Cenerantola ripensando a quei tempi nel paese lontano lontano rifletteva…..quante cose sono cambiate….Innanzitutto nel paese delle fiabe c’era sempre il sole….di 20 anni passati laggiù ricordava solo poche tempeste…la nevicata del 53 nel bosco di Bambi e la mareggiata del 90 che fece quasi annegare il principe Eric. Invece a Milano piove sempre, quando non piove nevica, quando non nevica c’è nebbia. E Cenerantola, nostalgica, pensa…”Ammazza che palle”. Nel paese delle Fiabe baciavi un rospo….e diventava un principe. A Milano baci uno che te pare un principe,poi te lo sposi…..e diventa ‘n rospo, perde i capelli, se soffia ‘r naso con la tovaglia di Fiandra, guarda la champions quando c’è Pretty woman e guarda caso se scorda sempre de lavà i piatti. E Cenerantola nostalgica, pensa :”Ammazza che palle” Nel paese delle fiabe c’erano pochi modi per morire: mordere una mela, morire di crepacuore, smozzicata da ‘n lupo, assassinata da un guardiacaccia. A Milano puoi morire per lo smog, assaltata da una baby gang, rapinata, investita da un tram, per lo stress, per una dose tagliata male, soffocata da un piumone bassetti, di malattie varie, per alcolismo, per noia mentre guardi l’ennesima replica di “La signora in Giallo” E Cenerantola nostalgica pensa….”Ammazza che palle” Nel paese delle fiabe vivevamo al castello, 400 stanze, un parco de dodici ettari, tre sale convegni, due sale da ballo, tre stanze guardaroba, palestra privata e piscina olimpionica. A Milano in tre stamo in un bunker de 30 metri quadri, ‘na cucina così piccola che dovemo magnà uno per volta, con un cesso solo, e guarda caso quando tocca a me, dopo tre righe de “Donna Moderna” entra sempre quello co’ la sciolta che te urla “Sbrigheteeeeeeee…sto maleeeeeeeee”. Un armadio ikea a tre ante dove stanno er guardaroba invernale, quello estivo, tutto er corredo de lino de Nonna Jolanda compresa Nonna Jolanda in formaldeide, che ce la tenemo per fa er quattordicesimo quando semo tredici a tavola, che si sa, porta male. E Cenerantola nostalgica pensa….”Ammazza che palle…” Nel paese delle fiabe c’erano i servitori, i cuochi, le sguattere, i giardinieri… A Milano ce so solo io, che mentre lavo i pavimenti soffio er naso ar pupo, preparo cena, me lavo i piedi, faccio er cambio de stagione, me rado la barba, faccio a spesa, annaffio er basilico e quando me ricordo scongelo Nonna Jolanda così dà una mano pure lei. E Cenerantola nostalgica pensa….”Ammazza che palle…” Nel paese delle fiabe quando avevi bisogno…..TAAACC..c’era la fata smemorina, che tirava fori la bacchetta magica e te faceva er vestito alla moda, la carrozza coi cavalli, trasformava i topi in cocchieri. A Milano quando te serve qualcosa ce vonno i soldi, se nun c’hai li soldi c’è findomestic, altrimenti per prende i soldi vai al bancomat a prelevare, il bancomat non funziona, allora paghi cor bancomat e ti esce “Transazione non autorizzata”, allora vai a n’altro bancomat e appena esci finalmente coi soldi arrivano due in Vespa e te rapinano, allora glie tiri dietro ‘na scarpa e te rubano pure quella: risultato, un pomeriggio dai carabinieri e oltre ar vestito mò te devi ricomprà pure le scarpe. E Cenerantola nostalgica pensa… “I sogni son desideri…chiusi in fondo al cuor… Nel sogno ti sembran veri… E tutto ti parla d’amor… Poi ‘n giorno te svegli e senti ‘na puzza de Baccalà.. Ma questo principe è 'n fetente pelato e flatulente.. E er sogno.. Te finisce qua…” |