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April 2007

Ho sognato Totò

Come ho scritto nel mio libro Vi racconto una storia, nel mio studio ho una foto di Totò e ogni tanto, quando mi va lo sguardo…ci parlo.
L’altra notte l’ho pure sognato.
Ero seduto ad un tavolino nella galleria Colonna, oggi Alberto Sordi, dove un tempo si incontravano tutti gli artisti di grande e piccola ribalta (varietà, operetta, rivista, avanspettacolo ecc…).
Non c’era nessuno, né camerieri, né clienti. Solo un grande silenzio. Sul tavolo avevo la solita colazione a base di cappuccino, brioche e supplì; l’equivalente, dicevamo noi, di un litro di benzina che serviva a fare quei 7/8 Km a piedi per arrivare fino a sera e alla cena…se c’era.
Nel frattempo compilavo la schedina dell’Enalotto quando mi sento chiamare:
- Pasquale! -
Nessuno mi chiama Pasquale da anni e così mi giro per vedere chi fosse e vedo Totò.
- Principe, anche voi siete qua? -
- Ma quale principe…chiamami Antonio! Hai già consumato? -
- Sì, sto facendo la solita colazione, volete favorire? -
- No, grazie io non mangio mai. -
- Ah, la mattina vi tenete leggero… -
- La mattina, a mezzogiorno e la sera, sempre. Noi anime ci cibiamo solo di spirito e io modestamente in quanto a spirito… -
Poi vede la schedina che stavo compilando e mi dice:
- Ti aiuto io, così se vinci, ti ricordi di me! -
- Ma io mi ricordo sempre di voi, Principe; sin dalla prima volta che vi incontrai a casa vostra, ricordate? -
- Mi ricordo, mi ricordo. Fu quando ti dissi di cambiare il cognome. -
- Eh si! E io l’ho fatto e mi sono chiamato Banfi e mi ha portato fortuna. Ma…posso farvi una domanda? -
- Prego… -
- Quando si passa dall’altra parte, si rimane uguali? Cioè…il peso voglio dire… è sempre il mio solito problema che non riesco a dimagrire… insomma, voi e Aldo Fabrizi per esempio, siete uguali? -
- Ma caro Pasquale, l’anima non ha peso. Però l’immagine rimane la stessa. Così, quando galleggiamo tra le nuvole, io e Aldo, per seguire il tuo esempio, a vederci siamo uguali; però se dobbiamo correre, come facevamo in “Guardie e ladri”, lui, anche grosso com’è, mi raggiunge sempre! -
- E come passate il tempo? -
- Facciamo quello che sappiamo. Facciamo anche qualche film. Siamo così tanti lassù che c’è solo l’imbarazzo della scelta. Io, Fabrizi, Sordi, Manfredi, Gassman, i De Filippo e tutti gli altri. E poi, ci sono tanti registi: Mastrocinque, Mattòli, Steno, Pasolini, Fellini… Giriamo le scene, le montiamo, le smontiamo, le rifacciamo. Tanto tempo ce n’è in abbondanza. -
- E poi? Questi film? -
- E poi li rivediamo tutti insieme al Cinema Paradiso. C’è sempre il tutto esaurito. Qualche volta viene pure qualcuno dei capi. L’ultima volta è venuto pure San Gennaro! -
- Che bello! Allora quando toccherà anche a me potrò togliermi qualche sfizio; tipo fare un film con Fellini che una volta mi disse che gli sarebbe piaciuto lavorare con me. -
- Eccome! Anzi, per un nuovo progetto che abbiamo in mente abbiamo parlato di te perché c’è bisogno di qualcuno che parli pugliese. -
- Ah! Ma…avete bisogno proprio adesso? -
- No, non ti preoccupare, c’è tempo. Tra scrivere soggetto e sceneggiatura ci vorranno almeno 20, 25 anni… -
- Meno male! E adesso che state facendo? -
- Adesso sto lavorando con quel giovane napoletano, Massimo Troisi. E’ bravo! Insieme facciamo una bella coppia. Siamo a metà lavorazione, fra una decina d’anni finiamo. -
- Tutto questo tempo per un film? E quanto dura? –
- 26 ore e 50 minuti. Ma non è un film. E’ un cortometraggio.

