Questa storia non sarebbe mai stata scritta, se Giulianona fosse stata una madre meno apprensiva. O se il di lei figliolo, Giacomino detto Veleno, fosse stato un po’ meno coglione. Invece lei era davvero una lagna, e lui era davvero un coglione, così la Strolaga fece affari d’oro e noi un sacco di risate. Ma andiamo con ordine. Giacomino all’epoca presentava le seguenti problematiche: occupazione: zero - fidanzata: zero - vita sociale e mondana: zero Capite bene che Giulianona era in agitazione. E per chi non lo sapesse, Giulianona in agitazione significa 140 kg. di materiale adiposo che vaga per le vie del borgo, tremolando come un budino e seccando il prossimo a morte. Dopo molto agitarsi, Giulianona non vide altra soluzione che rivolgersi alla Strolaga. Dietro modico compenso la Strolaga pronosticò per lo scapestrato un luminoso avvenire in campo medico, e poi costrinse il nipote, stimato veterinario locale, ad assumere Giacomino in qualità di tuttofare. Dapprima parve la soluzione ideale. Giacomino si appassionò al lavoro al punto che intrecciò una tresca con una paziente di mezza età, tale Cesarina, scrofa di pura razza cinta senese di proprietà del parroco. Malgrado ciò fu promosso a mansioni di responsabilità, e prese ad accompagnare il capo nei suoi giri per le fattorie locali. Ora, caso volle che un giorno fosse in programma la soppressione di un animale malato, ma così malato che l’iniezione non fu neppure terminata, perché la povera bestia morì per conto suo. Nel raccogliere gli strumenti, infastidito da un branco di galline, Giacomino prese ad inseguirne una brandendo la siringa con un rimasuglio di dose letale, ignaro del fatto che cadendo poteva bucarsi e lasciarci le penne. Il veterinario lo vide, cacciò un urlo e si mise a inseguire lui; e poiché in certi casi la miglior vendetta è la vendetta, quando lo agguantò gli notificò in termini sindacalmente opinabili la ferma intenzione di non avvalersi più dei suoi servigi. I valdipeppini si sbellicarono: a memoria d’uomo era il primo caso di licenziamento in tronco per tentato gallinicidio a mezzo veleno. Giulianona la prese malissimo. “Maligni!! Linguacce!! Scandolosi!!” Il povero Giacomino fu strapazzato a dovere, e rispedito di corsa dalla Strolaga. “Ora mi tingo di nero!” annunciò costei, e si immerse nei magici riti fino ai gomiti. Quando ne riemerse ammise l’errore: “Lasciamo perdere il campo medico. Diventerai un letterato! un romanziere! un uomo di cultura!!” Giulianona agguantò Giacomino per un braccio con tale foga che il poveretto dovette credersi addentato da un cavallo. “Hai sentito???? – ululò - un LETTERATO!!!” “Chi?? Iooo???” allibì giustamente lui. Ma se lo dice la Strolaga... Così Giulianona prese a gongolare e pavoneggiarsi a ogni angolo di strada, il che non era francamente un bel vedere. L’infelice romanziere fu approvvigionato di risme di carta e costretto alla scrivania, pena la revoca della paghetta del venerdì. Ma, a sorpresa, la prigionia diede i suoi frutti; come talvolta succede ai veri artisti, l’ispirazione giunse, improvvisa e inaspettata, e nacquero questi versi immortali: “.. mi vortai fra le frasche mirando al cignale in fuga. Meglio! ne indovinassi una tre pallettoni, tre, e tutti nelle chiappe del genero di Uga” .................................................................................................................................................... (“Cronache della Valdipeppa”, 3 settembre 2009: attualmente Giacomino è impegnato nella stesura del suo primo romanzo. La mamma orgogliosa ha dichiarato al nostro inviato: “Ah, viaggia a mille!! Ha già tutti i numeri di pagina!!”) |