Argentina! Eh, sì! Meraviglie della tecnologia, adesso ho il mio portatile con cui mi posso collegare alla rete e ritornare alla mia avventura internettiana. Faccio tutto da solo e alla mia età, vi confesso, sono soddisfazioni. Ma cominciamo dall’inizio. Ormai da qualche settimana sono qui a Buenos Aires per girare una nuova fiction in due puntate dal titolo (provvisorio) “Scusate il disturbo” per la regia di Luca Manfredi. È la storia di un italiano immigrato in Argentina che, a causa di incomprensioni con il figlio (Blas Roca Rey), decide di ritirarsi in una casa di riposo in compagnia del suo migliore amico (Lino Toffolo), dove ne combinerà di tutti i colori. Insomma, una commedia agrodolce sulla condizione degli anziani che andrà in onda il prossimo autunno su Rai Uno.
Dovendo rimanere qui fino alla fine di giugno mi sono dovuto organizzare con gli usi e costumi di questo paese e soprattutto con la lingua. Non che debba recitare in spagnolo, ma qualche parola per comunicare l’ho dovuta imparare e così mi sono reso conto che lo spagnolo è una lingua un po’ “loca” (pazza). Per esempio qui per dire lungo dicono largo, per dire olio dicono aceite, la gamba non è la gamba ma il gambero, sull’autobus dove c’è scritto salida non bisogna salire ma scendere, se siete afamado non vuol dire che avete fame ma che siete famoso e se per colazione chiedete pane e burro il cameriere vi guarda strèno perchè capisce che volete pane e asino.
Ma la cosa più bella mi è successa con l’uomo dell’albergo che mi ha mostrato la camera.
Non so se avete mai visto le chiavi d’albergo fatte a carta di credito, che poi si infilano in una fessura tipo bancomat che funziona come un interruttore generale della luce: dentro si accende, fuori si spegne. Quando me l’ha spiegato ha inserito e sfilato la carta dicendo:”Asì se apaga la luz!”.
Sono rimasto interdetto: “Ma come...? Bisogna pagare la luce?”. Così ho scoperto che apagar vuol dire spegnere.
Piano piano mi abituerò.
Ciao raghèzzos.
P.s.:
Mi sto organizzando per registrare qualcosa con la webcam, così vi racconto in video qualcosa di qui.
Se io sommo tutte le cose che faccio con tanto amore...con tantissimo amore...e non percepisco alcun compenso, mi chiedo se mi devo biasimare o elogiare. Beh, credetemi, sento di dovermi elogiare. Da anni presto la mia faccia, anzi, il mio faccione per far capire agli Italiani che l’Unicef è una cosa seria. Poi mi sforzo di accontentare tutti quelli che mi vogliono bene con questo blog, quello di Oronzo Canà e tutto quello che ci gira intorno (telefonia compresa), senza avere, finora, un rientro di spese, dal momento che la struttura ha un suo costo di mantenimento (redazione, tecnici e tecnologia) e, quando pure ci dovesse essere un guadagno, se ci sarà, non sarà mai equiparato al lavoro che faccio, dallo scrivere a girare i video ecc.
Eppure un motivo per fare tutto questo c’è e riguarda il rapporto col mio pubblico: chi mi ama per i vecchi film e chi per Nonno Libero e le fiction televisive. Il pubblico che mi sento in dovere di ripagare del successo e delle soddisfazioni che ho avuto.
Voi mi direte: caro raghèzzo Banfi, perchè ci dici tutto questo? Perchè ogni tanto penso a tutte le mie frenesie e mi viene in mente il centimetro di cui vi ho parlato una volta, quello che rappresenta la vita di ognuno di noi, da 1 a 80 centimetri, 90 ad essere ottimisti, e quando me lo figuro e vedo la lunga parte che ho alle spalle e il pezzettino che mi manca...
Poi penso all’ultimo film che ho fatto, l’Allenatore 2, che sta andando benissimo, ottimi incassi, eppure vi ho chiesto quasi scusa perchè avrei voluto farlo meglio e qualcuno mi ha detto: “Ma chi te lo fa fare di metterti sempre in discussione? Fregatene e goditi il frutto del tuo lavoro.”
Ma io, purtroppo per me (e per mia moglie che mi accusa di stare sempre a rimuginare...), non riesco a fregarmene e, visto il filo simpatico che si è creato con voi blogghisti, voglio farvi una domanda.
Ho già dichiarato che non farò un altro film sul calcio. Le offerte di lavoro non mancano, però mi hanno proposto di portare Canà in una fiction televisiva, garantendomi una produzione ricca, con tanti attori e la mia supervisione sulla sceneggiatura.
