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L'illuminismo

Nel 1700, l’età dei Lumi, della ragione per eccellenza, i medici e gli scienziati regalarono all’umanità numerose scoperte mediche e innovazioni in ambito sanitario.
Già alla fine nel 1656 in Francia, Luigi XIV a Parigi fa sorgere l’Hospital General dove compare la Salpetriere, un autentico ghetto per mendicanti,derelitti,vagabondi ed emarginati.
Durante la Rivoluzione francese Philippe Pinel, padre della moderna psichiatria, cominciò a studiare questi reclusi, fornendo una classificazione delle patologie: dementi,melanconici,maniaci, che oggi risulta superata. Nacque in quel periodo la “Maison des foux” , una casa per disagiati mentali che, sottratti alle cure delle confraternite religiose, furono affidati alle cure di questo istituto.

Nel 1685 Francois Mauriceau, un chirurgo della capitale Francese, scrive il “Trattato delle Malattie delle donne e infantate”, nel quale si condannava l’aborto.

Franz Anton Mesmer,(1734-1815) austriaco che esercitò a Vienna e a Parigi, riteneva che i disturbi isterici fossero causati ”dalla  particolare distribuzione di un fluido magnetico universale, presente nel corpo”. Presiedeva riunioni avvolte dal mistero, durante le quali i pazienti sedevano in circolo attorno ad una tinozza coperta, dalla quale sporgevano delle verghe di ferro infilate in bottiglie piene di sostanze. Lo studioso entrava nella stanza, estraeva dalla tinozza alcune verghe e con quelle toccava le parti malate dei pazienti. Malgrado ciò che possiamo pensare oggi giorno di questi metodi discutibili, Mesmer riuscì ad aiutare molte persone a superare problemi di natura isterica.
Mesmer viene generalmente considerato il primo ad aver applicato l’ipnosi, o quantomeno dei processi altamente suggestivi.

Un altro medico parigino che si dedicò all’isteria fu Jean Martin Charcot,(1825-1893), indagando non soltanto l’anestesia e le paralisi, ma anche la cecità, la sordità, gli attacchi compulsivi ed i vuoti di memoria provocati dall’isteria. Inizialmente Charcot sposò la tesi somatogenica, ma quando alcuni suoi allievi gli mostrarono che era possibile provocare sintomi sperimentali in una paziente tramite l’ipnosi, cambiò opinione sull’isteria ed iniziò ad interessarsi a spiegazioni di natura non fisiologica per spiegare certi sintomi.
Durante il periodo dell’Illuminismo, ridimensionato il “sogno” umanistico dell’uomo “perfetto e onnipotente”, il concetto di benessere assume principalmente un valore economico-sociale e spesso finisce per essere un sintomo di “felicità” che, dagli illuministi, era considerata il fine ultimo da ricercare e conseguire da parte dell’uomo nella vita. La Rivoluzione francese poneva proprio l’ideale della “felicità” come l’ideale ultimo dell’uomo.
Durante il diciassettesimo e diciottesimo secolo alcuni pedagogisti, medici e filosofi continuano a valutare positivamente i benefici dell’esercizio fisico,consigliandone la pratica .

In Germania Guts Muths (1778-1839) fu un fautore dello sviluppo delle attività fisiche in senso più ampio, classificando e distinguendo l’esercizio ginnico dall’esercizio fisico ottenuto con il lavoro manuale, ai giochi collettivi militari come la danza o il nuoto.

In Svezia Pier Enrico Ling (1766-1838) fonda nel 1814 un grande Istituto ginnico: studiò il corpo e i suoi movimenti, con l’intento di evitare nei ragazzi forme patologiche dovute a scarso movimento, creò nuovi attrezzi come la ‘sbarra fissa’ ed il ‘palco di salita’, elaborò un metodo che permette l’ inizio per la  cura di varie malattie del sistema nervoso.
Anche Francia ed Inghilterra diffondono metodi a base di giochi all’aperto come nuotocanottaggio.
In Italia uno scienziato innovatore fu Domenico Cotugno (1736-1822) che scoprì il liquor cefalorachidiano, descrisse la sciatica, e notò per la prima volta la presenza di albumina nelle urine dei nefropatici.

