Finale col botto alla Confederation Cup dove almeno nella fase finale abbiamo visto del calcio vero: onore agli Stati Uniti che hanno messo in mostra la buona crescita del proprio movimento calcistico (cosa non facile in un paese dove sei meno popolare anche del baseball) e che hanno cullato a lungo il sogno di portare a casa un trofeo che sarebbe stato storico. Nella finale col Brasile però l'impresa già compiuta a discapito della Spagna non si è ripetuta anche perchè lo spirito dei verdeoro ha fatto la differenza. Sul Brasile possiamo tirar fuori mille elogi e qualche critica ai limiti del luogo comune: difesa che concede qualcosa, talento indiscutibile di chi è preposto alla fase offensiva e grande solidità garantita da centrali di centrocampo “europeizzati” come Felipe Melo e Gilberto Silva, ma quello che colpisce dei pentacampeones è il loro essere ambiziosi: lo vedi sullo 0-2 in finale e lo ritrovi nel tripudio per un trofeo vinto per l'ennesima volta e che probabilmente non ha nemmeno un grande valore, non per loro che il calcio è vita, non per loro che non perderebbero nemmeno le partite giocate nel cortile sotto casa. Complimenti dunque aldilà del risultato e delle prestazioni. Bravo anche il Sudafrica che se non altro ci mette il cuore e le gambe e prova a gettarle oltre l'ostacolo, il parco giocatori è quello che è (qualcuno buono ci sarebbe ma è da sgrezzare un po') ma i padroni di casa non hanno certo difettato nell'impegno vedendosi esclusi dalla finale dalla prodezza di un singolo al termine di una gara giocata assolutamente alla pari. La Spagna non mi aveva convinto già dalle eliminatorie (avversari troppo facili) e la sconfitta in semifinale con gli USA ha confermato queste perplessità: per carità, la squadra è forte e gli elementi sono di grande caratura internazionale ma manca qualcosa a livello di personalità che è ciò che ha sempre fatto della squadra iberica una grande incompiuta. Qualcuno potrà obiettare che solo un anno fa le furie rosse diventarono campioni d'Europa, verissimo, ma va anche detto che con l'unico vero avversario dal punto di vista dell'esperienza, la bistrattata Italia di Donadoni, hanno rischiato di lasciarci la pelle passando solo ai rigori, che si sa, sono una lotteria. Per quanto riguarda le altre abbiamo visto sprazzi di buon Egitto (almeno nelle prime due sfide), non pervenute o quasi Iraq e Nuova Zelanda mentre l'Italia...
Rimpianto Europeo - ....mentre l'Italia dovrebbe ringiovanirsi un po': non sì può andare ai mondiali contando sulla sbiadita gloria di chi ha vinto tempo fa. Tra l'altro le indicazioni fornite dall'Europeo under 21 sono ottimali: la squadra di Casiraghi non ha vinto (vince la Germania, altra buona squadra e onore a loro) ma ha senz'altro fatto vedere il miglior calcio della manifestazione mettendo in vetrina tanti giocatori più che interessanti che potrebbero già far comodo alla nazionale maggiore. Sta a Lippi visionarli per bene nella prossima stagione e creare il mix giusto tra esperienza (che non deve mancare) e gioventù (era da tempo che non si vedeva tutta questa qualità). Tornando agli azzurrini è stato un vero peccato non uscire vincitori dalla kermesse svedese, i ragazzi di Casiraghi hanno dimostrato attraverso il gioco e qualche trovata dei suoi singoli di spessore, di essere la squadra più forte ma a volte in queste competizioni questo non basta, bisogna avere anche una buona dose di fortuna e l'Italia da questo punto di vista è stata assai carente.
Mercato che impazza (poco) – Intanto le squadre di tutta Europa sono impegnate a rifarsi il trucco, inteso come parco giocatori, in vista della prossima stagione. In Italia ancora ci si muove poco: l'Inter è legata ai destini di Ibrahimovic e Maicon: dovessero restare (specie il brasiliano) i nerazzurri avranno molte chances di dominare ancora in campo nazionale, poi con qualche ritocco dove serve la squadra di Mourinho potrà dire la sua anche in questa ossessione chiamata Champions League. In caso di partenza dei suddetti arriveranno sicuramente altri giocatori ma sarà difficile non ridimensionarsi un po' dando qualche speranza in più a chi insegue. Tra le rivali finora si è mossa discretamente la Juventus: l'acquisto di Diego aumenta significamente la cifra tecnica dei bianconeri che cercano ancora qualche innesto mirato a centrocampo (un po' di qualità e si parla insistentemente di D'Agostino, preferisco Elano) e in difesa sulle fasce (si fanno i nomi di Dossena e Grosso) per una Juve certamente superiore all'anno scorso. Chi invece delude è il Milan e non solo per la cessione di Kakà ma per quel senso di smobilitazione che pervade il club più titolato al mondo: nonostante i tanti soldi incassati e l'abbassamento del monte ingaggi si continua a dire cose del tipo “Dzeko è troppo caro” (e io aggiungo sopravvalutato) “Pirlo è cedibile” fino alla perla degli ultimi giorni dove Galliani afferma che il Milan “punterà ai primi tre posti”. Un discorso troppo umiliante per il giustamente ambizioso popolo rossonero. É vero che il campo può ribaltare ogni cosa ma questo non è senz'altro un bell'incipit. Inoltre mi chiedo come mai uno col talento e l'esperienza internazionale di Adebayor debba essere una seconda scelta rispetto a Dzeko, l'età? Alibi che non regge perchè se vuoi vincere devi prendere chi hai la certezza che a certi livelli è davvero forte, inoltre togolese non è così vecchio senza contare che il Milan l'attaccante giovane e forte ce l'ha e, non so se mi spiego, si chiama Pato, non uno qualsiasi.
Per quanto riguarda le altre squadre vediamo abbastanza attive sia in termini di acquisti che di trattative il Genoa e il Napoli che vorrebbero stabilirsi nell'elite del calcio che conta abbastanza stabilmente, tutto fermo in casa Roma per via delle vicende societarie (difficile che si muova qualcosa a breve ma non è da escludere) la Lazio prova a rinnovarsi tra scommesse e vecchi amori (tentazione Nedved) mentre Corvino annuncia un mercato importante per la Fiorentina. L'Udinese pare smobilitare un po' ma c'è da giurare che hanno dei sostituti a basso costo già pronti, la Samp cerca gente adatta al gioco di Delneri (bellissima la lettera di Garrone ai tifosi dopo la deludente stagione) mentre prova a sognare in grande il Palermo (si parla di Nilmar e Pandev) dove l'incognita sta nel rapporto tra Zamparini e Zenga. A proposito di allenatori fa discutere la decisione di Conte di lasciare il Bari: brutto segnale per i tifosi biancorossi che perdono un bravissimo allenatore (senza nulla togliere a Ventura che lo sostituirà) che probabilmente ha avuto la colpa di essere troppo ambizioso per una società che forse punta al minimo sindacale.
