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May 2007

Nonno Libero si riposa e Oronzo Canà si prepara.

La 5a serie di Un Medico in Famiglia si è chiusa con uno share del 30%!
Vi ringrazio per averla seguita con affetto e spero che, nonostante le perplessità iniziali di molti, alla fine abbiate apprezzato il nostro lavoro e vi siate affezionati anche ai nuovi personaggi.
Fra la fine di una serie e l'inizio di un'altra passano, generalmente, due anni e per il momento non c'è nulla di concreto. Per quello che mi riguarda, alla mia età non posso fare programmi a lunga scadenza, per cui l'unica cosa che posso dire è: chi vivrà, vedrà.
Nel frattempo, per la gioia di molti di voi, il progetto de "L'allenatore nel pallone 2" marcia a gonfie vele e il video qui sotto ne è la prova.
A questo punto, cari raghezzi, preparatevi a scendere in campo e a ripassare gli schemi: zona, bizona, 5-5-5 e diagonele incrocieta. Vi voglio tonici e incazzeti per la prima partita della Longobarda!

Io, Ciccio Ingrassia e Franco Franchi

Dal 1972 Franco e Ciccio avevano cominciato a lavorare separati perché, stanchi dei soliti copioni, avevano deciso di trovare nuove opportunità. Non è che avessero litigato o, meglio, litigare è sempre stato il loro modo di stare insieme. Erano diversi e Franco accusava Ciccio di essere troppo puntiglioso mentre per Ciccio era Franco ad essere troppo megalomane. Ma si sono sempre voluti bene e la loro separazione non fu mai definitiva.
Comunque, i miei rapporti con l’uno e l’altro erano ottimi e avevano molta stima e affetto per me.

In quel periodo si facevano le parodie e, nel ’74, Ciccio mi scelse per l’Esorciccio, film di cui era produttore e regista. Quel film era una follia che solo un tipo geniale come lui poteva farsi venire in mente. Non c’erano molti soldi e il film fu girato quasi tutto a Mentana, dove Ciccio aveva una villa che faceva da set, sartoria, camerini, mensa ecc.
Mi ricordo una scena in cui io ero alle prese con mio figlio che credevo indemoniato. Ciccio volle girarla personalmente con la macchina a mano. Dovevamo rincorrerci nel giardino della villa con il ragazzo che mi chiamava: “Papà, papà…” Alla fine dovevamo fingere di scontrarci ma in realtà ci demmo una gran capocciata. Ciccio cominciò a ridere tanto che finì per terra con tutta la macchina da presa, mentre io continuavo a imprecare per la gran botta.

Una volta venne a trovarmi sul set mio padre e Ciccio, che lo chiamava Don Riccardo, volle mostrargli la cantina dove teneva le botti con il vino nuovo. Chiacchierarono a lungo e mio padre gli diede dei consigli. Poi mentre uscivamo incrociammo una ragazza che entrava in cantina e vedemmo che mio padre la guardava in modo strano. Quando gli chiedemmo che avesse, lui domandò se per caso la ragazza aveva le mestruazioni. Ciccio non capiva ma mio padre insisteva per sapere. Con grande imbarazzo chiedemmo ad una assistente di informarsi e, con gran sollievo di mio padre, ci fu detto che non le aveva.
Mio padre, allora, spiegò: “Quando la femena ten u’ marchès, u’ vin non tu purt’ a chès”.
Cioè: quando la donna ha il ciclo il vino non lo porti a casa perché si rovina.

Poi, dopo qualche anno, lavorai con Franco Franchi.
Da tanti anni gli italo-americani reclamavano una tournè di Franco e Ciccio in America.
Finalmente nel ’79 tutto era pronto ma capitò che Ciccio stava male e non poteva partire. Io ero in vacanza a Canosa quando vidi arrivare Franco alla guida della sua Ferrari. Immaginate lo scalpore che fece in paese.
Franco mi chiese di partire con lui per sostituire Ciccio. Io avevo già fatto qualche film da protagonista ma una tournè in America mi sembrava un fatto troppo importante: Franchi e Ingrassia erano due mostri sacri; io, invece, non ero ancora molto conosciuto. Poi addirittura sostituire Ciccio… Franco mi rassicurò: “Non ti preoccupare. Ti faccio conoscere io. Ti presento in tutte le televisioni degli italiani.”
Io davo per scontato che Ciccio lo sapesse. Insomma mi convinse e partimmo subito. Dovevamo fare delle serate al Madison Square Garden di New York. Sulla facciata del teatro avevano messo il mio nome accanto al suo con i caratteri luminosi che saranno stati alti 1 metro e mezzo: Franco Franchi e Lino Banfi in Italian Show.
Noi stavamo in albergo proprio lì davanti e io ero talmente eccitato che mi svegliavo apposta la notte per affacciarmi alla finestra a guardarlo.
I primi tre giorni ci portarono in giro per New York, il New Jersey e Boston, ospiti nei canali televisivi italiani. Io parlavo nel mio pugliese banfiota e, sin da subito, camminando per la strada, qualcuno mi riconosceva e faceva la mia imitazione.
Insomma ero al settimo cielo, mi sembrava di realizzare un sogno: american dream…
Andammo anche a qualche festeggiamento di quelli che non ti puoi rifiutare e Franco mi faceva da cicerone tenendomi per un braccio e presentandomi ai vari personaggi della comunità italo-americana. A seconda dell’importanza del personaggio Franco mi stringeva più o meno forte e la sera quando rientravamo in albergo avevo sempre qualche livido sul braccio.
Lo spettacolo fu un trionfo. Io facevo il primo tempo, Franco il secondo e poi un quarto d’ora insieme di comicità travolgente. Al termine venivano a salutarci in camerino frotte di connazionali, i siciliani da Franco e i pugliesi da me.