 

Luigi Galvani (1737-1798) scoprì l'elettricità animale, anche se secondo alcuni una parte del merito andrebbe riconosciuto alla moglie la quale, mentre preparava delle rane, toccò con un cucchiaio di bronzo le zampe dell'animale e notò che si contraevano. In seguito a ciò Galvani fece esperimenti e parlò per la prima volta di elettricità animale. Alessandro Volta, però, dimostrò che non era elettricità animale, bensì un fenomeno fisico.
Il primo a trattare l’argomento sullo sviluppo psicofisico del bambino è Gaetano Filangieri (1752-1788), ritenuto colui che diede dignità all’educazione fisica. Secondo lui oltre che un buon vestiario il bambino doveva seguire una sana alimentazione, una buona igiene del corpo e fare attività motoria, parlando di benessere psicologico positivo.

Lo studioso Emilio Bauman (1843-1917) considerato il padre fondatore della ginnastica italiana, alla quale diede  una nuova impronta  e nuovo vigore riuscendo a creare particolari attrezzi ginnici e concependo la ginnastica non fine a se stessa, ma come mezzo per la formazione del carattere. Per lui l’esercizio non era improntato sulla sola bellezza e sulla sanità del corpo, ma significava elevare lo spirito e tentarne un rafforzamento attraverso l’ educazione del carattere.

Nel 1844 dopo aver affrontato gli studi dell’Obermann, il Conte Riccardo Neto fonda a Torino la società ‘Ginnastica di Torino’. Nel 1850-51 il Comune di Torino rende la disciplina della ginnastica obbligatoria nelle scuole elementari e superiori.
A Milano nel 1874 il Dott. Gaetano Pini fonda l’Associazione per la scuola dei rachitici, un istituto creato non solo per fare assistenza ma anche terapia.

illuminismo

Pubblicato da Giuseppe Mannino il 7-8-2008 15:49 in H nella Storia
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La cecità

Può essere ‘congenita‘, per gravi deficienze nello sviluppo embrionale e fetale, oppure ‘acquisita’, in seguito a cause morbose ad esempio: opacità corneali, ulcere corneali, traumi locali, ustioni profonde della cornea, cataratta, glaucoma, distacco della retina. Può essere causata anche da lesioni del nervo ottico: atrofie,fenomeni degenerativi o infiammatori di centri ottici superiori,etc.
Oltre alle cause di cecità elencate vi sono una schiera di malattie per intossicazioni di ordine più generale che possono portare alla perdita della vista, fra questi: il diabete, ipertensione nefrogena, intossicazione tabagica.
La perdita della vista può essere temporanea, parziale,totale,monolaterale,bilaterale. Poi c’è  il tracoma , un’ infezione oculare diffusa in Asia e Africa dovuta a un virus. Esistono infine forme particolari di cecità: daltonismo, notturna, diurna, verbale.

I ciechi hanno ricevuto un grande aiuto grazie ad un apparecchio progettato e costruito a metà dei primi anni Sessanta  all’Università di Stanford (California) dal Professor I.G. Linvill, che creò l’Optacon (Convertitore da ottico a tattile), il quale diede la prima possibilità di leggere ai non vedenti grazie alla scrittura chiamata Braille.    

xman

Pubblicato da Giuseppe Mannino il 5-8-2008 15:23 in Dal medico
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Arnie Boldt e il salto in alto

Il 1981 vide a Roma una grande manifestazione di atletica leggera, scherma, nuoto e pallacanestro e, allo Stadio dei Marmi, divenne storica l'impresa del canadese Arnie Boldt che, nel salto in alto, con una sola gamba saltò la misura eccezionale di 2 metri e 4 centimetri. Fu lo stesso Boldt a rappresentare, due anni dopo, tutti i disabili al Giubileo degli Sportivi celebrato dal Papa Giovanni Paolo II, allo Stadio Olimpico in Roma.

 

Pubblicato da Giuseppe Mannino il 4-8-2008 14:09 in Lo sapevate che?
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L'Umanesimo e il Rinascimento

Alla fine del Quattrocento si sviluppa il movimento culturale dell’Umanesimo, nel quale avviene la rivalutazione dell’uomo, posto al centro dell’universo. Nel Medioevo egli aveva bisogno di una guida, adesso nasce invece una visione tomistico-aristotelica della vita, tendente a valorizzare l'esistenza terrena. In questo periodo l’essere umano non è più ritenuto un essere debole, sia nella sfera morale che in quella fisica: Il benessere andava dunque ricercato attraverso lo sviluppo delle risorse fisiche e dell’intelligenza. Durante l’Umanesimo i disagiati, i malati e i disabili non erano ben accetti e, visto che non producevano ricchezza, spesso venivano relegati in veri e propri ghetti.

