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Categoria: Notizie

Sorprese in casa Martini.

Questo post lo dedico a tutti i miei amici della rete che mi seguono da sempre e si sono affezionati ai miei personaggi. Vi ricordate che, quando si vociferava la “morte” di Nonno Libero, mi avete bombardato di mail e commenti? Ebbene, ecco finalmente la risposta che stavate aspettando!
Lo so che molti di voi sono cresciuti con il “Medico” e hanno visto in Nonno Libero il nonno d'Italia, quello che tutti avrebbero voluto avere…
Ma, come per tutte le belle cose, anche questa ha una fine.
Infatti, dopo sei serie e dodici anni ho deciso di lasciare la fiction sia per motivi di tempo sia perché “non ho più l’età” (come cantava la Cinquetti). Non mi sento vecchio ma credo che dopo tanti anni sia giusto concedersi un po’ più di tempo per sè stessi e per la famiglia. Durante questi mesi ho condiviso il set anche con Rosanna che, grazie alla sua caparbietà e forza d’animo, ha continuato a impersonare Tea, nonostante si stesse sottoponendo a visite e chemioterapie.
Da buon padre che si rispetti lascio il testimone al mio “figlio adottivo” Giulio Scarpati che nella prossima serie diventerà nonno… sì, avete capito bene, la piccola Maria è cresciuta, è diventata una donna e darà una nipotina al dottor Lele.
La mia uscita da Medico in famiglia, però, non significa certo che non mi vedrete più sulle scene. Intanto sto per diventare un attore internazionèle con la prossima uscita in Germania del film “Maria, ihm schmecht's nicht!” a cui stiamo lavorando per la versione italiana.
A seguito di questo mi aspetto che un giorno o l'altro mi chiami Spielberg o anche Ron Howard, magari per farmi fare il Papa o un cardinèle in uno dei suoi film sul Vaticano ma, comunque, nell'attesa, la mia chèpa, porca puttèna, ribolle di nuove idee!
Volete un anticipazione? Sto mettendo in cantiere un film per il cinema sullo stile dei miei vecchi successi. Non un remake o un sequel, come si dice, tipo Allenatore nel pallone 2, ma un personaggio tutto nuovo che, però, trae ispirazione da alcuni vecchi personaggi dei miei film di successo: un po' di Lo Gatto più un pizzico di Auricchio (Fracchia la belva umana) più un sapore di Pasquale Zagaria, quello che amava la mamma e la polizia...
Insomma, un commissèrio alle prese con la società dei giorni nostri....
Intanto cominciate a mettervi comodi per seguire la nuova serie di Medico e poi... chi vivrà vedrà!
Ciao raghèzzi!

Un grazie di cuore a tutti.

Cari raghezzi,
dopo due anni che ho aperto questo blog e dopo tutti i commenti arrivati ai miei post, non posso fare altro che ringraziarvi tutti per i complimenti che mi fate e per le belle parole che spendete a mio riguardo.
Vorrei, questa volta, rispondere personalmente a qualcuno. Gli altri, per favore, non si inchèzzino, ma non posso materialmente farlo con tutti, anche se mi piacerebbe farlo per non deludere nessuno di quelli che si prendono la briga di scrivermi
Parto dalla domanda di *Kokka*: no, non mi sono dimenticato di voi, è solo che in questo periodo ho avuto molto da fare: dall'Argentina alla Germania e adesso sul set di Medico senza soluzione di continuità... insomma, porcaputtèna, non sono più un ragazzino!
Comunque, vengo a voi: ringrazio Raffalele che, sul suo blog, ha citato Showfarm e mi ha dedicheto un post personalizzato.
Ad *Anfitriona* consiglio di studiare il Tedesco... come ho fatto io!
Infine esorto *Olga Barbuto e Damiano Ungaro* a proseguire nella loro battaglia contro qualsiasi forma di bullismo e violenza contro i bambini (questi signori hanno fondato un'associazione contro gli abusi minorili che potete trovare su http://www.ilgridodegliangeli.org/)
A tutti coloro che mi chiedono del Medico in Famiglia rispondo che nella nuova serie ci saranno molte sorprese ma non posso dire di più, se no quelli della produzione mi... spezzano la noce del capocollo. Vi basti sapere che ci saremo proprio tutti.
Per il resto spero torniate a trovarmi.
Ciao raghezzi.