Un ricordo e una canzone per Domenico Modugno

Furono Franchi e Ingrassia a presentarmi Domenico Modugno nei primi anni '60. Poi nel 66/67 mi chiamò per fare uno spettacolo in tournèe . A quei tempi si usava che i grossi nomi, Modugno era già importantissimo, comprassero degli spettacoli di varietà da inserire nel primo tempo dei loro spettacoli. Io, in coppia con Nino Terzo, facevo la prima parte per scaldare il pubblico e lui cantava nella seconda. Avevamo una compagnia che oggi si direbbe multietnica. C'erano degli acrobati buddisti e due ballerine di religione ebraica. Un giorno, un autista della compagnia si rivolse ad una della ballerine chiedendo: "Credi in Dio, Maometto o Ali Babà?"
Questa frase divenne un nostro tormentone e, da allora, ogni volta che ci incontravamo ripetevamo: "Credi in Dio, Maometto o Ali Babà?"
Anni fa andai qualche giorno ospite di Domenico Modugno nella sua casa di Lampedusa.
Lui era già stato colpito dall'ictus e camminava con grande difficoltà.
A piccoli passi, sorretto dalla moglie, percorreva un tratto di spiaggia fino al mare. Impiegavamo mezzora a fare quei pochi metri ma poi, quando finalmente si tuffava in mare, si trasformava e cominciava a nuotare come un delfino.
Io allora non sapevo nuotare (ho imparato in questi ultimi anni) e lui si offrì di insegnarmi ma io non ce la facevo a stargli dietro e il mare da quelle parti non è facile.
Per lui invece l'acqua era diventato il suo elemento. Nell'acqua ritrovava la sua leggerezza e la sua agilità e non si stancava mai di nuotare. Dopo pranzo chiedeva ogni 10 minuti alla moglie "Che ora è?". Come i bambini non vedeva l'ora che passasse il tempo necessario per poter rifare il bagno.
Nuotava per ore trascinando una boa da sub e la moglie lo seguiva con una piccola barca.
Un giorno mi disse: "In acqua affogo i fottutissimi ricordi della mia vita!".
Rimasi così colpito dalle sua parole che scrissi di getto il testo di una canzone. Quando tornai a Roma la feci musicare e gliela feci ascoltare. Gli piacque molto e mi ringraziò. Mi sarebbe piaciuto che fosse lui stesso a cantarla ma non fu possibile. Qualche tempo dopo morì, proprio nella sua casa di Lampedusa, vicino a quel mare che amava tanto.
Ciao Mimmo, ti ricordo sempre con affetto.

Buona Pasqua!!

La mia prima esperienza con le tettole di Edvige Fenech.

La prima volta che ebbi a che fare con Edvige in una scena sexy fu un po' traumatica.
Il film era Zucchero, miele e peperoncino. Il suo personaggio, Amalia, mi aveva scambiato per un gangster che si chiamava Pugliese di cognome. Il mio personaggio invece si chiamava Milanese di cognome ed era pugliese di nascita, Da qui l'equivoco. In quella scena Amalia si eccitava a farsi raccontare come avevo ammazzato questo e quello e io, per portarmela a letto, stavo al gioco. Mentre stavamo sul divano io dovevo operare con la mano sinistra sul suo seno ma ero impacciatissimo e la scena non riusciva bene. Il regista Sergio Martino voleva sempre rifarla e Edvige cercava di tranquillizzarmi. Mi diceva: "Non aver timore, Lino, toccami veramente.." Maronna benedetta!!...
So che molti di voi si stanno ingrifèndo all'idea e pensano "se ci fossi stato io...". Facile a dirsi, però, purtroppo per voi, là ci stavo io e continuavo ad essere impacciato. Insomma alla quinta volta che ripetevamo la scena un macchinista se ne usci con: "A' Lì', se volemo sbrigà...pare che stai a svità 'na lampadina."
Inutile dire che tutti scoppiarono a ridere mentre io mi volevo sotterrare....