 

Con l’inizio del Rinascimento, nato alla fine del Quattrocento, il culto della ginnastica si affaccia nelle scuole ed è opera di alcuni pedagogisti che verificarono e attuarono alcune teorie secondo le quali il fisico va curato e irrobustito, in accordo con lo spirito, per evitare che il tempo lo deteriori: nasce così la prima scuola ad indirizzo pedagogico.

Vittorino da Feltre (1378-1446), fu il primo ad unire gli esercizi ginnici all’intelletto. Nel 1423 fondava la famosa ‘Ca' Goiosa’ per desiderio del Duca Gian Francesco Gonzaga, nella quale venne messa in discussione la formazione guerresca, seguita sin nel Medioevo, e venne rivalutato l’esercizio fisico come elemento basilare per lo sviluppo e la formazione dei giovani.
Nella sua scuola, riservata prima di allora solo ai nobili, Vittorino da Feltre diede spazio anche ai figli dei poveri.

Anche Maffeo Vegio (1407-1458),  nel suo libro ‘De liberorum educatione', parla di ginnastica vista come attività ludica che veicoli degli insegnamenti.

Leonardo Da Vinci (1452-1519), fra la vastità delle sue opere, fece degli schizzi raffiguranti il corpo umano, dando una svolta decisiva alla conoscenza dell’ Anatomia, con il tentativo di esplorare la compressione della struttura corporea.

 

 

 

Paolo Cortese(1465-1510) scrisse “Sui costumi e gli studi liberali della gioventù“, spiegando ai giovani di utilizzare i classici esercizi del pentathlon e del gioco della palla  e ci narra come nobili e prelati amassero tanto partecipare a questi giochi. Si ricorda  che si cimentarono ne gioco del calcio personaggi come il Duca di Urbino, Alessandro,Cosimo e Francesco De Medici, Clemente VII, Leone XI e Urbano VII.

Nella Firenze dei Medici, ebbe enorme successo il calcio detto  ‘fiorentìno’.

A Ferrara, sotto gli Estensi, il Rinascimento si mostrò in tutto il suo splendore: giochi di forza e di destrezza come il palio accésero gli entusiasmi e la passione del popolo. Le donne si esibivano in esercizi ginnici e a volte prendevano parte alle gare,come è testimoniato da una regata a Ferrara con la partecipazione di alcune donne di Comacchio sotto lo sguardo di Papa Clemente VIII.
Girolamo Mercuriali(1530 - 1606), medico e studioso, traccia in anatomia sistematica la storia della attività motoria: ’De arte gymnastica’ uno dei sui maggiori testi, parla della grazia di conservare una buona salute e approfondisce tematiche come quelle dell’igiene e della dermatologia.

 

Pubblicato da Giuseppe Mannino il 1-8-2008 14:13 in H nella Storia
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il tiro con l'arco: il regolamento

Si può giocare  individualmente oppure in gruppo,  si gareggia sia in piedi che sulla sedia a rotelle. Obiettivo dei concorrenti è quello di tirare le frecce cercando di colpire il centro di un tabellone a forma tonda, chiamato anello, che possiede dieci zone concentriche.

Un colpo al centro dell’anello vale 10 punti, a quello successivo nove, e così via, fino all’ultimo anello che vale un solo punto. Solitamente nei concorsi all’aperto l’anello viene posizionato a varie distanze: 90 metri , 70 metri o 30 metri. Nei concorsi indoor (al chiuso) il bersaglio è posto ai 18 metri ed ai 25 metri. La dimensione del diametro della freccia può variare a seconda della distanza. Ad esempio, ai 18 metri il diametro deve essere di 40 centimetri. Nelle competizioni individuali i concorrenti devono inizialmente superare un primo turno di qualificazione, che consiste nel tirare 36 frecce per ognuna delle quattro distanze (90,70,50,30 metri), per un totale di 144 frecce. La categoria di appartenenza è valutata in base alle classificazioni.