Nel frattempo, a Roma, Ciccio l’aveva presa a male. Telefonava a mia moglie dicendo che avevo fatto male ad andare, che avrei dovuto rifiutare. Insomma si era incazzeto.
Quando tornammo io e Franco andammo da Corrado a Domenica In e facevamo la scena che avevamo le tasche piene di dollari per il successo che avevamo avuto in America.
Io però volli chiamare Ciccio per scusarmi e spiegargli che l’occasione era stata troppo grande per me e, sapendo che lui stava male e che le date erano ormai fissate, pensavo che non avesse nulla in contrario. Insomma riuscii a farmi perdonare e i nostri rapporti non ne risentirono.

Fino all’ultimo rimasi amico di tutti e due.
Quando morì Franco erano i giorni dopo la morte di Falcone e Borsellino e a Palermo era come stare a Beirut per cui al funerale non venne nessun attore. Solo io e Ciccio seguivamo il feretro attorniati da una gran folla: il suo popolo che tanto l’aveva amato.
Ciccio era straziato dal dolore e costrinse me a parlare in chiesa perché lui non se la sentiva.
Poi, qualche anno fa, morì Ciccio e siccome non aveva un posto al Verano, il cimitero di Roma, io offrii alla moglie di ospitarlo nella mia tomba di famiglia ma il sindaco Veltroni, dimostrando grande sensibilità, riuscì ad assegnargli il posto dove ora riposa.
A questo punto allo stesso Veltroni torno a chiedere: a quando una strada intitolata a Franchi e Ingrassia?

Ultime notizie su “L’allenatore nel pallone 2”

Anche se non sono stato proprio assiduo nello scrivere sul blog leggo sempre con piacere i vostri commenti e voglio ribadire che tutto quello che leggete lo scrivo io a penna, con cui sono velocissimo, al contrario che con il computer, e poi lo consegno ai miei collaboratori di Showfarm che lo pubblicano senza cambiare neanche una virgola, anche perché se lo facessero gli spezzerei le rotule...
Questo per rispondere a quei disgrazieti che vanno a vedere l’ora di pubblicazione e si domandano come faccio a stare qui e là, contemporaneamente sul blog, in Tv e allo stadio.

Quando non mi sentite, invece, è perché sto lavorando per voi. Stiamo mettendo a punto la sceneggiatura dell’Allenatore nel pallone 2 o Il ritorno di Oronzo Canà.
In realtà ancora non abbiamo deciso il titolo. Anzi, perché non mi date una mano voi?
Nel frattempo vi do qualche notiziola sull’avanzamento del film.
Si avvicina il momento in cui Nonno Libero dovrà cedere il passo ad Oronzo Canà e il primo atto di questo “cambio della guardia” sarà il…taglio dei baffi!
Dopo tredici anni che li porto mi farà strano vedermi senza. Sicuramente verrà fuori il mio bel visino affusoleto e il collo alla Modiglieni. Comunque farò in modo di documentare l’evento con un piccolo video per chi, tra voi blogghisti, sia interessato, così che possiate dire: anche io c’ero!

Qualcuno di voi sa che sono apparso sulle tribune dello stadio di Torino, in occasione di Juve-Genoa. Tengo a precisare che quello non ero io bensì proprio Oronzo Canà che, dopo aver elargito un pronostico azzeccato sul risultato della partita, perorava la causa del film con il presidente Cobolli Gigli e tutta la truppa bianconera. In quella occasione molti giocatori, a cominciare da Del Piero, si sono detti disponibili. Lo stesso dicasi per altre squadre e allenatori e perfino il Presidente Matarrese è disposto a recitare in pugliese stretto.
Ma c’è un personaggio a cui tengo molto. È Carletto Mazzone che, sia per la fisionomia che per il carattere e lo spirito, rappresenta una specie di alter-ego di Oronzo Canà.

