C’era una volta una regina molto triste, perché non aveva bambini. Dopo numerosi incantesimi propiziatori - e una cenetta a lume di candela col re – finalmente ella dette alla luce una piccina, tra la gioia dei sudditi; purtroppo presto si ammalò e morì, e il re in seguito si risposò. La nuova regina era una bellissima giovane di vasta cultura e nobile ingegno, che con amore si dedicò alla figliastra. Di contro, costei era una repellente marmocchia brufolosa e screanzata, e col tempo incredibilmente peggiorò. Inoltre era vanitosa, e se la tirava tanto che arrivò a vent’anni senza uno straccio di pretendente. Un giorno giunse al castello un principe, e col suo cavallo bianco piombò dritto nella buca scavata da Biancaneve a uso trabocchetto per il ciambellano di corte. Gli scudieri udendo le più volgari imprecazioni accorsero a salvarlo, e nell’occasione gli fornirono preziose dritte: “Fuggite via a razzo, Altezza!! La principessa è più suonata di un cucù!!”
“E’ bella e leggiadra, almeno?!” s’informò lui con la bazza ancora piantata fra gli sterpi.
“Si, come uno spandiconcime!!”
Il giovane, incuriosito, volle rimanere e conoscere l’oggetto di tanta devozione. Inoltre era appiedato. La regina si scusò, e offrì al principe un bellissimo cavallo; ma Biancaneve fece il diavolo a quattro, e fuggì nel bosco ululando e seminando il panico fra i guardiacaccia. Presto si trovò di fronte alla casetta dei sette nani, dotata di una dispensa ben fornita e comodi letti, e fece largo uso di entrambi. Quando i nani tornarono e la videro scapparono urlando, ma lei li bloccò e narrò la sua triste storia: “Quel tanghero di un principe si è insediato al castello e Crimilde, maledetta pustola, gli regala il mio cavallo e chissà che altro! Bene, resterò qui. A colazione voglio le nastrine, mi raccomando.” Ebbe inizio così il calvario dei nani, e meno male che erano 7! Biancaneve li faceva sfacchinare per 14, tanto che infine andarono al castello a implorar clemenza, recando seco a scopi diplomatici un carretto di diamanti sfusi taglio rosetta.
“Vostra graziosa Maestà, la soave Biancaneve si trova presso la nostra umile dimora ormai da un mese, volete mandarla a prendere? Non ci sentiamo degni di tanto onore!”
“Fossi matta – rantolò Crimilde – senti che pace, ancora non mi sembra vero essermi liberata di quel canchero! Mettete via la bigiotteria, non c’è cifra! Piuttosto vi assegnerò un ricco vitalizio, potrete assumere delle badanti. Se la tenete in gabbia 4 basteranno.”
“Siamo nani, mica fessi!!”
“In più, riceverete un’alta onorificenza: io, sovrana Crimilde, vi creo Baronanetti!” “Naaaaaaaaa!!!”
E fu così che i nani si cuccarono il titolo, il castello, il regno, lo specchio e Biancaneve. La regina sposò il bel principe e si stabilirono nella dimora di lui, a distanza di sicurezza. Le badanti intascarono fantastilioni, e Biancaneve masticò le sbarre della gabbia fino alla terza età. Lo specchio meditò: “ma quella mela, li mortacci, che fine ha fatto.....”
E vissero quasi tutti felici e contenti.