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Ultimi verdetti
Gioia Amaranto – dopo un anno di assenza il Livorno torna in serie A completando il quadro delle 20 squadre che parteciperanno al prossimo massimo campionato. É stato un finale di stagione trionfale per i labronici, che nei playoff hanno potuto usufruire dei vantaggi che la formula offriva (il Livorno era la squadra meglio piazzata al termine della regular season), un finale di stagione caratterizzato dalle grandi prestazioni dei giocatori più rappresentativi della squadra del presidente Spinelli: Diamanti e Tavano. Sono stati loro, a suon di gol e grandi giocate, a far riesplodere la gioia e l'entusiasmo nella cittadina portuale (che già aveva goduto della retrocessione degli odiati cugini pisani) dimostrando a sé stessi e agli addetti ai lavori di essere due giocatori decisamente di categoria superiore. Un successo che arriva al termine di un'annata comunque caratterizzata dalla discontinuità delle prestazioni (ne ha fatto le spese il tecnico Acori alla penultima giornata, rimpiazzato dal vice Ruotolo) e dal nervosismo che attanaglia le piazze reduci da una retrocessione, gli amaranto nel momento decisivo comunque hanno saputo ricompattarsi e raggiungere quello che all'inizio dell'anno era un obiettivo dichiarato, epica la semifinale col Grosseto (0-2 e 4-1) più agevole il successo col Brescia in finale (2-2 e 3-0). E adesso esauriti i festeggiamenti bisogna programmare la Serie A con Spinelli che lascia la gestione al figlio, i primi nodi da sciogliere sono legati alla nuova guida tecnica (si parla di Beretta) e al destino dei giocatori più importanti ambiti da club prestigiosi, in entrata si parla di un clamoroso ritorno di Cristiano Lucarelli, storico capitano il cui addio non è andato giù a molti. Da un porto all'altro, stavolta sull'Adriatico, fa festa l'Ancona che si garantisce la permanenza nella cadetteria grazie alla vittoria sul rinunciatario Rimini nei playout: una vittoria meritata nell'arco della doppia sfida che compensa le tante coincidenze fortunose che hanno permesso ai dorici di disputare questo doppio spareggio.
Clamorosa Lega Pro – Già detto delle promozioni di Cesena e Gallipoli in serie B e di quelle di Varese, Figline e Cosenza in Prima Divisione, restavano da disputare i playoff promozione dei 5 gironi di Lega Pro e il dato rilevante è che nessuna squadra arrivata seconda nella stagione regolare è riuscita a fare i salto di categoria. In prima divisione fanno festa il Padova e il Crotone: i primi tornano in B dopo tanti anni grazie alla vittoria ottenuta ai danni della Pro Patria, a lungo dominatrice del girone, mentre i calabresi vanno a prendersi la promozione sul campo del Benevento grazie a Caetano, trequartista brasiliano cresciuto all'ombra di Kakà, primo grande successo per Moriero nella sua carriera da allenatore (il tecnico ex Inter e Roma è destinato al Frosinone). In seconda divisione assistiamo al ritorno del Como tra i professionisti dopo il fallimento dell'era Preziosi: i Lariani hanno sconfitto l'Alessandria ottenendo la seconda promozione consecutiva (citazione d'obbligo al mio concittadino Ninni Corda che guidò il Como alla promozione dell'anno scorso) negli altri due gironi sorride l'Abruzzo col ritorno in prima divisione del Giulianova (sconfitto il Prato dello sfortunato Orrico) e la grande sorpresa targata Pescina (ai danni del Catanzaro prima e del Gela poi) che dovrebbe cambiare il suo nome in Avezzano calcio. Un bel segnale di riscatto sportivo da una terra che ha tanto sofferto.
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Passione sudafricana = Campioni sudafricani
La Confederation Cup non sarà l'ultimo esperimento per avvicinare i sudafricani al gioco del calcio ( il vero banco di prova per questa nazione e per il continente nero in generale sarà l'anno prossimo con i mondiali) ma non è stato manco il primo. Ben 13 anni fa infatti si cercò di innestare questo sport ,che i più da quelle parti trovano decisamente anomalo (si gioca solo con i piedi, le mischie sono rare e la palla non è ovale), con la coppa d'Africa del 1996.
In quell'occasione i Bafana-Bafana vinsero la coppa in un clima di entusiasmo generale che però non durò moltissimo cedendo il passo prontamente ai più affascinanti Springbooks: una delle nazionali di rugby più forti al mondo.
Del resto l'appeal di uno sport, specie in una nazione dove non è molto popolare, dipende molto dai suoi interpreti e se si è arrivati al punto che la semifinale di Confederation Cup tra Spagna e USA (a proposito bella figura Marcellino, su di te però mi son già espresso qua sotto) sarà ad ingresso libero, è anche perchè i profeti del calcio in quella nazione non sono stati un granchè.
Fatta eccezione per il buon McCarthy e per l'onesto Masinga la nazione cara a Nelson Mandela ha creato pochi talenti, il tanto che bastò per gettare un po' di fumo negli occhi di certi presidenti avventurosi venuti dalla cara vecchia Europa per fare grandi affaroni a costi limitati.
E fu così che venimmo a conoscenza di Mark Fish, difensore centrale che alla Lazio doveva fare da chioccia a un discreto difensore che bazzicava dalle parti di Formello: Alessandro Nesta. Missione compiuta diremmo perchè grazie a Fish l'inserimento di Nesta fu assai precoce, se ci fosse stato, che ne so, Gaetano De Rosa, probabilmente la Lazio avrebbe bruciato il ragazzo.
Altri due campioni sudafricani sbarcarono in quel di Cagliari a pochi anni di distanza l'uno dall'altro: Erik Tinkler e David Niathy: del primo ricordo la fisicità da giocatore di rugby, probabilmente lo era visto che col calcio se la cavava poco e infatti dopo un anno (con retrocessione) gli venne dato il ben servito. Di Niathy invece, che giocava terzino sinistro, si sprecavano i paragoni col più forte interprete di quell'epoca: Roberto Carlos. Se Tinkler ti faceva credere di venire un altro sport, Niathy nemmeno quello, non vorrei essere troppo ingeneroso ma credo che pure il peggior Gresko fosse due spanne sopra di lui (e ho detto tutto).
Fish (che pure una carriera dignitosa l'ha avuta), Tinkler e Niathy, aggiungete tutti quelli che non sono passati dalle nostre parti e mettetevi nei panni di uno sportivo sudafricano. Perchè intraprendere questa nuova strada quando hai gli Springbooks a portata di mano?
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La noiosa coppa delle confederazioni
In questi giorni scriverò un reclamo al presidente della Fifa, tale Giuseppe Blatter, affinchè faccia qualcosa contro le trombette della Confederation Cup.
