Pare che Lazio-Inter 0-2 stia passando per essere qualcosa di inaudito, clamoroso e mai visto nei campi di calcio di questo paese. Solo in questa maniera si possono giustificare certi atteggiamenti da parte di addetti (e non) ai lavori in cui spiccano politici che fanno interrogazioni parlamentari (con calma, prima bisogna depenalizzare i reati delle auto blu), presidentesse e relativi entourages che danno patenti di immoralità e vergogna e intellettuali, talmente intellettuali da ricordarci di loro solo come opinionisti calcistici, che sputano sentenze velenose nei confronti di città, squadre e tifoserie con un acredine mai vista. Pare che scene come quelle viste allo stadio olimpico (volutamente minuscolo) siano delle novità assolute che fanno male a un paese che sotto ogni punto di vista, quindi anche sotto quello sportivo, risulta essere a livello mondiale un modello di grande correttezza. In pratica pare che sia successo quanto segue: una squadra, prima in classifica e finalista di Champions, scende in campo per affrontare una squadra scarsina (classifica alla mano), quasi salva e con una caterva di diffidati da preservare per scontri più abbordabili. Ne consegue che i primi, più forti e motivati vincano la partita, soffrendo nella prima frazione la serata di grazia del portiere avversario e usufruendo soprattutto nella seconda frazione di gioco di un certo disimpegno dell'altra squadra. Ad aggravare il tutto, a detta della vasta platea di moralisti, c'è il fatto che in nome di una fortissima rivalità sportiva tutta romana i tifosi laziali abbiano fatto il tifo contro la propria squadra e a favore dell'avversario. Indecente, scandaloso e raccapricciante ma soprattutto inaudito. Già, perché a sentire le varie componenti che in questi giorni hanno dispensato perle di saggezza come se piovesse tutto ciò non si era mai verificato, sarà vero? Andiamo a vedere, in maniera schematica se, frugando nel passato, questo non sia mai successo. Capitolo 1: i biscotti, mai accaduti? Non credo proprio, mi viene in mente un Bari-Roma di quest'anno, a 7 giornate dalla fine che il presidente Abete definì “balneare”, eppure il Bari non era salvo matematicamente e poteva coltivare ambizioni europee (perché c'è chi dice che la Lazio a oggi non è salva) eppure in quell'occasione non ci fu nessuna levata di scudi, nessuna vergogna e nessuna interrogazione parlamentare del signor Gasparri e compagnia bella. Era semplicemente la partita tra una squadra più forte e motivata contro una squadra meno forte e motivata. Nessuno scandalo per i professionisti della moralità. Andando a ritroso che dire di quel Roma-Lazio 2005 senza un tiro in porta perché il pari stava bene a tutti? Il signor Gasparri, all'epoca ministro, da buon politicante avrà fatto spallucce dicendo “a fine campionato son cose che succedono”. E vabbè. E chissà se nella puntata di Controcampo del 5 maggio 2002 il professor Mughini avrà sbottato contro l'Udinese, rea di aver fatto da spettatrice privilegiata al trionfo della sua Signora, augurando alla squadra friulana di marcire in B con tutti i suoi tifosi simpatizzanti (sorelle e vicini di casa inclusi), non credo l'abbia fatto. Forza e Motivazioni unita alla figuraccia di quel pirla di Cuper, non c'è altro. E poi chi l'ha detto che i biscotti siano solo questo tipo di partite? Forse in pochi lo ricordano ma il famoso Genoa-Venezia della valigetta di Preziosi fu un 3-2 all'apparenza combattutissimo ma che in realtà aveva il risultato già scritto. Quindi a me, cultore del sospetto a 360 gradi, come fai a convincermi che in Roma-Atalanta Consigli non lo fa apposta, e in Parma-Roma la difesa ducale non si apre di proposito per far segnare il Capitano? Capitolo 2: La spirale del silenzio. La spirale del silenzio è quella teoria della comunicazione per cui un accadimento viene scientificamente snobbato dai media allo scopo che non se ne parli più. E arriviamo quindi alla comunicazione e al ruolo che gioca in vicende come questa: radio, giornali, blog