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Maggio 2007

Pubblicità in Mente. Da McLuhan a No Logo per stare in guardia.

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Apriamo la mente. McLuhan, maestro e teorico dei nuovi media, definisce i mezzi di comunicazione come estensione dell’essere umano. In che senso? Per esempio la ruota è l’estensione del nostro piede e una motocicletta ci permette di prendere possesso dell’ambiente e accorciare le distanze. Così i nuovi media sono l’estensione dei nostri sensi. Gli occhi davanti a uno schermo, le dita che digitano su una tastiera, le orecchie che ascoltano i “rumorini” standard delle applicazioni e i suoni provenienti da un filmato, contribuiscono a catturare percezioni sempre più evolute. Questo fa sì che la nostra mente sia gradualmente esposta e stimolata in maniera sempre maggiore. Esposta significa aperta all’eventualità di contaminazione, sia essa positiva che negativa.
Già nel visionario “Existenz” di Cronenberg, il regista compie un viaggio attraverso la mente che, sovrastimolata, immagazzina velocemente le informazioni, ma è sottoposta a rischi di parassiti che, se effettuano il “contagio” minano le facoltà motorie e logiche di un individuo.
Ovvio, si tratta di una fantasia. Ma in parte anche per la nostra società accade questo. Parlo della pubblicità e dei bisogni “indotti” dalla comunicazione. Quotidianamente inglobiamo informazioni attraverso la rete, i telefonini, la televisione, la radio e i giornali. Queste sinergie mediatiche attuano un processo di “istruzione” superiore per tutti. E in agguato, si celano i parassiti: la pubblicità e le multinazionali. Già Naomi Klein nel suo No Logo cerca di metterci in guardia sul lavoro di “branding” (la creazione di un marchio efficace) da parte delle grosse aziende a discapito dei paesi disagiati. Il concetto di Logo è presente in ognuno di noi. Da quando facciamo la spesa al supermercato, con gli scaffali ordinati secondo un piano preciso, a quando andiamo in palestra, con la tuta “targata” in un certo modo o il sabato sera con la maglietta che raffigura l’omino che gioca a cricket. Sono i cosiddetti “bisogni indotti”.
Io, multinazionale, creo un bisogno che tu, consumatore, non avresti e, attraverso l’attrattiva che ottiene una buona campagna pubblicitaria (mezzo di comunicazione), ti vendo il prodotto.
Quindi ci troviamo a comprare presi da una bulimia degli acquisti che crea situazioni paradossali (conti in rosso e carte di credito logorate dall’uso).
Clotaire Rapaille nel suo “Il codice nascosto” spiega cosa c’è dietro. Dalla vendita di un auto apparentemente senza attrattiva, al successo di prodotti qualitativamente bassi ma molto attraenti.
Quindi apriamo la mente. Ma “vacciniamoci” contro i parassiti. Come? Continuando a coltivare la nostra coscienza critica.
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Jamie Sommers, la Donna Bionica. " BroadTest" your ideas su Youtube.

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Michelle Ryan è pronta a saltare, correre e ascoltare conversazioni a distanza.
La sua velocità sarà di gran lunga superiore alla media. Il suo udito scoprirà informazioni che noi comuni mortali possiamo solo immaginare. E le sue gambe la spingeranno in alto verso nuove avventure. La NBC sta preparando il remake de "La donna bionica" , serie di successo nata verso la metà degli anni '70.

Forse non tutti sanno che la fortunata serie "L'uomo da sei milioni di dollari", alla quale anche le avventure di Jamie Sommers si ispirano, è tratta da un famoso romanzo del 1972: Cyborg di Martin Caidin. L'autore narrava la storia di un colonnello che in un incidente di volo perdeva l'uso di alcuni arti e rimaneva cieco da un occhio; Steve Austin, il colonnello in questione, veniva affidato alle cure del Dr. Rudy Welles che stava lavorando ad un progetto di Bionica. L'autore del romanzo usa il termine Bionics per descrivere tutta l'area di studio sulla sostituzione di arti meccanici al posto di quelli reali. Il termine venne usato al singolare solo nell'adattamento televisivo (bionic leg, bionic arm ecc...) .

La nuova serie ideata da David Eick (ideatore anche di Battlestar Galactica) e dalla sceneggiatrice Laeta Kalogridis potrebbe essere pronta per la nuova stagione televisiva che partirebbe già nel settembre 2007.

La campagna di comunicazione ha seguito il sentiero dei nuovi media. Per testare l'impatto che un remake così importante avrebbe avuto sul pubblico, gli ideatori si sono affidati a Youtube.
Il portale ha già dato prova di come attraverso i video lanciati su internet, si possa ottenere fama e soprattutto un feedback immediato. In questo modo, monitorando le ricerche e il numero di visitatori che usufruiscono dei video sulle puntate pilota, i produttori hanno deciso di proseguire con l'investimento per girare la nuova serie.
Da "Broadcast yourself" Youtube funziona sempre più come "BoadTest your ideas". In tutto il mondo. Per testare un'idea, il web è di certo il più veloce strumento, ma anche il più economico. In più, può contare sulla diffusione capillare. Quindi se la NBC per il momento inserirà la "Donna Bionica" nel palinsesto americano, ha già i riscontri sugli altri paesi.

In più, i remake delle serie televisive possono contare su una fidelizzazione già avviata. Ai "vecchi" fan si aggiungono i nuovi telespettatori avidi di novità. Le aziende di telefonia hanno già fiutato l'affare. Sono già pronti i wallpaper e le suonerie originali (con il volto di Lindsay Wagner). Inoltre si sta mettendo a punto la possibilità di streaming della nuova serie sui cellulari (con la nuova protagonista, la Ryan).