Già di per sé questo torneo non riesce ad appassionarmi, ricorda un po' il Mondiale per Club che muove una vagonata di soldi ma che diventa interessante solo all'atto conclusivo. Ma se poi aggiungiamo il suono deprecabile delle trombette (non bastavano i commenti di Salvatore Bagni?) unita all'incredibile forza di volontà dei tifosi sudafricani (che non si fermano mai!) ecco che questo anticipo di mondiale risulta oltremodo sgradevole.
Sarà che oggi mi sento particolarmente polemico ma i problemi non finiscono qui, anzi non ho ancora citato quello più grave: il gioco. Le squadre principali non entusiasmano: il Brasile è sempre più europeo e meno fantasioso e gioca a sprazzi illuminato dalla classe di qualche singolo, la Spagna fa quello che vuole con nazionali che ci accorgiamo che esistono grazie alla Confederation Cup (e capiamo anche perchè ne ignoravamo l'esistenza) l'Italia si rinnova poco e ricorda la Francia post-mondiale 98: vecchia, prevedibile e appagata con buona parte dei buoni talenti lasciati a casa perchè “non sono pronti”, “devono maturare” e “l'inserimento deve essere graduale altrimenti si bruciano”o ancora “perchè minano lo spogliatoio unitissimo”e così Cassano non c'è e i giovani azzurrini fanno faville all'Europeo in Svezia, va bene così, non è ancora il momento.
Tra le altre squadre stenderei un velo pietoso su Iraq, Nuova Zelanda e i padroni di casa (ma se vuoi fare soldi e spettacolo non ti conveniva chiamare delle squadre serie e chi se ne frega dei vincitori delle confederazioni?) mentre Stati Uniti ed Egitto se non altro ci mettono la buona volontà e nel caso dei “faraoni” questa viene pure premiata sotto forma di vittoria nei confronti dei campioni del mondo in villeggiatura.
La situazione dopo due giornate vede la Spagna dominare il girone A con 6 punti davanti al Sudafrica con 4 (credo che nello scontro diretto gli iberici lasceranno cavallerescamente un punto ai padroni di casa ricavandone un'operazione simpatia) quindi Iraq 1 e Nuova Zelanda 0 ormai con le valige in mano senza troppi rimpianti. Nel girone B la clamorosa (mica tanto) vittoria egiziana con l'Italia rischia di mietere la prima vittima illustre: il Brasile comanda con 6 punti, seguono Egitto e Italia con 3 e Stati Uniti ultimi con 0. Italia-Brasile di domani è già fratricida anche se non mi stupirei di qualche regalo americano.
Un ultimo appunto sulla manifestazione riguarda gli stadi che non mi ispirano e non mi sembrano all'altezza del mondiale (forse le ultime 2-3 edizioni giocate in paesi più all'avanguardia ci avevano abituato troppo bene) inoltre il pubblico sudafricano deve ancora innamorarsi del calcio, non si è visto poi questo entusiasmo smisurato trombette a parte. Ma magari neanche loro ritengono questo torneo un evento irrinunciabile.
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L'Allenapecore
“Che me ne faccio di un allenatore adesso se i giocatori sono in vacanza fino al 5 di Luglio? Lo metto ad allenare le pecore?” Parole e musica sono del presidente della Lazio Claudio Lotito, un uomo a cui certamente non manca il senso dell'umorismo e la pazienza. Le sue sparate dialettiche unite alle bizzarre operazioni di mercato all'ultimo momento sono divenute ormai un marchio di fabbrica dell'imprenditore romano, dal 2004 numero uno del centenario club biancoceleste che spiega così il ritardo nell'annunciare il successore del dimissionario vincente Delio Rossi.
Il famigerato nome invece è stato fatto stamattina ed è quello di Davide Ballardini, l'anno scorso al Palermo, pupillo di Arrigo Sacchi, maniaco del lavoro con la fama di sergente di ferro e particolarmente esperto nel duettare con presidenti vulcanici (Cellino e Zamparini sono nel suo già "prestigioso" curriculum).
Vissero tutti felici e contenti? Mica tanto: è contento Lotito che ha trovato uno dei migliori allenatori su piazza per valorizzare l'importante patrimonio tecnico della Lazio, è contento Ballardini che dopo le diatribe con i suoi ultimi presidenti può rilanciarsi in una piazza importante (certo che Lotito è un cliente difficile) molto meno contente sono le pecore che pascolano nei dintorni di Formello, già contrariate dalla necessità di avere un tecnico e che hanno sperato fino all'ultimo di non vedere allenatori nei paraggi prima del 5 Luglio viste le dichiarazioni di quell'impiccione di Lotito. Invece da domani si troveranno un perfezionista in occhiali da sole ed espressione severa che farà loro una testa così con schemi, pressing e diagonali. Altrimenti che senso aveva prenderlo ora e non il 5 luglio?
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calciomercato. che passione?
Non vi nascondo che io il calciomercato lo odio. So che è necessario in quanto le squadre devono potenziarsi, rinnovarsi e ringiovanirsi e i giocatori vanno sempre alla ricerca di nuovi stimoli, ambizioni e soddisfazioni (non solo sportive purtroppo) però ci sono almeno due aspetti della campagna trasferimenti che mi irritano profondamente: se ne parla troppo e quasi sempre al condizionale (che alla lunga da fastidio) ed è troppo lungo: ufficialmente due mesi che in realtà sono molti di più e nel frattempo manco si gioca (almeno non seriamente) più fastidioso di così?
Quest'anno poi ci sono almeno un paio di cose che fanno ulteriormente girare le scatole: una è la percezione di ridimensionamento che la serie A italiana sta vivendo e la seconda è rappresentata dagli atteggiamenti di giocatori e rispettivi entourages.
In tutto questo le vittime sono i tifosi, i simpatici perdenti della situazione, che ingoiano cessioni di fenomeni nel pieno della maturità (leggasi Kakà), capricci di giocatori-padrieterni con spocchiosi procuratori al seguito (vedi Ibrahimovic e Raiola, novelli Gatto e Volpe) e altri eroi della pedata che antepongono le glorie economiche a quelle sportive facendo finta di essere offesi (si parla di Maicon). In tutto questo il tifoso, simpatico perdente, si smarrisce, si dispera e si incazza ma poi al fischio d'inizio si sistema al suo posto, magari con un fondo di malinconia ma anche con la consapevolezza che al cuore non si comanda.
