La Roma resiste. In un derby che potrebbe passare alla storia oltreché per il risultato finale, per la sua pazza evoluzione, i giallorossi reagiscono all'assalto dell'Inter e mantengono il punto di vantaggio a quattro giornate dalla fine superando forse l'ostacolo più difficile.
Due sono gli elementi portanti del successo romanista: la fortuna, che nel calcio non è un disvalore, rappresentata dal rigore sbagliato dalla Lazio e che avrebbe potuto chiudere un contesa che i biancocelesti fino a quel momento meritavano di vincere, e il coraggio, quello dell'ottimo Ranieri che sfidando una piazza intera lascia fuori i semidei locali rischiando l'atto di lesa maestà ma aggiungendo molto al potenziale della sua squadra.
L'Inter resta in scia battendo una combattiva Juventus che nonostante l'inferiorità numerica ha difeso a lungo il pareggio fino ad arrendersi al gol di Maicon, una perla rara, e all'acuto di Eto'o nel finale. Le speranze nerazzurre sono legittime anche se sono un po' meno rispetto a una settimana fa: troppi punti buttati banalmente per Zanetti e compagni che ora lanciano la sfida al Barcellona in quella che è la nonna di tutte le partite (la madre era già quella col Chelsea) dove i catalani arrivano non solo con le credenziali di grande favorita ma con quella di squadra invincibile.
Sarà il campo a confermare o a smentire queste teorie, sta di fatto che tra quelle rimaste in corsa solo l'Inter pare in grado di fermare la corsa della vivace banda di Pep Guardiola.
Il resto della giornata vede l'importante successo della Sampdoria sul Milan, i primi gettano la maschera e si candidano per il quarto posto, il diavolo esce definitivamente dalla corsa scudetto anche se l'impressione era che solo Leonardo ci credeva ancora (almeno di facciata).
Resta in scia il Palermo che ottiene in extremis un punto a Cagliari recuperando negli ultimi minuti un doppio svantaggio contro i sardi finalmente pimpanti dopo l'esonero di Allegri (scelta ne giusta ne sbagliata, solo stupida e inutile).
Torna a farsi sentire il Napoli che, trascinato da un super Lavezzi, fa suo il derby del sud contro il vacanziero Bari di Ventura, la sconfitta col Parma sembrava aver messo una pietra tombale sui sogni partenopei e invece il Napoli c'è.
Di riflesso la vittoria del Parma a Fuorigrotta sembrava aver rilanciato le speranze dei ducali in prospettiva Europa, e invece al Tardini Crespo e compagni perdono con il Genoa che riscatta il derby e si regala un finale un po' più emozionante.
Cosa che non fa la Fiorentina che chiude a Bergamo una stagione altamente contraddittoria fatta di picchi altissimi (in Champions) e baratri mostruosi, sicuramente ha influito la grana-Mutu e il mostruoso Ovrebo ma c'è di buono che anche quest'anno Corvino e Prandelli hanno fatto ancora una volta un superlavoro con i giovani.
In coda il derby di Roma accende nuove preoccupazioni in casa Lazio, l'Atalanta torna sotto, il Bologna si riprende un po' (con un pizzico di rammarico) mettendo nei guai l'Udinese che non sfrutta il match ball salvezza come il Catania bloccato dal Siena (ormai spacciato) in casa.
Sorride il Chievo che batte il Livorno e si mette al sicuro in vista di incontri tra il difficile e il proibitivo.
Piange il Livorno che si appresta a un veloce ritorno tra i cadetti con un futuro tutto da decifrare visto che Spinelli non vede l'ora di vendere, potrebbe essere la fine di un'era.
Fuori dal campo si è parlato tanto di violenza sugli spalti e di gesti che istigano i peggiori istinti animaleschi: ha ragione Di Canio a dire che certi gesti ci possono stare e che la rivalità è il sale del calcio ma purtroppo siamo in un paese popolato da minus habens che vedono nella loro squadra il valore massimo della loro vita e lo sfogo alle proprie frustrazioni e quindi l'ironia diventa insulto da vendicare, magari nel sangue.
Finchè il calcio non verrà concepito per quello che è, cioè un gioco, certi gesti, anche goliardici, andrebbero purtroppo evitati.
Di Di Canio andrebbe in ogni caso apprezzata la coerenza, lui certi gesti li ha fatti e li ha subiti conservando sempre la propria opinione, a differenza di altri, bravi a ironizzare quanto a ergersi a moralisti a seconda delle situazioni.