Porca puttèna, a questo non ci avevo pensato! Ma i miei dubbi sono tanti e, a questo punto, giro a voi la questione. Che ne pensate? Fatemi sapere. Ciao raghèzzi.
Voglio parlarvi di spalle. No, non quelle che avete ai lati del capocollo ma gli attori che hanno la funzione di appoggio per i comici. Prima di tutto voglio dire che le “spalle” non sono attori di serie B ma dei grandi attori che svolgono un ruolo indispensabile per la buona riuscita delle scene comiche, ieri come oggi, nei teatri di varietà, al cinema e in televisione. La spalla serve a dare il giusto ritmo alla scena, a preparare la battuta e, spesso, quando si recita a soggetto, a indovinare dove il comico vuole andare a parare e riuscire, quindi, a seguire un dialogo inventato all’impronta.
La famosa scena della lettera di Totò e Peppino è un tipico esempio di improvvisazione senza che ci fosse una sola riga di copione scritto.
Mi vengono in mente nomi di grandi spalle come Mario Castellani, Carlo Campanini, Gianni Agus, Gigi Reder e tanti altri che a dirli tutti non si finirebbe mai.
Mario Castellani è stato la spalla di Totò dall’inizio alla fine della sua carriera. Era quel personaggio, per esempio, della scena in treno nel film Totò a colori, quando Totò gli buttava le valigie fuori dal finestrino. Totò ha raccontato che si divertiva a tormentarlo in scena fino quasi a farlo arrabbiare sul serio, inventando delle battute non concordate alle quali, però, Castellani trovava sempre il modo di adattarsi efficacemente. Diceva Totò: “Molte volte il mio partner non ne può più di avermi accanto, non vede l'ora che la scena finisca per andarsi a riposare. Ma io continuo a non dargli pace: gli sto addosso, lo circondo da ogni lato, lo tocco e lo ritocco. .. lo tormento con le mie frasi di disturbo: 'sono un uomo di mondo'; 'ma lei non sa chi sono io'; 'quando c'è la salute'; 'tampoco'; 'a prescindere'; 'eziandio'; 'comunque'; 'appunto, dico...' ”
Campanini me lo ricordo con Walter Chiari, quando rifacevano le scenette dei Fratelli De Rege, quelle di “Vieni avanti cretino!”, da cui poi fu tratto il titolo del mio film che tutti conoscete.
E chi non ricorda Gianni Agus e Gigi Reder con Villaggio nella serie dei Fantozzi?
Per parte mia voglio parlare di Gian Fabio Bosco, Gian, grandissimo attore molto conosciuto come componente della coppia Ric e Gian. In alcune occasioni è stato mio compagno in spettacoli in teatro e televisione, dove, bontà sua, mi faceva, appunto, da spalla. Di Gian, infatti, dire che è una spalla è riduttivo. È un grande artista, nato in palcoscenico da genitori che lavoravano nella compagnia di Gilberto Govi, nella quale lui stesso ha debuttato alla tenera età di 8 anni.
Lavorando con lui ne ho scoperto le grandi potenzialità di attore sia comico che drammatico e ancora oggi, se capita l’occasione, mi fa piacere lavorarci insieme.
Ric, Enzo Jannacci e Gian (1969)
Perché vi ho parlato di “spalle”? Perché, con il passare del tempo noto che la comicità si basa sempre più sui monologhi, quelli detti tutti di un fiato, quasi senza dare il tempo allo spettatore di assimilare la battuta o prepararlo a quella che seguirà. Quando vedo trasmissioni tipo Zelig, ad esempio, trovo idee a volte molto divertenti che però diventano una specie di “doccia” di parole che ti scorre addosso senza lasciarti niente. La mia non vuole certo essere una critica ai nuovi comici, per carità, ma, piuttosto, l’espressione di una nostalgia per la comicità di un tempo, meno cervellotica e più lineare, con meccanismi oliati che, per quanto si divagasse (e certe volte si poteva andare avanti a tempo indeterminato su certi canovacci) arrivava sempre a “colpire” nei momenti giusti con le battute giuste, quelle che poi il pubblico si ricordava e rideva ancora anche a spettacolo finito.
Ma forse è solo perchè mi sono fatto vecchio. Ciao raghèzzi.