Kakà: epilogo annunciato – L'addio di Kakà era scontato, magari qualcuno in cuor suo sperava in un miracolo o in un'esplosione di sentimentalismo ma il terreno della cessione era pronto da un pezzo e i segnali erano chiari ed inequivocabili: il Milan per bocca dei suoi dirigenti piangeva continuamente miseria parlando di “mercato esangue”, Berlusconi da un po' di tempo usa la formazione rossonera per dare agli italiani un esempio in tempo di crisi, l'offerta del City (vera o presunta) che serviva per far tastare il terreno alla piazza e prepararla al peggio cioè a quando una società ambiziosa e con tanti euri avrebbe bussato alle porte di Via Turati. Tutti questi erano indizi abbastanza chiari di come dovevano andare le cose e di come andranno perchè dubito che arriverà un giocatore di pari livello, il Milan ripartirà dai giovani, magari forti ma pur sempre incognita, con un allenatore aziendalista e per nulla rompiscatole, e con l'utopia (per dirla alla Maldini) di tornare protagonista in Italia ma soprattutto in Europa.
In tutta questa vicenda il migliore in campo è comunque il signor Bosco, padre dell'ex pallone d'oro, che da un lato ha sistemato economicamente il figlio bravo ma anche quello scarso (che si chiama Digao) ed è riuscito a nascondere quella che era la volontà di Kakà che per molti passerà alla storia per essere un martire sacrificato ai putridi interessi di Berlusconi (già girano leggende metropolitane di telefonate coi tifosi di un Ricardino in lacrime e affranto per il Real, i 9 milioni d'ingaggio e la maglia numero 5 che quell'impiccione di Zidane vuole appicicargli sulla schiena).
Milano piange tutta – Non è che all'Inter se la passino meglio ma la situazione è ben diversa: qui la società non vuole vendere i migliori ma se qualche forestiero si presenta coi soldi (tanti) in bocca non si tratterrà nessuno con la forza (paradossalmente questa linea però vale solo per i giocatori, non per il tecnico) e quindi se Ibrahimovic cerca nuove sfide (Barcellona ma viste le notizie di oggi non escluderei lo United orfano di Cristiano Ronaldo) e Maicon si sente come una di quelle casalinghe trascurate inspiegabilmente visto che sanno fare all'amore, i due sono liberi di inseguire i loro sogni qualunque essi siano. Ma non gratis.
Brutto segno che in quella che è la capitale economica del calcio italiano si vivano certe situazioni: significa che il ridimensionamento è alle porte, il prodotto poco appetibile e soldi ce ne sono pochi (il sistema fiscale poi manco aiuta) e alla fine questo campionato è ambito solo dai giocatori affermati in periferia (tipo Diego e Milito), gente in cerca di riscatto (Motta) qualche fenomeno in prospettiva e ciò che resta del patrimonio calcistico locale. I fenomeni, quelli veri, non provano grande interesse per la serie A (almeno queste sono le prime indicazioni di questo calciomercato).
L'unico aspetto positivo è che potremmo trovarci a un campionato più equilibrato con livellamento verso il basso mentre in Europa ci si dovrà affidare al famoso Culovich di mughiniana memoria.
Giri di valzer – Le prime settimane dell'odioso mercato riguardano storicamente gli avvicendamenti in panchina: come al solito gli esperti l'hanno sparata grossa annunciando una quindicina di avvicendamenti in Serie A, sono stati molti meno ma molto significativi: Al Milan l'aziendalista Leonardo dovrà condividere con le idee tattiche del Silvio per un modulo brianzolo-brasiliano che dovrà far sognare il deluso popolo rossonero, alla Juventus confermato Ferrara che sbaraglia la concorrenza grazie alle sue capacità di gestore del gruppo e forse grazie a uno sponsor speciale che lavora spesso a Coverciano. Il cambio che fa più rumore è a Palermo dove arriva Walter Zenga, fino all'anno scorso allenatore del Catania, monta la rabbia e il desiderio di vendetta alle pendicci dell'Etna ma è innegabile che il cambio è dettato soprattutto dagli obiettivi diversi che il tecnico milanese si trova a rincorrere. Altri cambi li abbiamo a Genova (Sponda Sampdoria) dove Delneri dovrà attuare un'autentica rivoluzione nel modulo e nella mentalità senza la certezza di avere Cassano a disposizione, e all'Atalanta dove arriva Gregucci che il giorno prima aveva firmato il rinnovo con il Vicenza e poi ci deve aver dormito su, a Catania arriva un debuttante, Atzori, che conosce molto bene la piazza. In attesa di cambio della guardia anche il Siena e la Lazio del ritardatario Lotito, uno che a fare le cose all'ultimo ci ha preso gusto.Tutti confermati gli altri: Mourinho ha presteso garanzie tecniche ed economiche e poi ha prolungato, Spalletti rimane e si vocifera che lo faccia perchè non ha trovato di meglio, stesso discorso per Conte a Bari, Prandelli è innamorato di Firenze al punto di illudersi circa traguardi maggiori(in bocca al lupo ma fare meglio è difficilissimo), Gasperini, Allegri e Marino si guadagnano la stima dei rispettivi presidenti col bel gioco mentre gli obiettivi raggiunti nella passata stagione sono alla base delle conferme di Guidolin a Parma, Di Carlo al Chievo e Papadopulo a Bologna.
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Serie B: una città sotto shock
Con la puntualità di un cronometro guasto eccomi di nuovo qui a parlare di ciò che è accaduto nel weekend della cadetteria giunta sabato al suo epilogo almeno per quel che riguarda la stagione regolare. Diversi i verdetti da assegnare: una griglia dei playoff da definire, il playout retrocessione e l'ultima retrocessione diretta ed è proprio quest'ultimo verdetto quello più clamoroso.
A retrocedere infatti è il Pisa del presidente Pomponi e guidato in queste ultime settimane da Bruno Giordano subentrato a Giampiero Ventura, una retrocessione clamorosa nella forma (i nerazzurri non era mai stati in terz'ultima posizione nell'arco delle 42 giornate di campionato) ma soprattutto nella dinamica: all'Arena Garibaldi il Pisa riceve il Brescia, squadra che cerca il miglior piazzamento possibile in vista dei playoff, al 92' il risultato è di 0-0 e visti i pessimi risultati che giungevano dagli altri campi (il Modena vinceva a Trieste, il Cittadella batteva il Rimini e l'Ancona aveva appena ultimato una surreale rimonta a Bergamo) i nerazzurri sarebbero condannati a giocare i playout contro il Rimini. Per questo motivo Birindelli e compagni spingevano per trovare il vantaggio che avrebbe garantito loro la salvezza diretta, per altro il Brescia era stanco in quanto giocava da più di un'ora in 10 uomini e qui accade l'imponderabile: in un'azione di alleggerimento i lombardi trovano la difesa del Pisa scoperta e Zambrella lasciato solo in mezzo all'area di rigore firma il gol che condanna i padroni di casa a una clamorosa retrocessione. Le lacrime di Giordano, la disperazione dei giocatori, l'ira dei tifosi (con relativi danni a persone e cose), Pomponi che scappa dallo stadio sono le fotografie di una giornata drammatica per una piazza appassionata come poche, che ha impiegato tanti anni per tornare nel calcio che conta e che dopo soli due anni risprofonda nell'anonimato dal quale sarà molto difficile tirarsi fuori.