e forum svolgono una funzione tutt'altro che secondaria. Essi infatti creano opinione partendo da una visone parziale delle cose allo scopo di far si che ciò che loro dicono diventi la versione ufficiale dei fatti. Un esempio? Prendete la partita Roma-Sampdoria: viene fatta passare come una partita falsata dall'arbitraggio di un interista (fonte Corriere dello Sport 2002) che non concede alla Roma un rigore sull' 1-1, ergo la Roma è stata scippata di punti e primato e quindi tocca andare in via Allegri a manifestare il dissenso ai signori della federcalcio. Questa è la versione fatta passare dal 90% della comunicazione che ha trattato questo evento. Mancano due particolari importanti però: il primo è che Cassano viene fermato solo davanti al portiere per fuorigioco inesistente sullo 0-0 (e questo farebbe cadere l'accusa di arbitraggio partigiano) il secondo sarebbe l'intervista al calciatore Guberti che platealmente (e ingenuamente) a fine partita dichiara il suo imbarazzo a giocare contro la squadra proprietaria del suo cartellino e lanciata verso lo scudetto. Per la cronaca la prestazione del calciatore sardo è pessima, Del Neri lo sostituisce con Mannini a fine primo tempo e la Samp ne beneficia in maniera evidente. Il tutto finisce nella spirale del silenzio, nessuno ne parla quindi non è successo, Guberti non si deve vergognare, Mughini non ne chiederà la radiazione e i parlamentari potranno tranquillamente dedicarsi alle auto blu. Capitolo 3: Ma il problema non è questo. Quanto detto finora potrebbe però non risolvere l'interrogativo iniziale (non è mai successo?) in quanto per molti il problema di domenica non è stato l'atteggiamento morbido dei biancocelesti quanto il fatto che i tifosi della Lazio abbiano gioito nel vedere la propria squadra perdere. É vero che certe esultanze fin troppo plateali sono state inutili ed eccessive (lo striscione “ooooh noooo!” è stato però geniale) però conoscendo la realtà romana non c'è da scandalizzarsi troppo se accanto al tifo per i propri colori c'è l'augurio che ai rivali vadano male le cose (perchè se vanno bene son c***i amari per chi deve subire!), Totti, DeRossi,la stessa presidentessa e tanti tifosi vip danno continui saggi di antilazialità quindi c'è poco da essere stupiti dell'atteggiamento dei tifosi. Anche in questo caso portiamo un episodio a supporto della tesi: ultima giornata del campionato 1992/93, all'olimpico (sempre minuscolo) si gioca Roma-Udinese e al pareggio degli ospiti lo stadio esplode in un boato: l'odiata Fiorentina dei Cecchi Gori è in serie B, chissà se per la Sensi è stata una vergogna, se Mughini volesse vedere la Roma marcire in B e se a Gasparri gli andò il caffè Borghetti di traverso. Nel calcio c'è una componente chiamata rivalità che porta il tifoso (che, gesti violenti a parte, può fare quello che gli pare perché è l'unico che paga e non riceve nulla in cambio) ad avere comportamenti ai limiti della sportività, non la si scopre certamente con Lazio-Inter di domenica sera. Conclusioni: il rispetto delle regole. Ha ragione Ranieri a chiedere il rispetto della contemporaneità, forse aiuterebbe un pochino le squadre a giocarsela di più (ma tra tabelloni e radioline i biscotti verrebbero comunque abbastanza bene), sarebbe stato bello sentirglielo dire quando anticipi e posticipi avvantaggiavano lui e svantaggiavano gli altri (l'ultima giornata oltre a essere quella dove l'Inter rigiocava da prima in classifica è stata la prima da un po' di tempo dove i nerazzurri giocavano per ultimi, Barcellona andava smaltita). Comunque le ultime due saranno in contemporanea, non credo cambieranno le cose, è più facile contare sulla variabile Mezzaroma e i suoi premi a vincere. In Inghilterra della contemporaneità non ne hanno bisogno, giusto all'ultima giornata, altra cultura in un paese dove il club è vissuto in maniera totalizzante dai tifosi e dove nessuno si scandalizza se i tifosi del Liverpool non vogliono che l'odiato Manchester United non vinca il titolo. |