Un Medico in Famiglia 6: Nonno Libero muore?

Sto popolo della rete è veramente incredibile. Ma dico io…possibile che le notizie fuggano via come le fughe di gas, nei giorni in cui ci sono le fughe di gas? Basta uno spiffero, un alito sotto il soffietto della porta e…via: tutta la rete si mette a pescare le stesse notizie. Blog, web, tricche e tracche lo danno per spacciato. Ma come “a chi?”…”A Nonno Libero”, protagonista della serie che voi, e solo voi avete reso tra le più amate degli ultimi dieci anni. E allora la domanda che mi fa chiunque mi incontri per strada, al parcheggio del supermerchéto, insomma ovunque è: “Ma Nonno Libero morirà davvero?”. E qui casca l’asino. La rete fa riferimento ad una mia intervista dove dico: «Vorrei che Nonno Libero morisse»…ma questo che vuol dire? E poi…l’ho detta con convinzione questa frase? E ancora…L’ho detta davvero o no?
Raghézzi qui mi dovete venire in soccorso voi: secondo voi cosa succederà? Nonno Libero farà una finaccia? E voi come la vedete?
A presto, Nonno Libero (per il momento vivo e vegeto)


Dal nuovo mondo. A Buenos Aires per girare una nuova fiction di Luca Manfredi

Hola raghèzzos,
Finalmente dopo tanto tempo torno a scrivere sul mio blog e nientemeno che dall’Argentina! Eh, sì! Meraviglie della tecnologia, adesso ho il mio portatile con cui mi posso collegare alla rete e ritornare alla mia avventura internettiana. Faccio tutto da solo e alla mia età, vi confesso, sono soddisfazioni. Ma cominciamo dall’inizio. Ormai da qualche settimana sono qui a Buenos Aires per girare una nuova fiction in due puntate dal titolo (provvisorio) “Scusate il disturbo” per la regia di Luca Manfredi. È la storia di un italiano immigrato in Argentina che, a causa di incomprensioni con il figlio (Blas Roca Rey), decide di ritirarsi in una casa di riposo in compagnia del suo migliore amico (Lino Toffolo), dove ne combinerà di tutti i colori. Insomma, una commedia agrodolce sulla condizione degli anziani che andrà in onda il prossimo autunno su Rai Uno.
Dovendo rimanere qui fino alla fine di giugno mi sono dovuto organizzare con gli usi e costumi di questo paese e soprattutto con la lingua. Non che debba recitare in spagnolo, ma qualche parola per comunicare l’ho dovuta imparare e così mi sono reso conto che lo spagnolo è una lingua un po’ “loca” (pazza). Per esempio qui per dire lungo dicono largo, per dire olio dicono aceite, la gamba non è la gamba ma il gambero, sull’autobus dove c’è scritto salida non bisogna salire ma scendere, se siete afamado non vuol dire che avete fame ma che siete famoso e se per colazione chiedete pane e burro il cameriere vi guarda strèno perchè capisce che volete pane e asino.
Ma la cosa più bella mi è successa con l’uomo dell’albergo che mi ha mostrato la camera.
Non so se avete mai visto le chiavi d’albergo fatte a carta di credito, che poi si infilano in una fessura tipo bancomat che funziona come un interruttore generale della luce: dentro si accende, fuori si spegne. Quando me l’ha spiegato ha inserito e sfilato la carta dicendo:”Asì se apaga la luz!”.
Sono rimasto interdetto: “Ma come...? Bisogna pagare la luce?”. Così ho scoperto che apagar vuol dire spegnere.
Piano piano mi abituerò.
Ciao raghèzzos.

P.s.:
Mi sto organizzando per registrare qualcosa con la webcam, così vi racconto in video qualcosa di qui.