Le categorie tiro con l’arco sono varie:
Categoria per uomini e donne ARW2 90,70,50 e 30metri.
Categoria  per uomini e donne ARW1 70,60,50 e 30metri
Categoria per uomini e donne Compound.
Categorie per uomini e donne non vedenti e ipovedenti.
Categorie per uomini e donne Standing.

Durante le sessioni di qualificazione a lunga distanza ogni arciere effettua un turno con lancio di sei frecce. Durante la sessione a breve distanza ogni atleta effettua un turno con lancio di tre frecce. Il vincitore di ogni sessione passa al turno successivo,fino a raggiungere le semifinali e la finale. Nelle competizioni paralimpiche è scelta la posizione di partenza del lancio ai 70metri.
Nelle competizioni Top 16, ovvero quelle di gruppo,  i membri della squadra  appartengono separatamente alla categoria maschile o femminile e devono avere la stessa classificazione ed essere dello stesso Paese. Si parte dai trentaduesimi di finale per poi passare ai sedicesimi fino alla finale.

I trentunesimi Campionati Italiani assoluti di Tiro con L’Arco categoria Disabili si sono tenuti a Massa Carrara dal 31 al 1 giugno 2008.

tiro_arco_regole

Pubblicato da Giuseppe Mannino il 31-7-2008 16:32 in H sport
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Il tiro con l'arco: la storia

Il tiro con l’arco in Italia è regolato dalla federazione FITARCO, la quale vanta una lunga storia. Fondata a Milano il 17 dicembre 1961, ottiene  il 16 marzo 1967 dal CONI  la  qualifica di ‘sport tutelato’. Dopo circa dieci anni, il 22 dicembre 1971, la nuova federazione viene ammessa nel Comitato Olimpico. Il 18 gennaio 1978 divenne federazione effettiva del CONI. Riguardo l’ingresso della disciplina nell’universo paralimpico, esso è avvenuto nel 1948 nell’Ospedale inglese di Stoke Mendeville ed ha  avuto un’evoluzione rapidissima. Sport di precisione, forza e concentrazione, grazie alle innovazioni negli anni è diventato sempre più accessibile, con cambiamenti in materia di norme e regole facilitatrici.
Dalle Paralimpiadi di Roma del 1960, anno d’esordio di questa grande manifestazione, ad oggi, il tiro con l’arco si è andato sempre più espandendo. Nel 2008, si contano  circa 37  Paesi che praticano questa disciplina. Questo sport è aperto ad atleti con disabilità fisiche che vengono classificate in tre categorie: lesioni del midollo spinale, paralisi cerebrale, amputazioni.
Il primo campionato nazionale italiano che comprendeva le categorie maschili e femminili si disputò nel 1962. L’IPC (Comitato Internazionale Paralimpico), in collaborazione con la FITARCO (Federazione Internazionale Tiro con l’Arco), sono coloro che regolano e seguono accuratamente questo sport.

 

 

tiro con l'arco

Pubblicato da Giuseppe Mannino il 29-7-2008 15:07 in H sport
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Il fenomeno Bailey

Una storia in questi ultimi mesi sta commuovendo l’America. Ne è protagonista un disabile di 19 anni, un potenziale vincitore delle Olimpiadi speciali di Pechino. Campione di nuoto nella pratica a farfalla.  Si chiama Kendall Bailey, è alto due metri circa, e soffre di gravi malattie non solo fisiche ma anche mentali, tra cui l’autismo. Kendall è scheletrico,  ha le capacità intellettuali di un bambino d’asilo, ma in acqua trova una forza incredibile e recupera la propria umanità.

 

kendall bailey

Pubblicato da Giuseppe Mannino il 28-7-2008 16:11 in Lo sapevate che?
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Antonino Lisotta

Premiato con una targa ricordo presso la sede Inail di Palermo l’arciere paralimpico Antonino Lisotta. Un appello accorato da parte degli intervenuti per un maggiore rilancio dell’attività sportiva nei disabili che aiuta al reintegro sociale.


