« February 2007 | Home | April 2007 »

March 2007

A Favignana per Il Commissario Lo Gatto

Quando eravamo a Favignana per girare Il Commissario Lo Gatto di Dino Risi, io, da ittico-dipendente quale sono, avevo trovato il paradiso.
Tutto cominciò una mattina alle 8 nella piazza del paese. Mi si avvicinò un gentile signore, che poi scoprii essere un ergastolano che scontava la pena nel penitenziario locale che permetteva ai detenuti di di lavorare fuori durante il giorno. Mi disse: "Linuzzo, facisti colazione?" No, dissi io. "Li mangi i'rricci?" Che domande, certo! "Vado e torno!". Si tuffò in mare e dopo 15 minuti tornò con un paniere pieno di ricci succulenti. Per incanto comparve della focaccia calda e del vino e da quel giorno tutte le mattine quella fu la mia colazione. Dino Risi si schifava e non voleva neanche vedere. Non amava il pesce e il suo problema era trovare chi gli facesse un buon risotto alla milanese. Invece, ogni giorno a colazione, pranzo e cena, il mio complice nelle grandi mangiate di pesce che mi feci in quel periodo fu il direttore della fotografia Sandro D'Eva, detto Mary Poppins per gli ombrellini che usava davanti ai proiettori delle luci. Conobbi anche un giapponese che parlava uno strano siciliano che aveva imparato perchè passava gran parte dell'anno sull'isola per comprare il tonno da esportare in Giappone. Uno dei Rais delle tonnare mi invitò a vedere la mattanza, uno spettacolo affascinante e orribile nello stesso tempo. Affascinante per la parte rituale fatta di canti e preghiere provenienti da tutte le barche che si schierano attorno al banco di tonni creando quella che si chiama la "camera della morte".
Quando poi, a un comando del Rais, tutti cominciano a tirare su il coppo, la grande rete che porta in superficie i pesci, decine e decine di tonni cominciano ad agitarsi e a pinneggiare facendo ribollire il mare. Infine la parte più drammatica, quando i pescatori cominciano ad arpionare i pesci e il mare diventa rosso di sangue. Siccome in quei giorni compivo 50 anni, decisero di regalarmi un tonno intero e me lo fecero scegliere là per là. Io ero un po' scioccato da quello spettacolo cruento e ne indicai uno a caso, specificando però che, essendo tutte bestie da 150/200 chili, non sapevo come avrei fatto a portarmelo a casa. "Vossia non si deve preoccupare." mi dissero.
Dopo qualche giorno il tonno che avevo scelto era confezionato in una settantina di barattoli da 2 chili ciascuno che divisi con il resto della troupe.
Del film ricordo una scena in cui Maurizio Ferrini guidava il sidecar e doveva passarmi davanti per farmi salire al volo. Dino Risi era stato gentile e rassicurante con Maurizio, che non era molto esperto nella guida del mezzo. "Non ti preoccupare, vai tranquillo, piano piano..." gli diceva con la sua inconfondibile erre moscia durante la prova.
Al primo ciak però cominciò a strillare "Dài, accellera, vai più forte!" mandando nel panico il povero Maurizio che cominciò a sbandare e se non mi toglievo di mezzo con un salto a momenti mi ammazzava!

Nadia Cassini. Un cu...rriculum da sogno.

L'anno era il 1972. Il film era "L'infermiera nella corsia dei militari" di Mariano Laurenti. Lei era Nadia Cassini e, a quel tempo, il suo posteriore era considerato il più bello in circolazione tanto che era stato assicurato per una cifra vertiginosa.
Io ebbi il privilegio di un incontro ravvicineto con la suddetta opera d'arte, tanto che in una scena, come Michelangelo, io dissi: "Perchè non parli?".
Quando girammo la scena del sogno in cui io la inseguivo per farle l'iniezione, eravamo a Trani, all'aperto in un grande prato. La produzione aveva pensato bene di mettere delle guardie del corpo, termine appropriatissimo in questo caso, per evitare che i curiosi arrapeti si avvicinassero troppo poichè lei doveva girare tutta nuda. Io, con un certo imbarazzo, ero in mutande con sopra la giacca. Quando finalmente la raggiungevo, con la leggerezza di un ballerino clessico, strofinavo la...parte e con un grido di godimento facevo l'iniezione...a mia moglie. Finita la scena furono in molti a dirmi: "A' Lì, nun te lavà più la mano..."
Anni dopo mi trovai da un professore che doveva operare mia madre. Appena entrai nel suo studio chiuse la porta e, dopo essersi dichiarato mio grande ammiratore, voleva baciarmi la mano: "La mano che ha toccato il culo della Cassini è sacra per me!" disse. Questo dimostra quanto quel genere di film scollacciati, i famosi B-movie disprezzati dai critici, fossero in realtà un patrimonio cul...turele di molti insospettabili.