LA MORTE DEL GIOVANE GABRIELE SANDRI E I DIRITTI DEI TIFOSI.

Quello che è accaduto domenica scorsa ci deve proprio far riflettere tutti quanti. Facciamo un bel passo indietro e cominciamo a dare uno sguardo distaccato al mondo del calcio, come se fossimo dei Marziani che studiano i comportamenti sociali dell’umanità e in particolare in Italia. Il calcio nasce come uno sport e diventa ben presto uno spettacolo. Il successo è immediato e grazie alla straordinaria partecipazione del pubblico, diventa lo sport più popolare di tutti. In pochi decenni i calciatori e gli allenatori diventano dei personaggi celebri, mitizzati e infine ricchi, ricchissimi. Oggi dietro al “pallone” c’è un business di miliardi di euro, con tutte le conseguenze positive, ma anche i rischi che questo comporta. Siamo campioni del mondo e campioni d’Europa per squadre di club. L’ultimo “pallone d’oro” è un calciatore italiano. E anche “la scarpa d’oro”. Cosa vogliamo di più? Il fatto è che siamo anche reduci da “Calciopoli” e che la violenza negli stadi continua imperterrita, nonostante i tanti provvedimenti restrittivi presi dal Governo, dal Ministero degli Interni e dalle varie prefetture sparse sul territorio. Quello che noto è che c’è un astio diffuso, trasversale e sotterraneo, verso le forze dell’ordine; un astio ottuso e acritico, comunque e a prescindere. I fatti ultimi di Bergamo, di Taranto, ma soprattutto di Roma lo stanno a dimostrare. E’ sempre più facile leggere scritte sui muri e semplici sigle che fomentano questo atteggiamento.
Tipo ACAB che ho scoperto vuol dire: All Cops Are Bastards che non è pugliese, come pensavo, ma un insulto bello e buono in inglese. Sembra che ci siano persone che hanno in odio le forze dell’ordine per partito preso. Persone per le quali ogni pretesto è buono per scatenare le violenze. Mi viene in mente una comparsa che, tempo fa, in un mio film, doveva indossare la divisa da poliziotto. Ebbene quel tipo si rifiutò e perse la giornata di lavoro dicendo: “Piuttosto che vestirmi da sbirro, muoio di fame!” Ma anche se questo è un fenomeno che trascende il calcio, nelle manifestazioni calcistiche trova la sua massima espressione o perlomeno quella più frequente. E allora bisogna innanzi tutto saper distinguere i tifosi dai teppisti, saper evitare ogni circostanza che in qualche modo li possa accomunare e confondere. Questo perché dobbiamo sperare che pian piano siano gli stessi tifosi (come successo per esempio a Torino) a tenersi lontani e a rigettare le manifestazioni di violenza e di intolleranza. Questo però non potrà accadere se le Istituzioni non daranno prova di senso di responsabilità e saggezza e di saper gestire le situazioni difficili che esistono in ogni società. La mia impressione è che ultimamente si sia tentato di scimmiottare sistemi utilizzati all’estero, senza calarsi nella realtà del nostro paese e senza prendere in considerazione istanze e circostanze reali. La tragica morte di Gabriele Sandri ha mostrato quanto a volte siano inadeguati e intempestivi gli interventi delle Istituzioni, appunto. Alla luce dei fatti mi sarei aspettato fin dal primo pomeriggio, se non prima, un comunicato ufficiale che esprimesse il dolore per la tragica morte di un ragazzo di 28 anni, dovuta all’errore di un poliziotto e che promettesse giustizia e che in nessun modo collegasse l’accaduto con il calcio o le tifoserie. Invece si sono diffuse notizie su scontri tra tifosi e tentativi di copertura che non hanno fatto altro che fomentare l’odio verso le forze dell’ordine. Insomma un comportamento irresponsabile che ha servito su un piatto d’argento il pretesto per ulteriori violenze irresponsabili, incivili, ingiustificabili. Ma non bisogna dimenticarsi, nessuno deve dimenticarsi, né il Governo, né i giornalisti, né i calciatori, né gli sponsor, che il calcio è un fenomeno sociale ed economico di alto valore e che questo lo si deve anche ai tifosi. I veri tifosi, quelli che amano veramente il calcio e che ogni domenica vorrebbero semplicemente godersi la partita. Senza di loro non ci sarebbe nulla di tutto questo e, perciò, vanno tenuti in considerazione i loro diritti.
Come Oronzo Canà, già prima che cominciasse il campionato, mi sono offerto alla Federazione Calcio per portare avanti una campagna per un calcio pulito e liberato dalla violenza e per riportare le famiglie allo stadio. Ma non ho avuto risposte e allora ho preso l’iniziativa per conto mio, realizzando questo sito, i commenti sul telefonino e anche una canzone rap sull’argomento. Vado avanti per la mia strada e spero che qualcuno di voi mi segua lungo questo percorso tortuoso e impervio, che potrebbe portare però qualche risultato tangibile.
Allego a questo lungo post il video per i portali Wap di Wind e Tim, realizzato a caldo, quando le notizie sul tragico avvenimento all’autogrill vicino ad Arezzo, erano ancora incerte e contraddittorie.
Ciao raghèzzi.