Aldilà di certi strani risultati di fine stagione la retrocessione dei nerazzurri è figlia dell'improvvisazione: da un presidente che lascia ad agosto inoltrato a una nuova società inesperta che subentra facendo più danni che altro mostrando tutta la sua incopetenza delegittimando chi, come Cinquini e Ventura, avevano bravura ed esperienza sufficiente per togliere dai guai la squadra che fu cara al presidentissimo Romeo Anconetani.
Se dalle parti di Piazza dei Miracoli si piangono lacrime amare, i miracoli, quelli veri, sono di casa altrove: a Modena per esempio, dove Gigi Apolloni trascina i canarini a una salvezza impensabile fino a qualche mese fa, una salvezza ottenuta grazie al gol allo scadere di Pinardi a Trieste (il fantasista aveva fallito un rigore in precedenza) che suggella una serie di grandi prestazioni degli emiliani nel girone di ritorno. Il miracolo lo compie anche il Cittadella che batte il Rimin per 2-0 (Carparelli e il solito Meggiorini), lo aggancia in classifica e lo condanna a giocare i Playout contro l'Ancona che vince in maniera incredibile (nel senso di poco credibile) sul campo dell'Albinoleffe dopo essere stata sotto di 2 gol a un quarto d'ora dalla fine. Questi i verdetti in coda mentre davanti bisognava definire la griglia dei playoff e rispetto alla penultima giornata non è cambiato nulla visto che hanno vinto tutte: il Livorno conserva il terzo posto (importantissimo) vincendo ad Ascoli 3-2 in modo a dir poco rocambolesco, Tavano segna 2 gol e diventa capocannoniere del campionato, l'avversario degli amaranto in semifinale sarà il Grosseto di Gustinetti che batte a fatica un buon Frosinone per 2-1 grazie alle prodezze del cileno Cordova: tra labronici e maremmani sarà un bel derby tra squadre che praticano un calcio molto offensivo. L'altra semifinale vedrà di fronte il già citato Brescia opposto a un'altra squadra toscana: l'Empoli di Silvio Baldini partito con ben altre ambizioni ma che è annunciato in grande crescita, nell'ultimo turno gli azzurri si sono imposti per 1-0 sul già retrocesso Avellino con un bel gol di tacco di Saudati.
Nelle altre partite dell'ultimo turno passerella d'onore per le neopromosse Bari e Parma: la squadra di Conte batte il malcapitato Treviso per 4-1 in una partita caratterizzata dai tanti gol e dai tagli di capelli inguardabili dei giocatori biancorossi. Il Parma invece fa da sparring partner alle residue speranze playoff del Sassuolo andando sotto di 2 gol e rimontando quando ormai per i neroverdi di Mandorlini (autori di un'ottima stagione) non c'era più nulla da fare. Mantova e Salernitana non si fanno male e assecondano i bookmakers che davano al pareggio una quota bassissima: sarà serie B anche l'anno prossimo come lo sarà per Vicenza e Piacenza che al “Menti” disputano poco più che un amichevole nel giorno dei funerali del povero Eugenio Bortolon. Vincono gli emiliani per 2-1.
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XXXVIII Giornata: Gol, lacrime e applausi
E alla fine anche questa lunga e logorante stagione va in archivio. Gli eroi in mutande ci hanno voluto regalare l'ultima sagra del gol, record stagionale, prima delle meritate ferie (per loro s'intende) anche se le emozioni più grandi non vengono tanto dal campo dove si sono giocate tante amichevoli e qualche partita quasi seria, quanto dalle vicende umane legate ad alcuni grandi uomini di sport che ci lasciano: si va da un addio a Nedved tra lacrime e rimpianti a un Maldini all'ultima gara ufficiale (in compenso si son rivisti Nesta e Gattuso) passando per un Ancelotti con la valigia in mano dopo anni di grandi soddisfazioni e un Figo che chiude una carriera meravigliosa. In bocca al lupo a tutti quanti per quello che sarà il proseguio della loro vita privata e professionale.
Griglia Champions - In campo c'era ben poco da decidere: a Firenze c'era in palio il terzo posto tra la Fiorentina e il Milan che stava tre punti sopra e con la vittoria nella gara d'andata: i viola provano a impensierire la squadra di Ancelotti facendo per un'ora la partita e creando qualche occasione poi la benzina finisce e viene fuori la classe dei rossoneri e soprattutto di Kakà che sale in cattedra portando in vantaggio il Milan e ragalando a Pato l'assist per il 2-0 che chiude una contesa mai troppo aperta. Il successo consente al Milan di allontanare lo spettro dei preliminari e di chiudere con un secondo posto in coabitazione con la Juventus (che della piazza d'onore è legittima proprietaria per gli scontri diretti). I bianconeri con Ferrara in panchina hanno ritrovato se non altro entusiasmo anche se i due gol arrivano da colui che a prescindere dalla guida tecnica stava giocando molto bene: Vincenzo Iaquinta, che con un gol per tempo stende una Lazio appagata e imbottita di giovani che comunque non sfigura davanti al quotato avversario.
Cornuti e mazziati ma soprattutto sportivi - uno dei pochi verdetti rimasti riguardava l'ultima retrocessione: la serie A saluta il Torino sperando in un pronto ritorno nel posto che compete a una società che ha fatto la storia del calcio italiano: per farlo occorrerà che il presidente Cairo faccia tesoro degli errori dei suoi ultimi tre anni di presidenza e affidi la gestione sportiva a gente davvero capace. Ieri per i granata l'amaro congedo con l'ennesima sconfitta per mano di una Roma che pensa più al futuro societario che al campo: 3-1 per i giallorossi, per il Toro l'effimero vantaggio di Vailatti (ma da Bologna erano già arrivate brutte notizie) e poi si scatenano Menez, Vucinic e Totti su rigore che supera Boniperti nella classifica dei bomber di tutti i tempi. Se il Toro piange a Bologna si tira un sospiro di sollievo per una salvezza arrivata al termine di una stagione dove a farla da padrona in casa rossoblu è stata la mediocrità: tutto fin troppo facile per i felsinei opposti all'arrendevole Catania del partente Zenga che dopo 25 minuti era sotto di due gol (Mingazzini e capitan Terzi), Morimoto prova a mettere pepe alla sfida in apertura di ripresa accorciando le distanze ma poi è il Bologna che dopo un quarto d'ora di smarrimento, chiude la pratica con DiVaio (l'unico che si tira fuori dal grigiore generale) che però perderà sul filo di lana il titolo di capocannoniere. Un plauso va comunque fatto alle dirigenze di Torino e Bologna per la totale assenza di polemiche nel dopopartita dopo le stucchevoli punzecchiate reciproche della settimana scorsa.
