Pubblicità in Mente. Da McLuhan a No Logo per stare in guardia.


Apriamo la mente. McLuhan, maestro e teorico dei nuovi media, definisce i mezzi di comunicazione come estensione dell’essere umano. In che senso? Per esempio la ruota è l’estensione del nostro piede e una motocicletta ci permette di prendere possesso dell’ambiente e accorciare le distanze. Così i nuovi media sono l’estensione dei nostri sensi. Gli occhi davanti a uno schermo, le dita che digitano su una tastiera, le orecchie che ascoltano i “rumorini” standard delle applicazioni e i suoni provenienti da un filmato, contribuiscono a catturare percezioni sempre più evolute. Questo fa sì che la nostra mente sia gradualmente esposta e stimolata in maniera sempre maggiore. Esposta significa aperta all’eventualità di contaminazione, sia essa positiva che negativa.
Già nel visionario “Existenz” di Cronenberg, il regista compie un viaggio attraverso la mente che, sovrastimolata, immagazzina velocemente le informazioni, ma è sottoposta a rischi di parassiti che, se effettuano il “contagio” minano le facoltà motorie e logiche di un individuo.
Ovvio, si tratta di una fantasia. Ma in parte anche per la nostra società accade questo. Parlo della pubblicità e dei bisogni “indotti” dalla comunicazione. Quotidianamente inglobiamo informazioni attraverso la rete, i telefonini, la televisione, la radio e i giornali. Queste sinergie mediatiche attuano un processo di “istruzione” superiore per tutti. E in agguato, si celano i parassiti: la pubblicità e le multinazionali. Già Naomi Klein nel suo No Logo cerca di metterci in guardia sul lavoro di “branding” (la creazione di un marchio efficace) da parte delle grosse aziende a discapito dei paesi disagiati. Il concetto di Logo è presente in ognuno di noi. Da quando facciamo la spesa al supermercato, con gli scaffali ordinati secondo un piano preciso, a quando andiamo in palestra, con la tuta “targata” in un certo modo o il sabato sera con la maglietta che raffigura l’omino che gioca a cricket. Sono i cosiddetti “bisogni indotti”.
Io, multinazionale, creo un bisogno che tu, consumatore, non avresti e, attraverso l’attrattiva che ottiene una buona campagna pubblicitaria (mezzo di comunicazione), ti vendo il prodotto.
Quindi ci troviamo a comprare presi da una bulimia degli acquisti che crea situazioni paradossali (conti in rosso e carte di credito logorate dall’uso).
Clotaire Rapaille nel suo “Il codice nascosto” spiega cosa c’è dietro. Dalla vendita di un auto apparentemente senza attrattiva, al successo di prodotti qualitativamente bassi ma molto attraenti.
Quindi apriamo la mente. Ma “vacciniamoci” contro i parassiti. Come? Continuando a coltivare la nostra coscienza critica.

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