Il Padre delle Spose al cinema!

Nonostante il caldo che sicuramente ci sarà quel giorno e a quell’ora, vi invito tutti (soprattutto quelli che non l’hanno visto su Rai1) a vedere il film “Il padre delle spose”, in concorso al “Roma Fiction Fest”.
Il film ha scatenato tante polemiche politico-ecclesiastiche, ma ha avuto anche tanto successo e belle critiche.
Adesso vi dico quando, dove e a che ora si fa… ma con CHELMA!!
Dunque, alla Multisala Adriano di Roma, il giorno 5 luglio alle 16,30.
L’ingresso è Libero…come Nonno.
Ci saremo anche noi protagonisti così avremo occasione di conoscerci e salutarci.
Intervenite numerosi così, magari, la Giuria del “Roma Fiction Fest” terrà conto anche dell’affluenza di pubblico.
Chi, invece, non è di Roma o non può venire può sempre noleggiare o comprare il DVD distribuito dalla Columbia.
Ci vediamo…ciao Raghezzi!

P.S.: Adesso raggiungo gli altri sceneggiatori per finire di scrivere l’Allenatore 2.
A questo proposito, per la gioia di tutti i canomani (che non sono gli appassionati di cani ma quelli di Oronzo Canà), vi posso dare in anteprima la notizia che nel nuovo film ci saranno molti dei personaggi della volta scorsa: Gigi e Andrea, Aristoteles, Crisantemi, il Presidente, mia moglie Mara, mia figlia, ecc.ecc.

Nonno Libero si riposa e Oronzo Canà si prepara.

La 5a serie di Un Medico in Famiglia si è chiusa con uno share del 30%!
Vi ringrazio per averla seguita con affetto e spero che, nonostante le perplessità iniziali di molti, alla fine abbiate apprezzato il nostro lavoro e vi siate affezionati anche ai nuovi personaggi.
Fra la fine di una serie e l'inizio di un'altra passano, generalmente, due anni e per il momento non c'è nulla di concreto. Per quello che mi riguarda, alla mia età non posso fare programmi a lunga scadenza, per cui l'unica cosa che posso dire è: chi vivrà, vedrà.
Nel frattempo, per la gioia di molti di voi, il progetto de "L'allenatore nel pallone 2" marcia a gonfie vele e il video qui sotto ne è la prova.
A questo punto, cari raghezzi, preparatevi a scendere in campo e a ripassare gli schemi: zona, bizona, 5-5-5 e diagonele incrocieta. Vi voglio tonici e incazzeti per la prima partita della Longobarda!

