Era una notte buia e tempestosa. Nell’ora cara ai licantropi, una cupa ombra arrancava su per la salita di Poggio ai Venti. Un vampiro? Un serial killer? Peggio!! Era Gosto Rubacuori, romanticamente diretto verso la magione della sua spasimante, la bella Eralda. A onor del vero chi spasimava era giusto lui, trattandosi dell’amore meno corrisposto che si potesse immaginare. La bella Eralda ignorava completamente di spasimare per Gosto, e quando ne fu informata pensò bene di lasciare i suoi pastori maremmani liberi di scorazzare in giardino tutta la notte. La sera seguente Gosto rimediò una serie di imbarazzanti morsi nelle chiappe, circostanza che lo persuase rapidamente a cambiare bersaglio. E fu la volta di Mirellina. Mirellina aveva 36 anni e sognava un fidanzato da 20 come minimo, così almeno lei fu d’accordo. Sua madre invece ebbe a che dire: “Gosto?! Non è quel nanetto pelato, vero?” – “Macché pelato – strepitò Mirellina – ha la riga larga!” I due colombi si fidanzarono, e cominciarono i guai. Gosto era un cacciatore sfegatato e Mirelllina era animalista. Gosto odiava tutti i cani, particolarmente quelli ispidi e bavosi, e Mirellina ne aveva tre che su questo piano non temevano confronti. Gosto bestemmiava come un turco, e Mirellina insegnava catechismo. Malgrado tutto, Gosto riponeva grandi speranze nell’evolversi del rapporto, e sentendosi un vero playboy ordinò di soppiatto 200 profilattici al prezzo specialissimo di € 89,99 (come si vede, Gosto era pure ottimista). Mirellina però rifiutò di cooperare, sempre per motivi religiosi, e alla lunga l’amore naufragò. Gosto annegò la delusione nella birra insieme al Vile, suo amico fraterno, che fu prodigo di sagaci consigli. “Perché non la cerchi in rete? www.donnealfresco.com, ti scegli una galeotta e l’aspetti al varco quando esce. Ti andrebbe una truffatrice?” “Naa!” “Una tenutaria di bordello?” “Naaa!!” “Una rapinatrice?” “Naaaaa!!!” “Maledizione Gosto, se fai il difficile non combinerai mai nulla!” Ma la birra risveglia il poeta che sonnecchia in ogni uomo, e nel giro di una settimana Gosto partì di nuovo all’arrembaggio. Questa volta colpì alla ceca (non alla cieca, proprio alla ceca, Svetlana, la badante di sua zia Artemia). Il Vile fu il cervello dell’operazione, seppur con qualche intima riserva (“Gosto, ma è un cesso!!” – Vile non capisci niente, lei è bella dentro!!” – “Ah si? Rivoltiamola allora, da questa parte fa proprio cagare!!”) Nulla sappiamo circa eventuali remore religiose di Svetlana; le cronache narrano che la love-story trovò il suo felice epilogo nel bagno di zia Artemia, mentre costei schiacciava il pisolino pomeridiamo. Ora, è risaputo che infinocchiare una vecchietta della Valdipeppa è dura.. infinocchiare zia Artemia, poi, era matematicamente impossibile, e difatti nel giro di mezzora tutto il paese fu informato che la frittata era fatta. “E poi, figuratevi un pò, nel gabinetto!!” tuonò zia Artemia dalla finestra (non era famosa per la discrezione) - “Nel gabinettooooooo?” - sghignazzarono le otto dirimpettaie assiepate alle rispettive finestre - “Uà uà uà!!” E così, quel giorno nacque una leggenda, un mito, un’epopea che ancora si tramanda... il LATRIN LOVER! |