Tutti al mare! - Il resto della giornata è una bella serie di amichevoli anticipate: a Milano non manca lo spettacolo tra Inter e Atalanta, finisce 4-3 per la gioia di Mourinho che tiene il suo record di imbattibilità interna e di Ibrahimovic che con una doppietta si laurea capocannoniere del torneo, degli orobici segnalamo la doppietta di Cristiano Doni, giovane di 36 anni con l'entusiasmo di un ragazzino che si è tolto lo sfizio di fare 4 gol ai campioni d'Italia tra andata e ritorno, gli altri gol sono di Muntari e Cambiasso (Inter) e Cigarini (Atalanta, gran gol) poi spazio alla festa nerazzurra, in tono minore viste le vicende tragiche legate alla Saras (era in programma un post umoristico sull'Inter e la Sardegna ma ho deciso di rinviare per questione di buongusto). Ibrahimovic quindi diventa re dei bomber resistendo all'assalto di Milito, suo futuro compagno di reparto, che a Marassi realizza una doppietta nel 4-1 del suo Genoa al Lecce: botta e risposta Jankovic-Tiribocchi quindi Criscito prima dello show del Principe. Gioca a tennis l'Udinese che conferma il settimo posto dell'anno scorso (che però non vale l'Europa) a spese di un Cagliari balneare, finisce 6-2 per i friulani che, come i sardi di mister Allegri, hanno onorato il bel calcio in questa stagione. In un S.Paolo in contestazione il Napoli ha ragione del Chievo in vacanza dalla settimana scorsa: segnano capitan Montervino (applausi) Bogliacino e Pià (interessante attaccante di scorta) che archiviano un campionato in chiaroscuro per i partenopei da cui ci si aspetta molto di più l'anno prossimo. C'è voluta l'ultima giornata al Palermo per ottenere il primo pareggio casalingo: al cospetto della Sampdoria del dimissionario Mazzarri i rosanero vanno sul 2-0 con Miccoli e Succi (tante grazie al giovane portiere Fiorillo, il ragazzo si farà) e si fanno riprendere da Pazzini e Stankevicius. Infine a Reggio congedo amaro per la Reggina che non riesce a battere il Siena nonostante il vantaggio iniziale di Stuani e la superiorità numerica, Maccarone consente ai suoi di uscire imbattuti dal Granillo e archiviare al meglio un grande campionato sia per lui che per la squadra.
Il bello della domenica - Dagli stadi d'Italia tantissimi omaggi a grandi campioni e grandi uomini che lasciano le rispettive squadre: Paolo Maldini viene applaudito dallo stadio "nemico" quando a pochi minuti dalla fine viene sostituito da....nessuno, Ancelotti lascia nei cuori rossoneri il ricordo di un grande vincente ma soprattutto di una brava persona. A S.Siro gli applausi sono per Figo, sostituito poco prima della fine del primo tempo: tutti in piedi per il "Luigino" che chiude così una carriera fantastica, striscioni anche per altri due grandi professionisti nerazzurri sul piede di partenza: Hernan Crespo e Julio Cruz. A Torino gli applausi e le lacrime sono per Pavel Nedved 372 presenze in bianconero, tante soddisfazioni e un attaccamento viscerale alla causa juventina (anche quando era facile andare via) la Furia Ceka comunque non si ritira e la dirigenza della Juventus forse una mano sul cuore doveva mettersela. Applausi e lacrime anche a Marassi: sono quelle di Milito e del popolo genoano che sono arrivati ai saluti: l'argentino e il suo compagno Thiago Motta (meritatissima standing ovation) prendono la strada di Milano con il Grifone nel cuore. La commozione del Principe fa il paio con quella di Quagliarella che a Udine è diventato campione e uomo e che con ogni probabilità sarà la punta di diamante della campagna acquisti del Napoli. A Roma come in tanti altri stadi d'Italia l'ultima di campionato è l'occasione per vedere tanti bambini festanti in campo: la parte più pura della passione calcistica.
E Adesso? - E ora che il pallone ha smesso di rotolare (almeno in Serie A) continueremo a parlare di calcio: dalle serie inferiori (domani ci sarà qualcosa sulla serie B) all'imminente valzer delle panchine, dal calciomercato ai capricci di qualche professionista della pedata passando per le solite ultime parole famose fino alle storie singolari di chi orbita intorno alla sfera di cuoio. Insomma l'ho presa un pò larga ma in buona sostanza il concetto è che Calciomatto non si ferma qui. A domani!
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Més que un Club
Iniziamo dalla fine - La finale di Champions League è finita da due minuti e l'allenatore dei neo campioni d'Europa, Pep Guardiola si concede al microfono del bordocampista RAI.Parla un italiano perfetto Guardiola,complice la sua breve permanenza italiana da calciatore e ha una dedica da fare: a Paolo Maldini, un grande calciatore e un grande uomo che sta per concludere una carriera passata ai vertici del calcio europeo e mondiale, un grande attestato di stima per il capitano rossonero che sta attraversando un momento di grande amarezza. La dedica al capitano del Milan e della nazionale italiana è la firma al capolavoro del Barça e a una splendida giornata di calcio.
Torniamo al principio - Roma si veste a festa per l'evento dell'anno e la città eterna é degna cornice di cotanto spettacolo: la coppa esposta davanti al Colosseo a beneficio di migliaia di appassionati è il degno prologo di quello che sarà il gran galà del calcio Europeo, le migliaia di tifosi arrivati da ogni angolo del continente animano la capitale d'Italia baciata da un sole estivo, le vie del centro sono teatro di un goliardico gemellaggio tra catalani, inglesi e appassionati locali (più qualche imbecille ampiamente preventivato che prova a rovinare la festa) che tra qualche coro e qualche pinta di birra ingannano l'attesa dell'ora X.
Si comincia – 20:45, stadio Olimpico gremito in ogni ordine di posto, colpo d'occhio da togliere il fiato e coreografie pazzesche (inglesi in curva nord e catalani in curva sud), suona l'ormai famoso inno della Champions, la voce del grande Andrea Bocelli da il benvenuto alle finaliste: da una parte i campioni uscenti del Manchester United, perfetto mix di esperienza e gioventù, tecnica corsa e potenza dall'altra gli sfidanti del Barcellona, possesso di palla ubriacante e tridente da sogno.
Moduli apparentemente speculari: Ferguson opta per Park, attaccante d'interdizione e vivace rompiscatole, accanto alle bocche da fuoco Ronaldo e Rooney, problemi in difesa per Guardiola costretto a far giocare Yayà Tourè centrale affianco a capitan Puyol, Buscquets gioca a centrocampo affianco a Xavi e Iniesta per fronteggiare l'eterno Giggs, Carrick e Andersson, mancano anche gli esterni di difesa al Barcellona che in avanti schiera il trio delle meraviglie invertendo le posizioni di Messi ed Eto'o vista la scarsa condizione dell'argentino. Si comincia. I primi dieci minuti sembrano un'appendice delle semifinali: parte bene lo United che trova la conclusione un paio di volte con Cristiano Ronaldo, gli inglesi appaiono forti e sicuri di sé, l'esatto contrario di un Barça impaurito e imbrigliato tatticamente come nella semifinale con il Chelsea superata con un guizzo finale di Iniesta e tanta, tanta fortuna. Al decimo minuto questa partita finisce e ne inizia un'altra completamente diversa.