Ultime notizie su “L’allenatore nel pallone 2”

Anche se non sono stato proprio assiduo nello scrivere sul blog leggo sempre con piacere i vostri commenti e voglio ribadire che tutto quello che leggete lo scrivo io a penna, con cui sono velocissimo, al contrario che con il computer, e poi lo consegno ai miei collaboratori di Showfarm che lo pubblicano senza cambiare neanche una virgola, anche perché se lo facessero gli spezzerei le rotule...
Questo per rispondere a quei disgrazieti che vanno a vedere l’ora di pubblicazione e si domandano come faccio a stare qui e là, contemporaneamente sul blog, in Tv e allo stadio.

Quando non mi sentite, invece, è perché sto lavorando per voi. Stiamo mettendo a punto la sceneggiatura dell’Allenatore nel pallone 2 o Il ritorno di Oronzo Canà.
In realtà ancora non abbiamo deciso il titolo. Anzi, perché non mi date una mano voi?
Nel frattempo vi do qualche notiziola sull’avanzamento del film.
Si avvicina il momento in cui Nonno Libero dovrà cedere il passo ad Oronzo Canà e il primo atto di questo “cambio della guardia” sarà il…taglio dei baffi!
Dopo tredici anni che li porto mi farà strano vedermi senza. Sicuramente verrà fuori il mio bel visino affusoleto e il collo alla Modiglieni. Comunque farò in modo di documentare l’evento con un piccolo video per chi, tra voi blogghisti, sia interessato, così che possiate dire: anche io c’ero!

Qualcuno di voi sa che sono apparso sulle tribune dello stadio di Torino, in occasione di Juve-Genoa. Tengo a precisare che quello non ero io bensì proprio Oronzo Canà che, dopo aver elargito un pronostico azzeccato sul risultato della partita, perorava la causa del film con il presidente Cobolli Gigli e tutta la truppa bianconera. In quella occasione molti giocatori, a cominciare da Del Piero, si sono detti disponibili. Lo stesso dicasi per altre squadre e allenatori e perfino il Presidente Matarrese è disposto a recitare in pugliese stretto.
Ma c’è un personaggio a cui tengo molto. È Carletto Mazzone che, sia per la fisionomia che per il carattere e lo spirito, rappresenta una specie di alter-ego di Oronzo Canà.

Mazzone per me è un po’ il simbolo del calcio pulito, fatto di dedizione e sacrificio, votato a imprese sportive impossibili, recuperi e salvezze di squadre non sempre blasonate, incazzoso ma buono, amato e popolare.
Insomma io volevo che Mazzone nel film fosse una specie di consigliere di Canà.
Quando il produttore lo ha contattato, Carletto, che è un tipo un po’ schivo, aveva esitato, così l’ho chiamato direttamente io per convincerlo.
“Carlo, sono Lino Banfi…”
“Eccola là! Mo’ lo so che me fai commuove’ e te devo di’ per forza de sì…”
“Ma tu ci devi essere Carle’, sei un simbolo. Per te c’è una partecipazione speciale. Insieme saremo strepitosi.”
Insomma, dopo qualche insistenza anche lui ha detto sì e sarà della partita (notare il doppio senso).
Vi lascio con un ultima chicca. È una canzone dedicata a Oronzo Canà fatta da Amedeo Minghi e me. È una versione un po’ scherzosa che spero vi diverta.
Ciao raghezzi.

Striscia di Stefano Disegni sul Corriere Magazine

Ringrazio il disegnatore Stefano Disegni, nel nome il destino, che ha realizzato per Corriere Magazine, in edicola oggi, questa divertentissima striscia a commento di tutte la mie ultime vicende.  

Clicca l'immagine per ingrandire.

La città che vorrei - parte prima

Qualche giorno fa sono andato al Quirinale insieme agli altri ambasciatori di buona volontà per i 60 anni dell' Unicef. Ho conosciuto il raghèzzo Napolitano e l'ho trovato molto simpatico. Mi ha detto: "Caro Banfi, io le darei un'altra onoreficenza ma lei è già Cavaliere di Gran Croce. A questo punto, le manca solo quella di Presidente della Repubblica..."