L'Italia incontra la Scozia. Oronzo Canà incontra Falcao e Pelè

Stasera a Bari gioca la Nazionale contro la Scozia. Quindi mi raccomando, raghezzi, tutti davanti alla TV a tifare per la qualificazione agli Europei. Speriamo che il mister Donadoni e i suoi ragazzi riescano a portare a casa il risultato. Certo, un po' la mancanza di Totti la sentirò ma, se vinciamo, chiodo scaccia chiodo e, quando si sarà tolti tutti i chiodi, sono sicuro che anche Francesco tornerà.
A proposito di grandi calciatori, mi ricordo quando nel 1988 facevo Domenica In. Con me c'era Paulo Roberto Falcao che si occupava del calcio. Io però volevo coinvolgerlo in qualche sketch perchè era spiritoso e mi divertiva molto il suo modo di parlare. Io ero uno dei pochi che pronunciavano bene il suo nome che andava detto Falcaun con una au stretta. Anche in canosino abbiamo molte parole che suonano allo stesso modo: u' pallaun, il pallone; u' melaun, il melone; la processiaun, la processione; u' balcaun, il balcone...
Un giorno venne Toquiño e con lui cantai Desafinado in canosino. Anche Paulo voleva cantare con noi ma quando provammo era così stonato che io e Toquiño ci guardammo preoccupati e lo convincemmo a lasciare perdere.
Un'altra volta Falcao portò il grande Pelè e mi presentò come Oronzo Canà, un grande allenatore italiano. Pelè è molto simpatico e stette al mio gioco così gli feci un dribbling e un tunnel per la gioia delle 300 ragazze ponpon che costituivano il pubblico. Chèvolo, posso sempre dire di aver smarcato Pelè!
Qualche tempo fa, dopo tanti anni, l'ho incontrato a Cannes. Io stavo firmando autografi per degli ammiratori italiani che mi avevano fermato per strada. Con la coda dell'occhio lo vidi che si avvicinava incuriosito finchè mi riconobbe. Ci salutammo con gioia e, a quel punto, sapete che gli ho chiesto? Se voleva partecipare al film L'allenatore nel pallone 2. Chiaro, era una cosa buttata lì, però il raghèzzo mi sembrò abbastanza disponibile. Chissà...

E' nata Showfarm.

Uno non può andarsene qualche giorno in vacanza che al ritorno si trova la casa cambiata. Chèvolo, ma qui c'era la mia stanza da letto e ora c'è il salotto! La porta del bagno era lì e ora c'è una finestra! Naturalmente sto scherzando. E' solo un modo per annunciarvi la novità che è comparsa da qualche giorno: Showfarm. Quel gruppo di disgrazièti maledetti che mi aiuta in quest'avventura internettara ha avuto una bella pensèta: una community (guarda tu a 70 anni quanti termini nuovi devo imparare!) interamente dedicata al mondo dello spettacolo. Insomma mi hanno usato come cavia...
Mi hanno spiegato che Showfarm sarà un grande contenitore. Al suo interno ci saranno altri blog di personaggi dello spettacolo, materiali audio e video e, questo mi sembra importante, spazio per nuovi talenti che cercano l'occasione per esprimersi e che così potranno farsi vedere.
Alcuni miei colleghi hanno già aderito e il primo blog è già online (!): è il blog di Andrea Perroni, un giovane comico che molti di voi conosceranno per l'imitazione di Sandro Piccinini. Altri sono in preparazione ma non vi dico niente per non rovinare la sorpresa.
La nota dolente è che tutto questo spostamento ha comportato qualche problema tecnico.
I disgrazièti mi hanno detto che tutto si risolverà molto presto, per cui abbiate un po' di pazienza e, se volete, segnalate tutte le difficoltà e i malfunzionamenti a info@showfarm.com o inserite un commento nel Blog di Showfarm
Ciao raghèzzi.