Mazzone per me è un po’ il simbolo del calcio pulito, fatto di dedizione e sacrificio, votato a imprese sportive impossibili, recuperi e salvezze di squadre non sempre blasonate, incazzoso ma buono, amato e popolare.
Insomma io volevo che Mazzone nel film fosse una specie di consigliere di Canà.
Quando il produttore lo ha contattato, Carletto, che è un tipo un po’ schivo, aveva esitato, così l’ho chiamato direttamente io per convincerlo.
“Carlo, sono Lino Banfi…”
“Eccola là! Mo’ lo so che me fai commuove’ e te devo di’ per forza de sì…”
“Ma tu ci devi essere Carle’, sei un simbolo. Per te c’è una partecipazione speciale. Insieme saremo strepitosi.”
Insomma, dopo qualche insistenza anche lui ha detto sì e sarà della partita (notare il doppio senso).
Vi lascio con un ultima chicca. È una canzone dedicata a Oronzo Canà fatta da Amedeo Minghi e me. È una versione un po’ scherzosa che spero vi diverta.
Ciao raghezzi.

La mia opinione su Un Medico in Famiglia

Giunti ormai all’ottava puntata credo che sia il caso di affrontare qualche questione che riguarda la nuova serie di Medico in Famiglia.
Tra i moltissimi commenti che avete lasciato molti lamentano l’assenza di alcuni personaggi delle serie precedenti. Su questo vorrei fare chiarezza: la presenza o meno di certi personaggi non riguarda le scelte di sceneggiatura quanto altri aspetti produttivi legati fondamentalmente all’indisponibilità degli attori a proseguire la serie. Successe con Giulio Scarpati e Claudia Pandolfi dopo le prime due serie ed è successo con Pietro Sermonti dopo l’ultima serie. Questo per dire che nessuno decide di far fuori certi personaggi a cui il pubblico si affeziona ma piuttosto riguarda le scelte artistiche degli attori che li interpretano.
Altri criticano le trame ma, in questo caso, la responsabilità non è certo di noi attori. Quando gli sceneggiatori concepiscono la struttura di una nuova serie, si confrontano con la Produzione e, soprattutto, con la RAI. In quella fase viene elaborata la cosiddetta “bibbia” che è un testo di riferimento in cui sono contenute tutte le vicende e gli incroci tra i vari personaggi e sulla base di questa vengono scritte le sceneggiature. L’intervento che noi attori possiamo fare, una volta sul set, è solo sulle battute. Io, per esempio, a volte cambio alcune battute per “indossarle” come si fa con un vestito. Questo lavoro, nel Medico come in altri film, l’ho sempre fatto e spesso, per mia fortuna, sono nate delle battute memorabili. Certamente, però, non posso intervenire nel merito della vicenda. Anche a me, per esempio, mancano quelle scene gioiose della famiglia Martini a tavola, quando tutti si incontravano e condividevano le loro vicende e i loro problemi. È anche vero, però, che l’evoluzione naturale delle vite dei vari personaggi rappresenta bene una realtà che è comune a molte famiglie. Figli e nipoti crescono e la loro vita prende strade diverse. Quando Annuccia e Ciccio erano piccoli, Maria andava a scuola e Cettina non era sposata con Torello, le vicende ruotavano tutte attorno a casa Martini. Adesso figli e nipoti sono grandi, Cettina vive in un’altra casa, le vite di ognuno si sono proiettate all’esterno e, come succede nelle migliori famiglie, la casa è un po’ più vuota. Ma, in fondo, così è la vita.
Resta il fatto che nel corso degli anni, e delle varie serie, i cambiamenti sono necessari per non essere ripetitivi e l’arrivo di nuovi personaggi è sempre funzionale al racconto di nuove vicende. Così quest’ anno abbiamo l’arrivo della famiglia indiana, Nonno Libero sindaco, la crisi di Maria, l’apertura del nuovo poliambulatorio e via dicendo.
Poi è chiaro che qualcuno resta insoddisfatto; a qualcuno la nuova serie piace di più e a qualcun altro meno. David Sebasti, per esempio, che è un bravo attore e un bel ragazzo, sconta suo malgrado la sostituzione di Pietro Sermonti, che a sua volta aveva sostituito Giulio Scarpati.
Quello che resta, comunque, a prescindere da elogi e critiche, è il vostro affetto per me e la vostra fedeltà alla serie di Medico che comunque ogni settimana continua ad avere il suo pubblico numeroso e di questo vi ringrazio.
Vorrei infine ringraziare anche tutti quelli che hanno scritto i loro commenti su questo blog. In particolare i tanti bambini e i giovani che dichiarano di “essere cresciuti” con il Medico in Famiglia. Mi viene in mente quando una volta incontrai in un aeroporto un gruppo di fantini sardi che mi fecero un sacco di feste dicendomi, appunto: “Noi siamo cresciuti con i tuoi film!”. Guardandoli pensai tra me e me, divertito: “Beh, non è che siete cresciuti tanto…”
Ciao, raghezzi.