Lasci stare, Presidente, quello è un onore che non mi compete. Piuttosto, da buon napoletano, istituisca il Grande Ordine del Friarello e dello Spollichino, che poi sono le cime di rapa e un tipo di fagioli freschi. Lui ha suggerito di metterci anche due zucchine alla scapece, che sono la sua passione. Alla fine abbiamo deciso che il distintivo dell'Ordine invece di una Gran Croce sarà...un Grande Babà!

A parte gli scherzi, la ricorrenza dei 60 anni dell'Unicef mi dà l'occasione di proporvi un video che ho realizzato qualche anno fa e, per un motivo o per l'altro, è sempre rimasto nel cassetto. Ve lo propongo in tre parti perchè è troppo lungo. Il titolo è "La città che vorrei", l'abbiamo girato a Palermo e la regia è dell'ottimo raghèzzo Renzo Martinelli, regista di molti film importanti come Porzus, Vajont e, l'ultimo, Il Mercante di Pietre.

Piccole osservazioni romane

Ma che tipo di diktat è questo elzeviro dell'Osservatore Romano? Perché tutto il mondo mediatico si preoccupa e quasi si impaurisce? Perché le critiche su quotidiani prestigiosi fatte da giornalisti un po’ più informati del nostro nobile intellettuale con due cognomi possono essere sempre discutibili e questo intervento del giornale vaticano suona come una condanna? È possibile che a 70 anni suonati io debba per forza recitare un mea culpa? Per cosa? Ubi est mea culpa? Solo perché ho fatto (come attore “ex comico” di prodotti di serie Z, che rifarei volentieri) la fiction “Il Padre delle Spose”, ideata da me e non dalla RAI?

Perché nessuno spiega al pubblico “meno provveduto”, come scrive sempre il nostro con due cognomi, che la suddetta fiction ha avuto delle pressioni così forti, non sappiamo da parte di chi o lo sappiamo ed evitiamo di dirlo, per le quali ha rischiato di non andare più in onda e rimanere per sempre confinata nei magazzini? E meno male che alcune persone con le persiane del cervello un po’ più aperte hanno difeso me e il prodotto, che è andato in onda lo stesso con un grandissimo successo di ascolto.
Ho toccato il tema dell’amore di un padre verso una figlia che supera tutte le barriere, anche quella dei gusti sessuali. Il tema della comprensione, dell’altruismo, della compassione e del perdono. In un certo senso il tema del figliol prodigo. Non sono anche questi temi che riguardano la famiglia? O abbiamo capito male, fin da ragazzini, tutto ciò che ci veniva insegnato in famiglia e in chiesa? Come si fa a definire il pubblico che segue da 10 anni questa nostra fortunata serie de “Un medico in famiglia” un pubblico sprovveduto, quando invece abbiamo avuto riscontri di un pubblico di tutte le età con prevalenza di medio-alta cultura?

Mi ricordo tante copertine e articoli di Famiglia Cristiana che mi qualificavano come attore a tutto tondo. Forse si riferivano alla mia fisionomia rotonda? E gli articoli elogiativi che in passato ha fatto lo stesso Osservatore Romano? Ah, forse quelli erano scritti da giornalisti con un solo cognome. Spero che mi venga perdonata almeno la mia ironia…

Mi ricordo, due anni fa o giù di lì, la sera del concerto del 1° Giugno al Quirinale, a cui ogni anno vengo invitato. Stavamo lì nei giardini ad aspettare il Presidente Ciampi e la signora Franca per salutarli quando l’allora Presidente della Camera P.F.Casini mi salutò affettuosamente e, ad alta voce, disse: “Nonno Libero è un genio! Ha rimesso insieme la famiglia…”. Non mi definì un ex comico ma un attore capace di far ridere e commuovere.
Oggi, però, io, che affermo sempre che sono di simpatie per il centrodestra, continuo a ricevere calci in bocca proprio da loro. Nessuno che riconosca: Banfi è un attore che fa semplicemente il suo lavoro di attore.
Addirittura l’amico Pasquale Squitieri, che nei suoi film ha spesso trattato di “Famiglie”, anche se di genere mafioso o camorristico, essendo uomo di cinema, a maggior ragione, invece di sparare a zero sulle fiction Rai, doveva dire che cinema e fiction sono un ottimo strumento per affrontare temi attuali anche se scottanti.
Poi si fanno distinzioni tra laici e cattolici sulle quali io non sono affatto d’accordo: un cattolico, non impegnato nel sacerdozio, non è un laico? Quanti cattolici, per fare solo un esempio, divorziano? Eppure mi pare che la Chiesa non accetti il divorzio.