La nuova serie di Un Medico in Famiglia

Oggi comincia la nuova serie di Un Medico in Famiglia. Le novità sono tante a cominciare, come già sapete, dall'arrivo di Nonno Kabir con la sua famiglia.
Noi ce l'abbiamo messa tutta per realizzare un prodotto divertente e, non date retta alle polemiche sui giornali, adatto a tutta la famiglia.
Questo post rimarrà in evidenza per tutte le 13 settimane della serie così che possiate fare i vostri commenti sulle puntate. Vi prego solo di usare un linguaggio adeguato, nel senso che le critiche motivate saranno bene accette ma parolacce e insulti gratuiti saranno cancellèti.
Naturalmente stanotte la passerò insonne in attesa dei dati d'ascolto, ma questo è un problema mio...
Ciao raghèzzi e buona visione a tutti.

A ognuno la sua schizzata

Molti di voi mi chiedono di parlare di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Spero che tra i blogghisti ci siano anche amici di Palermo per fare una supplica (che io già feci all' ex sindaco on. Orlando) affinché l'attuale sindaco Dott. Cammarata prenda in considerazione l'idea di dedicare una via o una piazza a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
È il minimo che io possa fare per loro per quanto loro hanno fatto per me, aiutandomi a muovere i miei primi passi cinematografici.
A questo proposito mi viene in mente un "esipodio" (come avrebbe detto il grande Totò).
Giravamo il film "Riuscirà l'avv. Benenato a distruggere il pretore De Ingras?".
Nella storia Franco e Ciccio erano acerrimi nemici. Franco era l'avvocato e Ciccio era il pretore.
Ciccio amava indossare le sue camicie bianche personali e non quelle che gli dava il costumista.
In una scena nello studio del pretore dove c'ero anch'io che facevo il cancelliere, Franco prendeva la penna stilografica e, facendo finta che non scrivesse, doveva agitarla schizzando d'inchiostro sia me che il pretore Ciccio. Qui Franco volle farci un piccolo scherzo maligno caricando la penna con inchiostro vero invece che con quello smacchiabile di scena.
Quando Ciccio si trovò la sua bella camicia schizzata di inchiostro vero, si incavolò come un pazzo con Franco che perse la pazienza e gli rispose: “E che minchia gridi! Una schizzata ti feci!”
Ho scelto questo episodio perchè ad ognuno può capitare una schizzata e quando ti capita o butti la camicia o ti tieni la macchia.
Siccome io la camicia non la voglio buttare perché, grazie a voi, mi pièce, me la terrò anche macchiata, sperando che col tempo la macchia sparisca da sola.
Ora non pensiamoci più e, per tornare a farci due risète, vi propongo da Vieni Avanti Cretino la famosa scena della sala d'attesa dal dentista, che io invece credevo fosse ancora una casa d'appuntamenti.
Con me il magnifico Gigi Reder, grandissima spalla, che si divertiva a lanciarmi tanti "lazzi" (gergo vecchio teatrante) che io prendevo al volo.
Ridiamoci sopra e ricordate: risus abundat in ore...19 e 20!

Chiudere o non chiudere questo blog.