Oggi, giovedi 24 luglio 2008, l’atleta paralimpico Antonino Lisotta della categoria W2 del tiro con l’arco  si è presentato in conferenza stampa presso la sede Regionale siciliana dell’INAIL per parlare del suo cammino fino alla qualificazione e partecipazione alle paralimpiadi di Pechino 2008.


antonino lisotta


L’atleta proviene dal raduno tecnico collegiale tenutosi a metà luglio nella località bolognese di Castenaso, dove ben sette suoi colleghi arcieri si sono allenati per la spedizione alle Paralimpiadi di settembre 2008. Ritrovatosi su  una sedia a rotelle, Lisotta è stato assistito dall’equipe medica dell’INAIL di Palermo (Dottssa. Maira, Dottssa.Scelfo, Ass.sociale De Luca e tutti gli altri).


Egli ha dovuto superare una serie di ostacoli ma non si è arreso: nel periodo di riabilitazione è stato sorretto dalla famiglia e stimolato all’attività sportiva dall’allenatore di Tiro con L’arco Guglielmo Fuchsoua. L’allenatore, presente alla conferenza, dice: ‘Lisotta, partito da zero, ha creduto nello sport e adesso stiamo vedendo i risultati’.

Il Campione si è fatto valere gareggiando per l‘ASD Villa Delle Ginestre. Sono Intervenute diverse personalità mediche: il direttore Regionale della Sede Sicilia, il Dottor Caruso, che ha premiato l’atleta ed ha parlato di utilizzare lo sport come mezzo di reintegrazione sociale. Il Dottor Vivaldi, dal canto suo, ha parlato della possibilità di creare in Sicilia un progetto per la realizzazione di un polo sportivo per disabili, uno spazio per tentare il recupero attraverso lo sport  visto come un piccolo mattone che serve a sentirsi vivi‘.


La Dottoressa Maira ha affermato quanto fosse emozionante il momento che stiamo vivendo, ed insieme alla dottoressa Rizzo  mettono in evidenza il bisogno di far valere le funzioni di un disabile e quindi la necessità di creare un progetto dove sostituire agli attuali uffici H (handicap) i così denominati uffici F ovvero autentici ( uffici funzione), lavoro possibile dicono, creando delle equipe di lavoro multidisciplinari per ridare dignità alle persone con disabilità e farle partecipi nel sociale.


Presente la presidente del C.I.P. Sicilia Roberta Cascio che ha augurato in bocca al lupo a Lisotta e agli atleti siciliani che gareggeranno. L’assistente De Luca ha parlato dell’uomo Lisotta che si impegna tanto anche nel sociale. L’atleta, emozionato, ha ringraziato per la targa ricordo ricevuta ripercorrendo la sua storia sportiva, costellata da duri sacrifici e allenamenti svolti. Dopo aver ringraziato l’INAIL per aver messo a disposizione una nuova area d’allenamento ha concluso: ’Spero che sia da esempio ad altri per lottare ed andare avanti‘.

 

AntoninoLisotta

Pubblicato da Giuseppe Mannino il 24-7-2008 16:32 in H sport
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Il Medioevo: la cavalleria

Per diventare cavalieri nel Medioevo era necessario attraversare un iter che consisteva in tre stadi:
donzello, scudiero e cavaliere. Questo processo cominciava all'età di otto/dieci anni e terminava al ventesimo anno. In questi anni i futuri cavalieri dovevano irrobustire il proprio corpo, conquistare la fiducia dei superiori e dimostrare di essere degno di portare gli speroni d'oro ed il cingolo militare.

E’ la Chiesa a regolare la cavalleria, rendendola un corpo militare preposto alla tutela dei deboli e della religione. I principi fondamentali dell’ordine cavalleresco sono: osservare i comandamenti della chiesa, difendere i deboli usando la forza ma non la crudeltà, combattere gli infedeli, essere liberale e generoso con tutti.

Nel Medioevo in Europa avevano molta importanza le attività che dimostravano l’abilità e la forza fisica, come la caccia, il tiro con l’arco, la corsa, le giostre, la gualdana (finte battaglie simulate da giovani armati) e il palio a cavallo, come il palio di Siena sorto nel 1147 e ancora molto seguito.

 

 

Assitevano a queste suggestive manifestazioni cittadini di ogni ceto sociale che non potevano però parteciparvi come atleti; inoltre non vi è traccia in gara di uomini disabili.
Nei Comuni si diffusero sport legati all’attività cittadina e destinati a diventare un elemento folcloristico. Nelle Repubbliche marinare, nel 1171, si diffondevano gli sport acquatici ed in particolare le gare delle regate, nelle quali veniva esaltata la figura dell’uomo caparbio e resistente.