Si accende la giostra – L'aveva detto Sir Alex: “il Barcellona è come una giostra una volta che ci sei salito è impossibile scendere”. Esaurito lo smarrimento iniziale i catalani prendono le misure: Xavi e Iniesta iniziano a crescere e la davanti i tre mostri sacri aspettano solo qualche pallone giocabile, il primo capita a Eto'o sul settore di destra, entra in area e sorprende Van der Saar sul suo palo: è già gol, 1-0 esplode la sud, Manchester colpito e stordito. La gara continua e il divario in mezzo al campo continua a crescere, Messi regala uno spunto sulla sinistra che però nessuno raccoglie, dall'altra parte Rooney e Ronaldo sono serviti poco e male mentre Park a questo punto è un giocatore inutile. Il primo tempo non regala grosse emozioni ma la consapevolezza che il Barça sta crescendo esponenzialmente mentre Ferguson dovrà inventarsi qualcosa per scendere dalla giostra.
Secondo tempo: cresce il divario – La ripresa si apre con Henry che cerca il raddoppio con una delle sue tipiche azioni che l'hanno portato ad essere uno dei bomber più prolifici degli ultimi anni: la conclusione è debole e poco angolata, poco dopo sarà Eto'o a sfiorare la doppietta personale mentre si accende progressivamente la stella di Leo Messi che fin lì si è visto poco. Tutto questo mentre Xavi (prenderà un palo su punizione) e Iniesta fanno sparire i dirimpettai inglesi, non c'è partita e il sigillo arriva quando Messi gira di testa un cross col contagiri dello stesso Xavi con un movimento che solo a guardarlo ti fa venire il torcicollo: 2-0, per la pulce nono gol in questa edizione della champions, anticamera del pallone d'oro. A questo punto Ferguson capisce che in mezzo non si può competere e inserisce l'artiglieria pesante schierando tutti gli attaccanti(dentro oltre a Tevez anche Berbatov) cercando di saltare il centrocampo: è 4-2-4 per lo United, Guardiola risponde infoltendo la mediana e levando una punta (Keità per Henry), la partita a scacchi è vinta dal giovane tecnico catalano: la grande giornata dei difensori del Barça rende inefficace l'estremo tentativo di Ferguson mentre in mezzo al campo il divario è imbarazzante e porterà il Barça a fare quello che vuole dell'avversario, simboli di questo dominio sono capitan Puyol che sfiora il gol in un paio di proiezioni offensive e la frustrazione di un Cristiano Ronaldo nervoso nel dover andare a difendere sul monumentale difensore blaugrana. Negli ultimi trenta secondi c'è gloria per l'ennesimo prodotto di un vivaio che è stato la base del successo catalano, Rodrigues, non toccherà palla ma potrà dire di esserci stato anche lui. Fischio Finale, la gioia dei vinti (abbiamo già detto della dedica bellissima di Guardiola sottolineiamo anche l'invito del tecnico del Barcellona al suo ex maestro Mazzone a presenziare alla finale) e la dignità degli sconfitti ci accompagnano all'avveniristica premiazione.
Més que un club - Mentre la curva nord si svuota dei comprensibilmente delusi tifosi inglesi, da ieri ex campioni d'Europa, nell'ultramoderno palco d'onore il Barcellona solleva la sua terza coppa dei campioni, epilogo della miglior annata di sempre dell'ultracentenario club catalano che quest'anno ha vinto tutto quello che c'era da vincere e l'ha fatto, salvo qualche piccola eccezione, alla sua maniera: col calcio spettacolo. Sull'asse Roma-Barcellona inizia la festa di una tifoseria speciale, una tifoseria che non è semplicemente innamorata dei propri beniamini e della maglia che indossano ma dell'idea e del forte spirito identitario che questa squadra ha da sempre incarnato, e che è semplificato da quel motto che sta scritto indelebile nelle tribune del Camp Nou: Més que un Club. Auguri Campioni!
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XXXVII Giornata: Tanta carne al fuoco
Sono tantissimi i temi di questa penultima giornata di campionato caratterizzata da fischi ingenerosi, scosse preventivate, verdetti all'ultimo respiro, sportività poco gradita e qualche amichevole estiva anticipata: il tutto giocato sotto il sole cocente e una temperatura che in alcuni casi superava i trenta gradi! voi direte, perchè non posticipare? La risposta è semplice: per posticipare di qualche ora il campionato bisognerebbe lasciare in mezzo alla strada i vari Varriale, Sconcerti, D'Amico, Sanipoli e Massimomauro che si troverebbero senza lavoro in quanto difficilmente collocabili nei palinsesti televisivi. A questo proposito, prima di entrare nel dettaglio di ciò che è successo nei campi, volevo sottolineare un fatto decisamente simpatico: ieri i secondi tempi sono iniziati con grave ritardo perchè bisognava garantire la totale regolarità del campionato facendo iniziare tutti alla stessa ora: sarà il caldo ma questi signori forse si sono dimenticati che una partita di questo turno si è giocata mercoledì scorso (senza contare che quest'anno sono state sacrificate 2 delle ultime 4 giornate alla contemporaneità).
Questa Juve va come un...Ferrara! - Non mi sono mai espresso, almeno non qui, sull'esonero di Claudio Ranieri avvenuto in settimana e al contrario di tanti buonisti ritengo che la società abbia fatto una scelta giusta e nemmeno troppo facile. Se guardiamo i risultati il tecnico romano non ha fatto male: per l'organico che aveva la Juventus stava facendo il suo campionato nonostante il calo di quest'ultimo periodo ma la gestione di un allenatore non è fatta solo di risultati ma anche di rapporti all'interno dello spogliatoio e Ranieri lì aveva grossi problemi in particolare con giocatori importanti (si sa di Del Piero, Camoranesi, Trezeguet e del gioiellino Giovinco, poco e male impiegato ma probabilmente l'elenco è lungo) il pareggio con l'Atalanta di domenica scorsa e l'avvicinamento della Fiorentina (con la paura di arrivare tra le prime tre) ha portato la società al divorzio anticipato (l'unica alternativa poteva essere mettere fuori mezza squadra ma non è molto fattibile) e alla scelta di un uomo di fiducia dei senatori,Ciro Ferrara, e i risultati li abbiamo visti ieri con un netto 3-0 a Siena al termine di una partita dove si è vista una Juve in gran spolvero trascinata da un DelPiero in forma come non lo si vedeva da tempo. Vittoria importante che consente ai bianconeri di evitare la seccatura dei preliminari e di riagguantare il secondo posto.