Quando ho cominciato a vedere i commenti di Yang2way al mio post precedente, il mio primo pensiero è stato quello di chiudere il blog piuttosto che trovarmi esposto ad attacchi di questo genere. Poi ho pensato che, se un personaggio pubblico come me trova il coraggio di mettersi in gioco con uno strumento come il blog, allora deve aspettarsi di tutto, dalle critiche agli attacchi personali fino a qualche forma di mitomania. Bene. A questo punto visto che i panni sporchi non si lavano più in famiglia (che poi non sono proprio panni della mia famiglia), laviamoli pure in piazza e mettiamo in chiaro alcune cose che questa signora yang2way falsifica con particolare veemenza.
Due anni fa, un mio nipote che vedo molto poco è venuto a casa mia con uno dei suoi cani pregandomi di adottarlo poichè lui non sapeva come fare a tenerlo visto che stava vivendo un crollo rovinoso del suo matrimonio a causa di fatti che, non essendo fatti miei, non voglio rivelare nè commentare. A casa mia, come qualcuno saprà, amiamo molto i cani e la vista di questa povera cagnolina tutta pelle e ossa, appena uscita da un canile dove era stata parcheggiata dai due coniugi per un certo tempo, ha immediatamente convinto mia figlia a prenderla in casa sua, per la gioia e la felicità dei miei nipoti. Cara Yang2way, io non ho rubato proprio niente a nessuno, sia ben chiaro! Il cane ci è stato affidato dal suo padrone che poi è tuo marito.
Da quello che mi è stato raccontato non mi è sembrato mai di ravvisare nel tuo comportamento un amore spassionato per quella povera bestiola che avresti "allevato come una figlia". Forse tenendola chiusa in bagno perchè non ti sporcasse casa? O forse andando via dal luogo dove vivevi con tuo marito lasciando a lui solo l'impegno di occuparsi dei cani? Io non so, tu sai.
Ma tu, approfittando dell'anonimato di un nick qualsiasi, mi accusi di ogni nefandezza, di avere una doppia faccia, di essere crudele e senza pietà, di diseducare i miei figli e i miei nipoti (che mancanza di stile i tuoi commenti livorosi su dei bambini!), giudicando la mia vita non so da quale pulpito e arrivando ad usare argomenti come quelli dei bambini che muoiono di fame e che sono senza tetto a cui, al contrario di me, immagino che tu dedichi parte del tuo tempo e delle tue finanze, cercando di risolvere i loro problemi...
E poi mi vieni a fare le poste sotto casa. Urlando come una pazza contro mia moglie e mia figlia. Terrorizzandole con le tue minacce. Facendo delle banali allusioni, con epiteti che tutti possono immaginare, al ruolo che ha interpretato nel film "Il padre delle Spose" (altra notevole caduta di stile e mancanza di fantasia da parte tua, scusami). E magari sostieni di essere passata lì per caso e che quella coatta di mia figlia ti ha aggredito insultandoti. Come quando qualcuno ha mandato all'ospedale il tuo ex suocero, ha danneggiato la sua auto, ha messo l'Attak nella serratura della sua porta costringendolo a sfondarla per entrare a casa. Sembra una trama tipo "Attrazione fatale". Solo che io non sono nè la moglie nè l'amante. Anzi non c'entro proprio niente. Certo, se avessi saputo che tenevi così tanto al cane non lo avrei mai preso in casa. Ma, ora che sono passati due anni, non ti viene in mente che lo stesso cane si sia affezionato ad altri? Credi che non soffrirebbe ad essere costretta a lasciare la sua famiglia, così come ha sofferto quando l'avete portata al canile? Credi che lei, che dorme con i bambini, non sia amata e coccolata? Oltretutto, quello che tu davanti casa mia hai riconosciuto come il tuo cane non era nemmeno Minnie ma una altro jack russel.
Che dirti ancora e che dirvi cari blogghisti. Pensate veramente che io, con tutto quello che ho da fare, sto qui a autoincensarmi con commenti sotto falsi nickname?
Mi scuso con tutti voi per questa incresciosa vicenda che non avrei mai immaginato arrivasse a questo punto, ma la vita è sempre piena di sorprese. Qualcuno di voi potrebbe dire: ridaglielo 'sto cane e chiudetela là. Poi, quando i miei nipoti mi tireranno dietro qualche "gadget da migliaia di euro" (sic!) e scriveranno qui per dire che nonno crudele hanno, apriremo un'altra bella discussione. Questa donna, che io ho visto due volte nella mia vita, vive con suo marito una dolorosa causa di divorzio e spesso, in questi casi, sono i figli ad andarci di mezzo, usati da uno contro l'altra. Loro i figli, per fortuna, non li hanno e così...
Certo un po' di scoraggiamento ce l'ho e l'idea di chiudere il blog ancora ronza nella mia testa. Alle diffamazioni della signora Yang2way o comunque vorrà chiamarsi ci penserà l'Autorità Giudiziaria. Al mio futuro di blogghista ci penserò io e vedrò il da farsi.
Sapevo che nei computer c'era il rischio che entrassero i virus ma non immaginavo che entrassero anche i molestatori di professione...

Père che il pompelmo faccia mèle...alle frègole dell'avocado!!