Per concludere, la mia paura adesso sapete qual è? Ieri ho fatto quello che faccio sempre da tantissimi anni: sono andato in Chiesa a S.Ippolito, la mia parrocchia. Ogni volta, quando finisce la messa, molte persone, uscendo, mi vedono lì nel mio angolo e mi sorridono, a volte addirittura mi accarezzano e mi baciano. Ieri, invece, un’anziana signora mi ha guardato e ha scosso la testa come per dire: quoque tu…
Come devo recepire questo segno? Stasera quando tornerò a casa, dopo le dieci ore di lavoro da ex comico per la “dolciastra soap opera” di Medico 5, mi chiuderò nel mio studio vicino alle foto di Papa Woityla che mi accarezza, di Padre Pio e di mio padre e chiederò consiglio a loro…

Alighieri, Banfi, Carducci, De Amicis...

C’era un sacco di gente martedì 30 gennaio per la presentazione del mio libro alla Feltrinelli.

Mi ha fatto piacere vedere quanti hanno apprezzato questo mio lavoro. Per un non pluri-laureèto come me essere considerato “scrittore” mi onora, mi emoziona e mi compensa della fatica che ho fatto per mettere ordine tra tutti i miei ricordi.

Ho letto i commenti di alcuni che mi seguono dall’estero che mi chiedono come fare ad acquistare il libro, per cui mi sono informato alla Rizzoli e mi hanno dato il seguente link (capadichèzzo quante parole nuove sto imparando!) :

Ti racconto una storia -IBS

Per i raghèzzi italoamerichèni, invece, mi dicono che a New York c'è la libreria Rizzoli nella 57esima strada, dove è possibile trovare il libro.

Abbiamo girato anche un piccolo video che trovate qui di seguito.

Presentazione del mio libro alla Libreria Feltrinelli di Roma

Avete presente Ricucci e compagnia e la storia della scalata alla Rizzoli-Corriere della sera? Quando andai a parlare alla Rizzoli a Milano per il mio libro, per salire negli uffici volli fare le scale per poter dire: ho fatto la scalata alla RCS!                                       Voi giustamente direte: ma a noi che chèvolo ce ne frega?

Beh, per dirla papèle papèle, voglio farmi un po' di pubblicità:                                                il libro si intitola "Ti racconto una storia" e sulla copertina c'è una bella foto della mia "faccina" che riconoscerete anche da lontano perchè mette molto in risalto il mio collo alla Modiglièni. Ergo...voi lo comprate, lo dite e lo date ad altri e ne parlate, così, passaparola oggi, passaparola domani, quando vi vedranno col libro in mano, vi chiederanno: "Bello, è nuovo?", voi risponderete: "Sì, è...per Lino!!"                             Scherzi a parte, il libro sta andando bene e io , sempre per la mia megalomania di artista, ne sono felice.

Adesso hanno organizzato una presentazione ufficiale alla Libreria Feltrinelli nella Galleria Alberto Sordi di Piazza Colonna, a Roma, martedì 30 gennaio alle ore 18.          Io ve l'ho detto. Chi fosse interessato può intervenire. A me farebbe molto piacere.           Ci vediamo là. Passa parola.

Le polemiche su Un Medico in Famiglia e i Pacs-ticci di Nonno Libero...

Il primo pacs-ticcio lo creammo, involontariamente, io e mia figlia Rosanna con il  film-Tv “Il Padre delle Spose” ma ci è andata bene, anzi direi alla grande, perché l’ascolto è stato ottimo: 7.600.000 spettatori con punte di 9 milioni.                                     Un film discusso, osannato da alcuni e schifato da altri. Naturalmente la comunità gay, attraverso i vari media, compreso internet, mi ha attestato stima e riconoscenza per aver trattato un tema così scottante e così importante per loro. E di questo sono contento e ringrazio per tutte le belle cose che hanno detto su di me.

