C’era una volta, in un paese lontano lontano, una fanciulla dai lunghissimi capelli biondi chiamata Rapolina. La giovane era assai carina e aveva molte buone qualità; purtroppo però, era dotata di un senso dell’umorismo alquanto bizzarro, e di una linguaccia tagliente come una mannaia. Un giorno una potente maga volle metterla alla prova, e le comparve davanti travestita da vecchietta povera e male in arnese. “Bella fanciulla, mi faresti bere un sorso d’acqua dalla tua brocca? Ho molta sete.” Rapolina la guardò come si guarderebbe un topo morto che galleggia nella minestra. “Scherzi nonna, bere dalla mia brocca? Ma ti sei vista, come minimo avrai la scabbia.” “Sei molto screanzata Rapolina, e te ne pentirai!” gridò la maga, e per punizione la trascinò in un fitto bosco, la rinchiuse dentro una torre altissima senza porte e le disse: “Ora sei mia prigioniera, e resterai chiusa nella torre stregata senza mai vedere nessuno. L’incantesimo si scioglierà solo quando un principe si innamorerà di te.” “E come fa un principe a innamorarsi di me se non posso vedere nessuno??” gridò Rapolina. “Se ti vede è peggio dai retta” disse la maga, e se ne andò. Passarono i giorni. La maga portava del cibo ogni sera, e poiché la torre non aveva ingresso gridava: “Rapolina, gettami la treccina!”, e arrampicandosi lungo la lunghissima treccia bionda raggiungeva la finestrella ed entrava. Ogni sera Rapolina tentava di convincere la maga a liberarla: “Brutta arpia, quando mai incontrerò un principe in questa piccionaia? Mi viene voglia di tagliarmi la treccia quando sei quasi in cima e star lì a guardare mentre ti spiaccichi!” “Non lo farai, moriresti di fame! Vedi Rapolina, sei una tale vipera che anche se incontrassi un principe lo metteresti in fuga nel giro di un quarto d’ora! Bé, ora devo andarmene, il bosco è buio e pieno d’insidie.” “Sta’ attenta ti prego, sono preoccupata per te. Non vorrei che ti succedesse qualcosa di male senza il mio contributo!” Passò altro tempo, e finalmente un principe si trovò a passare per quelle lande; alla sera vide la bella fanciulla affacciata alla finestrina, e poco dopo notò la maga che saliva lungo la treccia. Quando la vide andarsene per la stessa via, decise di tentare la sorte. “Rapolina, gettami la treccina!” gridò in falsetto. La treccia cadde, e lui si arrampicò. Rapolina non credeva ai suoi occhi..... un principe!!!! “Oh, finalmente finalmente, portami via di qui dannazione!” “Leggiadra visione, ti rapirò e ti porterò nel mio regno, vedrai, ti piacerà moltissimo!!” “Com’è il tempo nel tuo regno?” “Mia diletta, a volte c’è il sole, e a volte piove.” “Però! Una vita piena di soddisfazioni, se sei un radicchio.” “Un radicchio..?!? ....io sono un principe! Non sai ? Ho sconfitto un drago!” “Ohhh! Certo, son cose che hanno il loro peso in un curriculum.” “Sai Rapolina, comincio a intravedere la ragione per cui ti trovi qui... ti dispiace buttar giù la treccina, mia adorata?” “Appena sei a terra mi getterai una fune?” “Ma certo, sul mio onore!!!” e così dicendo il principe discese, e in un baleno fu al suolo. “Rapolina! – gridò il principe dal basso – vado in città a comprare la fune, aspettami lì!” “E dove vuoi che vada, pirlone? Muoviti!!” “Mi muovo, mi muovo, altroché! Gambeee!!” E visse per sempre felice e contento, lui. (Lei no ma chi se ne frega, era una tale piaga!) |