Michelle Ryan sconosciuta ai più, si è fatta notare recitando nella soap opera made in britain, EastEnders, per quasi cinque anni consecutivi.

Aspettiamo anche noi le nuove puntate, sperando che troppi effetti grafici ed elaborazioni al computer non "penalizzino" la spontaneità dei più artigianali, ma funzionali, effetti degli anni settanta.

Modernità Liquida: L'amore viaggia su Skype. Il lavoro su Blackberry.

Il ghiaccio è solido. L'acqua è liquida. Lo sviluppo della società reale e mediatica (i confini sono sempre più sottili) è in continuo divenire. Tutto scorre. E si trasforma. Ciò che un tempo, non molto lontano, era solido, si sta liquefacendo sempre di più...Fino a trenta, forse venti anni fa, gli individui facevano riferimento ad un sistema sociale solido. Il lavoro era stabile e lo si sceglieva considerando di rimanere in un determinato posto o azienda se non per tutta la vita, di certo, per lungo tempo. Solide erano le istituzioni e il capitale. In senso stretto, il concetto di comunità e di appartenenza era presente. Partendo da questo concetto ispirato a Z.Baumann e alla sua "modernità liquida" ci si lega immediatamente all'evoluzione dell'individuo.
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Il singolo, evidenzia Baumann, diventa sempre più indipendente. Non considera più gli enti e le istituzioni come fonte di supporto e ispirazione.
Vede se stesso come unica fonte del proprio successo.
Anche i rapporti interpersonali secondo me diventano sempre più liquidi.

A partire dall'assunto che ormai il lavoro muta rapidamente e che tutto passa velocemente, abbiamo adattato questa convinzione anche ai rapporti umani.
Questo in parte deriva dalla frammentazione delle strutture sociali. Ma anche dall'evoluzione del linguaggio mediatico.

Il nuovo modo di comunicare e i nuovi mezzi di comunicazione accentuano la possibilità di "individualizzarsi" ancora di più. Senza voler esageratamente spingere l'immagine su esseri umani che vagano come isole nello spazio.
Penso per esempio a skype o ai programmi di messaggerie che ormai si nascondono nelle icone di tutti i computer. Certo, si guadagna in tempo e possibilità ma questo è ormai scontato. Le nuove tecnologie facilitano il lavoro.

Blackberry ne è un esempio lampante. In un unico apparecchio si possono controllare le mail, navigare in rete, accedere alle informazioni aziendali ecc...

Un ufficio sempre in tasca è quello che promettono (e spesso mantengono) le nuove tecnologie. Risparmiare tempo è il "manifesto" dei nuovi media.
Ok, ci sto. Ma se non vado in ufficio, non incontro i colleghi, non litigo con il capo, almeno ho il tempo di coltivare la mia vita privata. Ma come le incontro le persone? In chat? Bene. Ma poi? Spesso si rischia di incontrare persone fisiche ma trattarle come "liquide" smaterializzate. Così spesso capita che vedo un amico magari incontrato in chat. Poi quando ho altro da fare clicco sulla x nel riquadro rosso e chiudo la conversazione. Io sono io. E non confrontarsi con gli altri può accentuare ancora di più le insicurezze o le nevrosi.

Cinecittà, Nokia ed il Cinema dove non c'è il Cinema.

Il 9 maggio 2007 partirà da Albano Laziale il Cinetour organizzato da Cinecittà Holding.
Un simbolo. Un'idea per portare il Cinema in 26 comuni italiani sprovvisti di sale. Al fianco di Cinecittà, che ne approfitta per festeggiare il suo settantesimo anniversario, ci saranno l'Istituto Luce e il Ministero della solidarietà sociale. A seguire il tour ci sarà Tano Grasso, impegnato da sempre nella lotta contro il racket. Lo scopo è quello di creare valori positivi e combattere i problemi legati alla mafia.

Lo sponsor dell'iniziativa è Nokia, che con questo progetto e’sempre più "connecting people".
In un certo senso, il fatto che ci sia uno sponsor di questo tipo, ci ricollega all'idea di contenuti mobili e accessibili a tutti. Un camion si sposterà da nord a sud per portare il "Grande Schermo" nelle piccole piazze dei comuni scelti per l'operazione. La presenza di Nokia fa riflettere su una nuova visione dei contenuti mediatici. Non è la stessa cosa scegliere di vedere un film al cinema o sul cellulare per esempio. Molto meglio al cinema. Se però si creassero dei format nuovi, dei contenuti specifici per le piattaforme mobili, tutto cambierebbe. Creare un contenuto per i cellulari ad esempio, porterebbe il telefono stesso ad essere il mezzo ideale per fruirlo. E' l'esperienza che deve diventare unica. Non è l'utente che deve adattare il proprio modo di viverla in base al mezzo che utilizza. In più, avendo un forte impatto sociale anche tra gli adolescenti, i nuovi contenuti, purchè specializzati, possono intervenire dove il cinema o la televisione non arrivano.
Uno spettacolo, una canzone, una forma di intrattenimento in generale, diventano unici se comunicano qualcosa. Chi guarda, ascolta o interagisce ( nel caso dei nuovi media) ricorda quello che gli è stato proposto. Solo se ha vissuto un'esperienza. Nuovi contenuti quindi, per un nuovo pubblico che desidera sempre di più usufruire del valore aggiunto che la nuova comunicazione offre: disponibilità, attendibilità, interattività.