Il secondo pacs-ticcio l’ha creato, volontariamente, Tv Sorrisi e Canzoni quando ha sparato ad alzo zero annunciando che nella prossima serie ci saranno due gay che convivono allevando una bambina.

Se ricordate, Oscar, il medico della ASL interpretato da Paolo Sassanelli, ebbe una storia d’amore con Jessica, l’infermiera interpretata da Sabrina Paravicini, e con lei ebbe una figlia, ma la loro storia non andò a buon fine proprio per il fatto che lui era omosessuale e Jessica andò via lasciando la figlia ad Oscar. Volendo, già per questo fatto qualcuno avrebbe potuto gridare allo scandalo. Ma non successe niente. 

In questa 5a serie, che comincerà ad andare in onda a marzo, per un naturale sviluppo del personaggio, Oscar si innamora di un suo collega pediatra e con lui ha una relazione. L’articolo di Sorrisi e Canzoni suppone che i due vadano a vivere insieme e di conseguenza poneva il problema della bambina allevata dalla coppia, i matrimoni gay, le adozioni agli omosessuali e chi più ne ha più ne metta. Ma tutto questo nella sceneggiatura non c’è, come, d’altra parte, ha già avuto modo di dichiarare la sceneggiatrice Paola Pascolini.

Il terzo pacs-ticcio lo hanno fatto tutti i politici che non aspettavano altro per rilasciare le loro solite dichiarazioni. Mi viene da pensare che la polemica sia strumentale. In questo periodo si discuterà di Pacs in Parlamento e le divisioni sull’argomento non hanno colore politico ma sono, come si dice, trasversali. Fatto sta che favorevoli e contrari sfruttano ogni occasione per portare acqua al loro mulino. Questa è una di quelle occasioni: una vicenda decisamente secondaria all’interno del Medico in famiglia scatena tutti i dietrologi di turno che ci vedono un “preciso disegno di condizionamento delle coscienze”. Esagerati. Per una semplice fiction che racconta la realtà per come è, senza nascondersi dietro a un dito.

Io sono, in linea di massima, a favore dei Pacs. Non penso che la cosa riguardi solo gli omosessuali. Comunque, credo che tutti abbiano uguali diritti in tema di eredità, assistenza nella malattia, reversibilità della pensione ecc.

Nello stesso tempo non amo certe forme di esibizionismo, sia gay che etero, e ritengo che sarebbe meglio che i bambini, anche adottati, crescano con genitori dei due sessi. Questo non vuol dire che una famiglia “tradizionale” sia per forza garanzia di equilibrio e serenità per i figli. In assoluto direi che la cosa più importante sia allevare i bambini con amore.

Ora, però, l’ultimo pacs-ticcio lo combinerò io perché non voglio più rispondere a nessuno sull’argomento, dopo che un giornalista della Nazione di Firenze mi ha intervistato sul mio libro “Ti racconto una storia” (che, per inciso, sta andando forte) e nell’articolo non ha scritto una sillaba di quanto detto ma solo che Banfi è diventato l’icona dei gay e che è d’accordo sui Pacs. Insomma, d’ora in poi vorrei tornare ad avere la mia…Pax e dei Pacs se ne occupi, finalmente, chi ha il dovere di decidere.

Allenatore nel pallone 2

Cari raghezzi, vi do una notizia ufficièle che più ufficièle c’è solo un generèle.
Il ritorno di Oronzo Canà ci sarà. Lo gireremo la prossima estate e sarà nelle sale a Natale 2007. Già abbiamo l’ok di moltissimi giocatori e allenatori della serie A.
A proposito, se mi volete dare una mano, aiutatemi a cercare qualcuno che assomigli a Luciano Moggi. Però deve essere uguèle uguèle, spiccichèto insomma. Fatemi sapere.