Due momenti della mia vita sono stati particolarmente decisivi.
Nel 1968, quando passai dall’avanspettacolo al cabaret, al Puff di Roma, capii in una ventina di secondi (il tempo di alzarmi dal puff e andare sulla pedana) che per quel tipo di pubblico dovevo parlare con l’accento smaccatamente esasperato pugliese.
Nel 1973, quando all’Auditorium di Napoli, con il grande Alberto Lupo in Senza Rete, mi dettero pochi minuti a trasmissione e io perfezionai l’idioma anglo-pugliese con l’aggiunta delle finali in lo e la: “Cravattola, camiciola, Iva Zaniccoli, Mike Bongiornolo, ecc” e fu la svolta!
Poi, durante la caterva dei film didattici (ho cominciato da bidello e sono arrivato a preside) mi domandai, anzi fu il mio alter ego Pasquale Zagaria a chiedere a Lino Banfi: “Che prodotto vuoi essere da grande?”
Io pensai: “Ognuno di noi è un tipo di frutta che va venduta da un certo tipo di venditore e consumata da un certo tipo di gente. Se scelgo di essere mango, papaia o frutto della passione mi consumeranno le persone intellettuali, ricche di buon gusto. Se scelgo di essere mela, pera o arancia sarò un frutto nazional-popolare. Forse non sarò in bella mostra in una frutteria di via Montenapoleone a Milano o di via Veneto a Roma ma, porcaputtèna, sarò sui i banchi di frutta di tutti i mercati! E anche a via Montenapoleone e via Veneto mi dovranno subire vicino al mango, alla papaia e ai frutti della passione…
Così scelsi la frutta popolare e non vi dico quello che ho dovuto subire i primi anni! La frutta esotica mi ha sempre fatto la guerra. Mi dicevano di tutto: “Ancora vicino a me, zotico guitto che non sei altro…”. Poi, non so perché, nei mercati mi piazzavano sempre sui banchi del centro, verso il lato destro, e mai con loro sulla sinistra…
Addirittura la frutta intellettuale pugliese mi voleva eliminare dal mondo ortofrutticolo perché non ero chic e con il mio linguaggio, secondo loro, involgarivo il nobile idioma pugliese che è protetto dall'Accademia della Cruscola.
Però, con l’aiuto di Dio, ma anche e soprattutto del mio che volli, volli, fortissimamente volli, sapete che è successo, cari raghèzzi?
Che oggi molti frutti esotici mi stimano, mi vogliono bene, si sono pentiti e qualcuno ha avuto il coraggio di confessarmi che, una volta, nei circoli intellettuali, bisognava nascondere che ci si divertiva con Banfi e dichiarare per forza di amare pazzamente solo Woody Allen e Nanni Moretti. Capito?
Questo fatto mi ha ricordato che, ai tempi di Senza Rete, il capostruttura Rai era Giovanni Salvi (vivaddio, gran conoscitore di spettacolo) che mi raccontò che ogni sabato mattina si guardava in bassa frequenza dal suo ufficio di viale Mazzzini le prove che facevamo a Napoli e che molti dirigenti andavano da lui a curiosare. Uno di questi (di cui non farò il nome neanche sotto tortura), che arrivava sempre con due o tre quotidiani di sinistra sotto il braccio e ascoltava solo musica sinfonica, dopo un quarto d’ora che assisteva alle nostre prove cominciò a ridere come un pazzo e disse queste testuali parole: “Giovà, mi vergogno molto a dirlo, ma Banfi mi fa pisciare sotto dalle risate!”
Giovanni Salvi tenne il segreto per un po’ di anni ma poi me lo confessò ridendo, felice di essere stato lui a scoprirmi televisivamente.
In conclusione, viva Giovanni Salvi e gli intellettuali pentiti e...ai blogghisti l’ardua sentenza!

Oggi è il mio anniversario di matrimonio

Oggi festeggio 45 anni di matrimonio (più 10 di fidanzamento) con la mia dolcissima Lucia, che se non ci fosse stata lei oggi non sarei quello che sono.
Ah, dimenticavo un dettaglio: le nostre nozze furono celebrate alle 7 di mattina, dopo la più classica delle "fuitine" (i suoi genitori non ne volevano sapere...), nella sagrestia della chiesa di S.Francesco a Canosa, alla presenza di un solo testimone e con il prete che mi disse: "Beh, Lino, sbrighiamoci che dopo ho un matrimonio..."