Buio a San Siro - Una giornata da dimenticare per il Milan e per tutto il calcio italiano: per i rossoneri arriva la seconda sconfitta consecutiva per mano di una Roma che grazie a questa vittoria e ai risultati delle dirette concorrenti ottiene la qualificazione alla prossima Europa League. La squadra di Spalletti si fa preferire per gioco e determinazione ed è sembrata quella dei giorni migliori anche per demerito di un Milan che decideva di giocare solo quando si trovava sotto: Ambrosini riprende due volte i giallorossi (Riise e Menez) ma è Totti su punizione a decidere una sfida caratterizzata anche da errori arbitrali che però mi sento di dire che non hanno inciso sul risultato finale. Fin qui la partita ma la vergogna esplode alla fine quando Paolo Maldini alla sua ultima gara a S.Siro dopo 25 anni di gloriosa militanza rossonera fa il giro di campo per raccogliere l'ultimo applauso della sua gente, qui i capi del tifo organizzato approfittano dell'occasione per togliersi dei sassolini dalle scarpe e rinfacciare al CAPITANO alcune sue dichiarazioni e di essersi arrichito alle spalle loro, l'ultimo schiaffo di questi signori (che, per darvi un'idea, contestavano il presidente più vincente della storia e chiedevano la riconferma dell'affeziontissimo Sheva) è l'esposizione del bandierone inneggiante a Baresi al grido di "C'è solo un capitano". Paolino non ha gradito e ha risposto a tono, non ho gradito nemmeno io che con lui ho conosciuto il calcio e ci sono cresciuto, non c'è più religione!
Per il Milan il dramma continua, già perchè quel diavolo di Jorgensen nei minuti finali di Lecce-Fiorentina sigla il pareggio dei viola (per lunghi tratti in balia dell'avversario, da ieri retroesso) mettendo i rossoneri nel mirino della squadra di Prandelli che ieri già gongolava per il quarto posto ottenuto. Domenica prossima c'è Fiorentina-Milan con i rossoneri avanti di 3 punti, ci si gioca il terzo posto che eviterebbe i preliminari, i ragazzi di Ancelotti (sono un pò meno convinto che resti l'anno prossimo) hanno 2 risultati utili più la sconfitta con un gol di scarto a disposizione ma la viola ha entusiasmo e mente sgombra e quindi ci crede eccome.
Questo è calcio - Ci si lamenta sempre che le ultime partite siano caratterizzate da epiloghi già scritti e ieri per fortuna non solo abbiamo potuto vedere che non è così ma anche che certi risultati pilotati esistono perchè rientrano nelle aspettative degli addetti ai lavori ( e di conseguenza della gente e dei bookmakers, approfondirò a parte la questione). Ieri a Torino tutti si aspettavano un Genoa vittima scrificale alle ambizioni di salvezza dei granata e invece la squadra di Gasperini, complici le buone notizie che arrivavano da Lecce la partita se l'è giocata eccome andando in vantaggio due volte(Milito e Olivera), venendo ripresa da Franceschini e Bianchi prima dell'allungo finale targato ancora Milito che regala al Genoa vittoria e quinto posto assicurato (il gol di Jorgensen ha abortito residue speranze Champions) scatenando l'ira dei giocatori granata che forse si aspettavano un maggior disimpegno da parte dei rivali. Della rissa finale prendo il suo lato positivo, cioè che qualcosa sta cambiando e qualcuno non è molto contento perchè gli piacevano le cose fatte all'italiana...stanno bene così. é stata partita vera anche a Bergamo e Genova dove Palermo e Udinese dicono addio ai sogni europei contro squadre che in teoria non dovevano chiedere nulla al campionato: a Bergamo l'Atalanta dell'applauditissimo Delneri (che a fine stagione lascia, si parla della Samp) continua la sua striscia di risultati utili imponendo il 2-2 a un Palermo discreto in fase offensiva ma troppo svagato in difesa. L'Udinese invece paga la legge dei grandi numeri (dopo 7 vittorie consecutive poteva arrivare uno stop) e la gran vena di Cassano che con la fidanzata in tribuna voleva fare bella figura: vantaggio friulano con D'Agostino su rigore poi rocambolesca autorete di Isla (ancora!) con gol attribuito non si sa perchè a Pazzini, quindi Cassano su rigore porta in vantaggio la Sampdoria fino al pareggio finale di Felipe. Prevale invece la paura di perdere a Verona tra Chievo e Bologna partita giocata con la radiolina all'orecchio: un pò di Bologna all'inizio poi è solo Chievo che però non preme sull'acceleratore, lo 0-0 finale salva meritatamente la squadra veneta autore di un superbo girone di ritorno (per gioco e risultati) e mette la squadra di Papadopulo in una situazione di vantaggio rispetto al Torino negli ultimi 90 minuti che speriamo si disputino all'insegna della correttezza.
Amichevoli roventi - In questa giornata si sono giocate anche Cagliari-Inter e Catania-Napoli: due partite che non contavano nulla e che ironia della sorte si sono giocate in due città dove la tentazione di andare al mare era fortissima. A Cagliari per la sfida tra i sardi e i campioni d'Italia c'è comunque una grande cornice di pubblico, il primo acuto è della rimaneggiata Inter con Ibrahimovic che punta alla classifica dei cannonieri ma poi la squadra di Allegri si regala una sontuosa reazione con Cossu (gol molto bello) e Acquafresca (assai rabbioso per essere stato scaricato dai nerazzurri nell'affare Motta-Milito), Balotelli potrebbe regalare il pari ai suoi ma la sua bella conclusione si stampa sul palo e a vincere è il Cagliari per la gioia dei suoi tanti tifosi che hanno assistito a una stagione straordinaria. A Catania invece la cartolina della partita è il terzo gol degli etnei realizzato dal giovane Falconieri con una conclusione bella e coraggiosa, un successo quello dei ragazzi di Zenga (lascerà il Catania a fine stagione) che matura negli ultimi 5 minuti di una gara equilibrata dove il Napoli va in vantaggio e gioca meglio e viene ripreso da un rigore assai generoso. I partenopei non vedono l'ora che si concluda questa strana stagione fin troppo condizionata dall'intertoto.
In tema di amichevoli l'ultima giornata ne proporrà 6/7 (non so se Juventus-Lazio vada considerata come tale) di fatto si giocherà solo a Firenze, Bologna e Roma (con qualcosa in palio ovviamente).
Questo non è calcio - Già detto della ignobile contestazione a Maldini e della rissa di Torino-Genoa un doveroso saluto va al tifoso del Vicenza e un abbraccio alla sua famiglia: Eugenio Bortolon è precipitato nel fossato che divide il settore ospiti dalla tribuna dello stadio Tardini di Parma, pare che il giovane vicentino si è sporto eccessivamente nel tentativo di inveire contro i tifosi locali, ma questo poco importa, Eugenio è precipitato nel fossato e dopo qualche ora di agonia è volato in cielo, aveva 19 anni. Riposa in Pace
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