Alcuni giorni fa sono andato a Napoli, invitato dall’Università Parthenope a partecipare, nella veste di ambasciatore Unicef, ad una conferenza sulle organizzazioni no-profit, che poi sarebbero quelle che si occupano di raccolta fondi e solidarietà. Per un non laureèto come me è sempre un' emozione andare in un’università a parlare con gli studenti, ma questa volta c’era in più il piacere di essere a Napoli, una città alla quale sono legati tanti miei ricordi di gioventù. Lì ebbi le prime scritture con la compagnia di Arturo Vetrani che conobbi quando passò per Canosa e con cui partii per muovere i miei primi passi nel mondo del varietà. Facevamo uno spettacolo in due tempi: nel primo c’era la sceneggiata napoletana "O Zappatore", dove io interpretavo il figlio studente; nel secondo tempo c’era il varietà dove facevo le imitazioni. Ricordo la Galleria Umberto I, ritrovo di musicisti e attori alla continua ricerca di scritture quando andava bene e di pranzi e cene a scrocco in periodi di magra. Giorni bellissimi, a ricordarli adesso, ma pieni di difficoltà a viverli allora. Così, parlando all’università, mi sono tornati in mente alcuni episodi come quello del posteggiatore abusivo che la sera di un Natale, vedendomi ciondolare senza meta attorno alla Galleria, indeciso se utilizzare i pochi spicci che avevo per mangiare o per dormire (per entrambe le cose non bastavano) mi portò a casa sua, mi fece mangiare con la sua numerosa famiglia, mi fece dormire e la mattina dopo mi diede anche un po’ di soldi per tornare a casa. A quell’uomo, come ad altri che, nel corso dei difficili anni all’inizio della mia carriera, mi hanno aiutato senza avere niente in cambio, va senz’altro la mia riconoscenza e il merito di avermi insegnato il valore della solidarietà, valore che oggi anima quei piccoli sforzi che cerco di fare collaborando con Unicef.
Ma a Napoli è legato un altro ricordo che riguarda niente meno che la mia iniziazione sessuèle. Il giorno in cui compii 18 anni ero, appunto, a Napoli e alle nove del mattino mi recai, impaziente, alla storica “casa" di via Sergente Maggiore, finalmente in regola con l’età per usufruire dei “servizi” delle gentili signorine che l’abitavano. Ma era troppo presto e la casa chiusa era, appunto, chiusa e quando suonai una signora mi disse di tornare più tardi. Poi, vedendo che non mi muovevo da lì sotto mi richiamò e mi chiese che volessi. “Voglio entrare” dissi, “Ma la tieni l’età?” “Certo!” risposi orgoglioso e le mostrai il documento. Alchè la donna, visto che proprio quel giorno compivo i fatidici 18 anni, cominciò a chiamare “Maria! Giovanna! Carmela! Venite! Ci sta ‘nu guaglione che fa 18 anni oggi!” Insomma, per farla breve, mi festeggiarono, feci quello che dovevo fare e non mi fecero nemmeno pagare!
A proposito, chissà se Mike Buongiorno per il suo storico quiz “Lascia o raddoppia?” si ispirò proprio alla formula che si usava nelle case quando, scaduto il tempo, dall’altoparlante arrivava puntuale la voce che domandava: “raddoppia?”
A questo punto voglio lanciare un sondèggio: che ne pensate delle case chiuse?
Da parte mia credo che il mestiere più antico del mondo si chiami così perché c’è sempre stato e sempre ci sarà e allora, piuttosto che lo spettacolo a cui assistiamo nelle nostre città, con tutto il contorno di sfruttamento, clandestinità e sofferenza di ragazze alla mercè di bande di criminali, non sarebbe meglio tornare ad una regolamentazione come c’era una volta, con le case più sicure delle strade, l’assistenza sanitaria e tutto il resto? Perché fare finta di niente quando, senza finti moralismi, si potrebbe garantire sicurezza e sanità sia alle ragazze che ai clienti?
A voi la parola. Ciao raghèzzi!
