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December 2006

Capodanno

Devo confessare che non ho una grande passione per il Capodanno. Di solito lo passiamo io e mia moglie Lucia da soli, senza veglioni o festeggiamenti particolari. Certo, una bella cena non me la lascio sfuggire. D'altra parte, voi lo sapete, la buona cucina è la mia debolezza... Alcuni anni fa, quando dovevo fare più fatica a tirare la carretta, la notte di Capodanno era una buona occasione di lavoro. Riuscivo a farmi due o tre veglioni nella stessa sera. Alle 10 e mezza per esempio ero in un locale di Riccione. Facevo la mia mezzora di spettacolo, porca puttèna qui ti spezzo le rotule là...e via verso il locale successivo, magari a Rimini. Secondo spettacolo intorno alla mezzanotte e terzo tra l'una e le due. Certe volte la mezzanotte mi sorprendeva in macchina durante uno spostamento o in camerino in attesa di andare in scena. Ero solo e se ero fortunato c'era un telefono (mica c'erano i cellulari!) per parlare con mia moglie e i miei figli piccoli, rimasti a Roma. Insomma non c'era da stare molto allegri anche se poi dovevo dare il meglio di me stesso per divertire la gente in sala. Poi, negli anni 80, ho smesso di fare le serate e il primo Capodanno libero ho pensato di andare finalmente ad un veglione con mia moglie. Bel guadagno! Non solo ho dovuto pagare, ma la gente, che mi aveva riconosciuto, ha voluto che salissi lo stesso sul palco a fare un po' di spettacolo! Da allora io e Lucia ci organizziamo per quella sera una cenetta a lume di candela e a mezzanotte...facciamo i botti....che avete capito? Non quello che pensate voi...qualche petardo e stella filante!
Buon Anno a tutti!!

Nei panni dell'ambasciatore Unicef

Lungi da me l’idea di insegnare qualcosa o di essere triste e retorico. Non ho neanche 5 o 6 lauree per insegnare e sono abbastanza allegro e scanzonato per essere retorico. Ma, avendo visto cose terribili nei miei viaggi in Africa come ambasciatore Unicef, non riesco, in questi giorni di bambini felici e calore familiare, a non pensare a quegli altri bambini che vivono in paesi poverissimi e non hanno nulla, ma proprio nulla, nei giorni normali, figuriamoci a Natale! Vi pregherei, all’approssimarsi del nuovo anno, quando si fanno i buoni propositi per il futuro, di avere per un solo minuto un pensiero per quei bambini e cercare di essere buoni non solo a Natale ma anche a marzo, giugno e ottobre.

GRAZIE DELL'ACCOGLIENZA!!!

Vedo con piacere che i raghezzi cominciano a frequentare. Sono contento e vi auguro un felicissimissimo BUON NATALE. Vostro Lino.

Buon Natale!

Sul Medico in famiglia

Stiamo girando la quinta serie di “Un medico in famiglia”. Andrà in onda dal marzo prossimo. Stavolta gli darei anche un sottotitolo: Nonno Libero contro Sandokan!

Sì, perché questa volta nel cast c’è nientepopòdimenoche il mitico Kabir Bedi. Quando l’ho conosciuto la prima volta, all’inizio delle riprese, ero molto curioso. Me lo ricordavo tanti anni fa con la sciabola e il turbante, mentre combatteva con le tigri o seduceva la Perla di Labuan.

Bello, forte e coraggioso. Adesso Kabir è un distinto signore di dieci anni più giovane di me, con una certa flemma tipicamente indiana. È sempre un bellissimo uomo con la sua capigliatura corvina e lo sguardo molto intenso. Siamo diventati amici e qualche volta ce ne andiamo a mangiare insieme. Io l’ho portato a mangiare il pesce crudo, che è la mia passione, e lui mi ha portato in un ristorante indiano. Un giorno mi sono messo in testa di insegnargli a dire le mie battute storiche tipo “ti spezzo la noce del capocollo e te la metto a tracolla”. Il risultato lo potete vedere qui.

Un ricordo, sempre a proposito di rete

Una volta sono andato in rete nel vero senso della parola: ho fatto gol in una partita della squadra degli attori. Io, lo sapete, non è che abbia proprio il fisico dello sportivo, così, quando facevamo le partite di beneficenza, non mi facevano mai giocare e dovevo fare le gag a bordo campo come massaggiatore, infermiere, allenatore in seconda ecc.

Poi una volta giocammo contro i giornalisti e in ognuna delle squadre c’era un giocatore professionista: con loro Bruno Giordano e con noi Falcao, che era anche un mio grande amico.
Falcao decise che io dovevo segnare un gol e mi disse: “tu corri avanti mettiti davanti alla porta, io ti metto la palla sui piedi e tu dovrai solo metterla dentro”. Detto, fatto. Su una nostra rimessa dal fondo io cominciai a correre, marò le coronarie!, e mi misi al posto stabilito. Falcao da centrocampo, con la sua nota eleganza, fece un lancio e mandò la palla esattamente al punto giusto dove io, solo alzando il piede destro, la colpii al volo e la misi in rete!

Introduzione al blog

All’alba dei miei primi 70 anni ho deciso di entrare in Rete.
D’altra parte la parola “rete” mi ha portato fortuna. Tanti anni fa, la trasmissione Senza Rete mi fece conoscere al grande pubblico televisivo. Lì usavo il mio pugliese-banfiota con le finali in –lo e –la: Alberto Lupo, il grande attore scomparso da molti anni che conduceva la trasmissione, lo chiamavo Lupolo. E così via con le soubrettole, le tettole, le orecchiettole con le cime di rèpe…

Ma torniamo a noi. Da un po’ di tempo mi ero incuriosito di questo fatto della rete. Mio figlio mi ha fatto vedere quanta roba esce fuori facendo una ricerca per Lino Banfi.
Chèvolo, ho pensato, tutta questa roba che mi riguarda e io non c’entro niente?

Così ho deciso: anche io voglio entrare in rete!
Allora mio nipote mi ha detto: fatti un blog! Un blog? E cos’è un esame medico, tipo il doppler?
Mi ha spiegato che un blog è una specie di diario pubblico, dove uno scrive quello che gli passa per la testa, per comunicare con gli altri senza nessun tipo di limitazione, quando e come vuoi. Ottimo! Farò un blog! Oltretutto io sono pure grafomane e quando non lavoro passo un sacco di tempo a buttare giù idee e pensieri. Così è nata, per esempio, la mia autobiografia “Ti racconto una storia” che Rizzoli ha fatto uscire in questo periodo.

Se posso parlare di tutto potrò dare voce anche alle mie diverse anime. Prima di tutto le due principali: Lino Banfi. l’attore, e Pasquale Zagaria, l’uomo, che vive alle spalle di Banfi e se ne approfitta, sempre pronto a criticarlo per quello che fa, per quanto è grasso e per la sua poca nobiltà. Forse Zagaria voleva fare il cardinale e non l’attore, ma tant’è.
Per parlare di calcio lascerò la parola a Oronzo Canà, il mitico allenatore della Longobarda.
E poi Nonno Libero che, anche se una parola è troppa e due sono poche, ha sempre un pensiero per i più piccoli. Insomma, cari raghèzzi, ci sarà da divertirsi!

Chi mi ama mi segua e chi non mi ama pure, che se c’è da litigare io non mi tiro indietro!