Dal nuovo mondo. A Buenos Aires per girare una nuova fiction di Luca Manfredi
Hola raghèzzos,
Finalmente dopo tanto tempo torno a scrivere sul mio blog e nientemeno che dall’Argentina! Eh, sì! Meraviglie della tecnologia, adesso ho il mio portatile con cui mi posso collegare alla rete e ritornare alla mia avventura internettiana. Faccio tutto da solo e alla mia età, vi confesso, sono soddisfazioni. Ma cominciamo dall’inizio. Ormai da qualche settimana sono qui a Buenos Aires per girare una nuova fiction in due puntate dal titolo (provvisorio) “Scusate il disturbo” per la regia di Luca Manfredi. È la storia di un italiano immigrato in Argentina che, a causa di incomprensioni con il figlio (Blas Roca Rey), decide di ritirarsi in una casa di riposo in compagnia del suo migliore amico (Lino Toffolo), dove ne combinerà di tutti i colori. Insomma, una commedia agrodolce sulla condizione degli anziani che andrà in onda il prossimo autunno su Rai Uno.
Dovendo rimanere qui fino alla fine di giugno mi sono dovuto organizzare con gli usi e costumi di questo paese e soprattutto con la lingua. Non che debba recitare in spagnolo, ma qualche parola per comunicare l’ho dovuta imparare e così mi sono reso conto che lo spagnolo è una lingua un po’ “loca” (pazza). Per esempio qui per dire lungo dicono largo, per dire olio dicono aceite, la gamba non è la gamba ma il gambero, sull’autobus dove c’è scritto salida non bisogna salire ma scendere, se siete afamado non vuol dire che avete fame ma che siete famoso e se per colazione chiedete pane e burro il cameriere vi guarda strèno perchè capisce che volete pane e asino.
Ma la cosa più bella mi è successa con l’uomo dell’albergo che mi ha mostrato la camera.
Non so se avete mai visto le chiavi d’albergo fatte a carta di credito, che poi si infilano in una fessura tipo bancomat che funziona come un interruttore generale della luce: dentro si accende, fuori si spegne. Quando me l’ha spiegato ha inserito e sfilato la carta dicendo:”Asì se apaga la luz!”.
Sono rimasto interdetto: “Ma come...? Bisogna pagare la luce?”. Così ho scoperto che apagar vuol dire spegnere.
Piano piano mi abituerò.
Ciao raghèzzos.
P.s.:
Mi sto organizzando per registrare qualcosa con la webcam, così vi racconto in video qualcosa di qui.




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