Cari raghèzzi,
eccomi di nuovo con voi dopo l'uscita del film. Prima di tutto voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno scritto i loro complimenti e anche tutti coloro che mi hanno dimostrato di persona il loro affetto nelle varie occasioni che ho avuto, in questi giorni, di incontrare il pubblico alle presentazioni di Roma, Milano e Bari. Se sapessi triplicarmi (in senso metaforico, se no arriverei a 300 chili!!) sarei andato in tutte le città per salutare tutti i miei aficionados. L'entusiasmo con cui sono stato accolto in questi giorni mi ha scaldato il cuore e mi è servito anche a compensare un po' di delusione per certe pecche che ho trovato nel film e che molti di voi hanno già segnalato. Arrivo quindi alle note dolenti che riguardano tutti coloro che sono rimasti delusi da questo secondo Allenatore. Io, come attore, non ho nessun potere su certi aspetti del film quali montaggio, sponsorizzazioni e scelte degli altri attori. Per quello che mi riguarda posso dirvi che ce l'ho messa tutta per ricreare lo stesso spirito del film precedente e il mio rammarico è dovuto anche a certi tagli che sono stati apportati perchè il film era troppo lungo. Alcune parti sono state sacrificate eliminando gag e battute e devo ammettere che in certi momenti il film risulta un po' slegato. Va detto, però, che nel complesso il film mi sembra godibile e divertente e se il primo Allenatore rimarrà comunque un cult tra tutti i miei film, vedrete che anche questo acquisterà un suo senso se non altro per la partecipazione di tanti calciatori di oggi che, oltretutto, hanno dato buona prova di sè e sono riusciti a essere divertenti, a cominciare da Buffon, Del Piero e Totti. Comunque, se per il mio carattere non riesco mai ad essere completamente soddisfatto delle cose che faccio, perlomeno sono contento che il film sia veramente per tutti, dai nonni ai nipotini, e magari, sdrammatizzando il calcio con tutti i suoi problemi, riesca anche a riportare le famiglie allo stadio a tifare senza eccessi, ognuno per la sua Longobarda.
Chiudo ringraziando i tifosi della Roma che hanno voluto intervenire ufficialmente alla prima romana del film, come potete vedere nel video qui sotto.
A presto.
P.S.: Ah, dimentichèvo: difficilmente farò un altro film sul calcio, ma se succedesse saranno chèzzi di chi lo produrrà perchè stavolta dovranno accontentarmi dalla A alla Z per fare un film ricco e senza risparmi. Male che vada me lo produrrò da solo, almeno sarò sicuro di ottenere il risultato che voglio.
Ciao raghèzzi, vi voglio bene.
E' arrivato un altro Natale e questo segna anche un anno dall’apertura del mio blog.
Naturalmente avrete capito che io da solo non sono in grado di occuparmi di tutta questa avventura internettiana e così intorno a me si è creato un gruppo di collaboratori che una ne fanno e cento ne pensano. Diciamo che, se in rete si naviga, io sono come il capitèno di questa nave, quello che dà la rotta. Poi a lavare il ponte ci pensano i marinai. Porca puttèna, è come essere Cristoforo Colombo!
Vi dicevo, dunque, che questi miei marinai stanno sempre lì a scervellarsi per inventare qualche novità e allo scadere del primo anno, effettivamente, di carne al fuoco ce n’è.
Oronzo Canà ha ormai, con Bizona Canà, un suo spazio per discutere dei problemi del calcio. Infatti, in quanto detersivo del calcio, chi può meglio di lui farsi portavoce di tutti coloro che finalmente vorrebbero un vero calcio pulito? Dunque, cari blogghisti, se siete tifosi e pensate che qualcosa che non va, ditelo a Canà! Magari con qualche video, anche fatto con il telefonino quando siete allo stadio, da pubblicare sul sito. Oppure rivolgendovi alle Oronzo Girls che sono le mie inviate speciali.
Showfarm invece ha aperto addirittura una Scuola di Cinema Online! E nemmeno si paga! Una bella occasione per quelli di voi che vogliono approfondire i meccanismi del nostro mestiere. Poi un giorno o l’altro qualche lezioncina ve la darò pure io! In senso buono, s’intende.
Poi va costituendosi una piccola compagnia di giro, con tanti giovani attori a cominciare da Andrea Perroni, Lallo Circosta, Antonio Zambito (il mitico Crisantemi!), la bravissima comica pugliese Lia Cellamare e tanti altri che sono pronti a dare il loro contributo per il prossimo canale di Showfarm dedicato alla comicità, dove ci sarà spazio anche per quanti di voi vorranno mettersi in gioco, e in video, realizzando con la telecamera qualche filmato divertente.
Insomma, raghèzzi, a 71 anni suonati mi sento più moderno di una centrifuga nucleère in mezzo a tutta questa nuova tecnologia.
A questo punto non mi resta che farvi i miei auguri per le Festività, ma per questo vi rimando al video qui sotto.
Ciao raghèzzi
P.S. Un’ultima raccomandazione: a Natale siamo tutti più buoni, per tradizione. Sarebbe bello se si riuscisse ad essere buoni anche a Pasqua a Ferragosto, il 5 aprile, il 12 ottobre e tutti gli altri giorni dell’anno. Un piccolo aiuto a chi ha bisogno o anche semplicemente un sorriso al proprio vicino di casa farebbero bene a voi, agli altri e sarebbero un buon inizio per cercare di riparare i guasti di questo mondo. Buon Natale.
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