Cara Strega Beppa, aiutami, chi più disperata di me? Non so neanche da dove iniziare! I miei guai sono cominciati con l’arrivo dei nipoti Oreste e Pepè, detti “i Coglioni” per la costante abitudine di girare sempre in coppia. No, mi correggo, i guai sono cominciati quando mio marito ha architettato quello scherzo balordo che ha dato il via a tutta la faccenda.. Stop, andiamo con ordine. Sono una tranquilla signora di provincia, sposata a un brav’uomo che ha un solo gigantesco difetto: è un inventore. Archimede (è il soprannome, il nome non se lo ricorda più neanche lui) passa la vita nel suo garage-laboratorio ad assemblare stranissimi marchingegni, che di norma non funzionano e saltuariamente esplodono. Da brava moglie devo tessere al suo ego gli elogi più sperticati, e lo faccio; ma se ti dico che l’apice della sua genialità è stato il “voltafrittata a scoppio”, da questo capisci che difficilmente Archimede avrà mai l’incomodo di volare a Stoccolma a ritirare il premio Nobel. A dire il vero, una volta ci provai a stanarlo dal suo buco; ricordo che strabuzzò gli occhi, mi guardò coi capelli ritti in verticale e additando la porta declamò: “Le menti mediocri condannano sempre ciò che non capiscono!! Vai, donna, e non peccare più!” Non potendo pugnalarlo a morte mi sono arresa, tu che avresti fatto?.. e vivo rassegnata al piano di sopra, ignorando l’alternanza di boati, capriole di giubilo, eureka e maledizioni che fuoriescono dal covo del mio eccentrico consorte. Dirai che è una situazione bislacca, vero? E questo è niente, il bello viene ora! Un annetto fa sulla porta del laboratorio è comparsa una seconda serratura. Poi una terza. Poi è stata la volta del catenaccio, e a quel punto tutto il paese favoleggiava di scoperte mirabolanti e invenzioni milionarie. Tanto è bastato perché Oreste e Pepé iniziassero a bussare alla porta dell’amato zio, il quale, occhieggiando dallo spioncino, avvistò i nipoti e corse a caricare la doppietta. A questo punto è opportuno spendere una parola sui due, giusto per darti un’idea. Oreste è passato alla storia come “quello che sorpassò lo spazzaneve, sparì dentro un cumulo di nevischio che poi ghiacciò, fu dissotterrato 2 ore dopo, e le sue prime parole appena scongelato furono: “che balle in coda a 20 all’ora dietro quel trombone giallo.” Pepè non è un uomo, è una disgrazia in agguato. La lista delle sue malefatte riempirebbe l’elenco del telefono di Calcutta. Dirò solo che ultimamente è famoso per le lettere anonime, e difatti ne partorì una spaventevole per lo zio. La riporto testualmente, e ogni commento è superfluo: Ahhhhh!!! Caccia subito il tesoro, se non vuoi scatenare la furia dell’uomo nero Lettera anonima firmata Pepè T’immagini la faccia di Archimede di fronte a cotanta minaccia? Giurò tremenda vendetta, montò un altro catenaccio e approntò il suo piano. Per prima cosa corse a comprare un maiale. Un grasso, enorme, puzzolente maiale, che chiamò Porcoschifoso e insediò nel pollaio. Poi sparse la voce che stava per brevettare un’invenzione inestimabile, destinata a rivoluzionare le metodiche di allevamento dei suini. Infine aggiunse che Porcoschifoso era un prezioso prototipo, il primo esemplare di “turbo-maiale”; però esigeva cure speciali, e lui purtroppo non poteva dedicargli tutto il tempo necessario. Oreste e Pepé appresero la notizia da fonti diverse, e corsero a casa come razzi. Oreste gridò: “Te ne devo dire una calda calda!!” - Pepé esplose di rimando: “La mia fuma sempre!!” Tre minuti dopo bussavano alla porta dello zio Archimede, per informarlo che fare da badanti a un turbo-maiale era da sempre il culmine delle aspirazioni della loro vita. “Benissimo, cari nipoti! E poiché la missione è delicata e impegnativa, avrete una cospicua percentuale sugli utili!” “Di cos'ha bisogno il maiale?" chiese Oreste sforzandosi di non gongolare troppo. "Di affetto, innanzitutto!! Non è “il maiale”, chiamatelo per nome! Inoltre deve mangiare 5 volte al dì, e deve passeggiare in paese dopo ogni pasto. Ma soprattutto odia la solitudine, sapete, danneggia i suoi bioritmi. Dovrete assolutamente tenerlo in casa con voi, sennò... addio esperimenti, e addio soldoni! “In casa con noiiiiiii?...?!?...e la puzza ???” “Si abituerà!! Quella non gli fa male.” P.S. E’ passato un anno, e Oreste e Pepé sono ridotti al lumicino. In compenso questo paese non s’è mai divertito tanto: chi passa davanti casa loro sente gridare “Porcoschifoso!” a ogni piè sospinto. E non parliamo delle passeggiate! Oreste tira, Pepé spinge, e il turbo-maiale nel mezzo grugnisce a più non posso e si rifiuta di muovere un passo. Cara Beppa, io tremo.. prima o poi perfino loro capiranno di essere stati presi per i fondelli, e allora? AIUTOOO!!! |