A partire dal 1232 si hanno notizie più dettagliate  dell’origine del Palio di Siena e alla fine del 1300 si diffusero il ludus pilae cum palma, progenitore del tennis, e la pallacorda. Nacquero in questi anni numerose confraternite  e arciconfratenite cattoliche dedite ai bisognosi: la prima fu probabilmente nel 1244 la “Misericordia” di Firenze.
I monasteri cristiani, attraverso la loro opera di evangelizzazione e di educazione, finirono per sostituirsi ai medici come autorità competente per i disturbi fisici e mentali, con il compito di  accogliere ed assistere i malati.

 

regata storica

Pubblicato da Giuseppe Mannino il 24-7-2008 12:06 in H nella Storia
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L'impero romano: i gladiatori

Il gladiatore, nome che deriva dalla piccola spada con la quale combatteva, il gladio, era il lottatore  che svolgeva l’attività sportiva per eccellenza dell’Impero Romano. I primi combattenti provenivano dall’Etruria ed erano per lo più prigionieri di guerra, schiavi, cristiani, galeotti e condannati a morte.

Gli spettacoli dei gladiatori si svolgevano nelle arene appositamente costruite, come il Colosseo,  e vi partecipavano uomini senza distinzione di razza e di sesso, vogliosi di mettersi in mostra e attratti dalla notorietà e dalle ricompense, sia autentici professionisti che persone nuove a questo genere di lotta . Esistevano anche combattimenti delle donne, che erano molto richiesti, anche se avvenivano di rado.

Alcuni  lottatori per un lungo periodo seguirono gli addestramenti nelle scuole fondate dagli Imperatori  Nerone e Cesare, nelle quali venivano sottoposti a torture e ad ordini imposti con l'uso reiterato di punizioni corporali quali l’utilizzo del fuoco e della  frusta.

I vincitori venivano premiati con palme d'oro e denaro, ottenendo grande popolarità soprattutto tra le donne. Se il gladiatore vincitore era uno schiavo, dopo dieci vittorie, che venivano segnate su un collare di metallo, gli era resa la libertà. Silla, un profondo conoscitore del mondo greco e appassionato di sport, nell’81 a.C. propose questo genere di gare  per festeggiare gli anniversari di vittorie. Da allora i giochi, chiamati Victoriae Sullanae, diventano autentiche feste celebrative, dove veniva offerto al popolo un sontuoso banchetto mentre nel circo e nelle arene si esibivano atleti in gare ginniche, aurighi in corse con carri e gladiatori in lotta.
I Romani ottennero poche affermazioni nei Giochi Olimpici: unico degno di nota fu un certo Gaio che nel 72 a.C. si  classifica primo nel dolico, ma alla pari con un altro atleta. 

I Romani ritenevano che lo sport, come veniva praticato in Grecia, risultava inutile e insulso in quanto privo di finalità pratiche come, per esempio, la prospettiva che lo sforzo fisico fosse svincolato dall’educazione militare. Per essi, inoltre, risultavano intollerabili le nudità degli atleti in pubblico ma riuscivano a sopportare le venatories , cioè delle lotte pubbliche contro gli animali, in uno scenario fra finte torri e collinette, autentiche esecuzioni  dei condannati a morte che venivano gettati in pasto alle fiere, in particolare ai leoni (ad bestias).

Si gareggiava e si tentava di trovare sempre idee nuove, traendo ispirazione dagli episodi mitologici, e creando situazioni grottesche, come quella inscenata dall’ Imperatore Domiziano che nel 90 a.C. fece combattere dei nani contro alcune donne.
Nel IV secolo, l’Imperatore Costantino, dopo aver abbracciato la fede cristiana, decide di proibire i giochi.
Il culto per questi sport cominciò a scemare con il lento crollo dell’Impero. Nel 393 d.c. si svolgono le ultime Olimpiadi: è l’imperatore Teodosio di Bisanzio, sotto influenza del Vescovo di Milano Ambrogio, a decretarne la fine con un editto, adducendo come causa il fatto che i giochi rappresentavano riti pagani in contrasto con la religione Cattolica.

 

impero romano

Pubblicato da Giuseppe Mannino il 23-7-2008 12:41 in H nella Storia
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XIII Giochi Paralimpici estivi!

 

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