IL MIO RESPIRO Nella freschezza di quell'aria del soleggiato pomeriggio, si sentiva solo e soltanto il mio respiro e quel bel rumore degli alberi che si muovevano allo sfiorare del vento. Fino a quando non si sentì il rumore di piccole goccioline d'acqua che piano piano diventarono gocce di una bella fontana. E come se non bastasse si iniziò a intravedere del polline che veniva verso di me come la neve che scende dal cielo. e così quel pomeriggio diventò di un appassionante colore:la felicità... ... e io rimasi lì ad aspettare la sera. (Lidia Lucarelli, Castel Porziano)
LE PAROLE: aria – vita – cielo – respiro – vento – pesante – naso – inquinata – uccelli – volo - aspettare
UNA RAGAZZA DIVERSA DALLE ALTRE C'era una volta Anandita, una ragazza di sedici anni che amava la vita, sosteneva fosse un dono troppo importante da gettare. Lei aveva il naso a patata e l'alito molto pesante, così pesante che nessuno voleva stargli vicino. Ogni giorno amava mettersi sulla terrazza della zia per ammirare il cielo azzurro. Abitava in una città con l'aria molto molto inquinata, per questo lei aveva il respiro sempre affannato. A scuola amava fare esercizi di scrittura come i lipogrammi, ma lei finiva sempre prima dei suoi compagni e quindi doveva aspettare che finivano tutti. Quando arrivava il vento amava vedere gli uccelli in volo: la sua passione. (Ludovica Morelli, Borgorose)
LE PAROLE: aria - vita- ossigeno- musica- amore- cuore- sole- notte- sogno- te stessa- persone- ASPETTARE
PRIGIONIERA DI UNA VITA Questa notte ho fatto un sogno: ero sola, in una stanza buia, al chiuso... mi mancava l'aria! non riuscivo a respirare, mi sentivo come prigioniera della mia stessa vita. Un sogno strano... terrificante... ma non era un incubo. Andando avanti mi accorsi che non c'erano vie di uscita e avevo paura di poter rimanere li per sempre. Mancava l'ossigeno. Provavo solo odio e non più amore come un tempo. Non vedevo alcuna luce, non vedevo alcun sole e pensavo ormai che quello che avevo entro di me si fosse spento per sempre. E avevo paura, tanta paura. Paura di non farcela a tornare indietro. Paura di aver sbagliato qualcosa, paura di me stessa! paura di tutto. Non volevo che tutti i miei ricordi se ne andassero per sempre, non volevo che la mia vita volasse via cosi... NO! Io non volevo! Mancava la musica in me e non riuscivo a capire nulla di quello che stava succedendo. Mi ero persa... ed ero come bloccata. Nella mia testa c'era solo una frase: "sii sempre te stessa...!" che voleva dire? Non lo sono stata fino ad ora? Forse era tutta una finzione, o forse era solo la verità. Avevo forse rimosso tutto?! le persone... dove erano? Mi sentivo come morire e temevo che prima o poi sarei crollata sulla mia stessa via di ritorno. Non mi restava altro che aspettare che qualcuno venisse ad aprire le porte del mio cuore. Soffocamento... per sempre? Una domanda che non riceve alcuna risposta e che sembra essere vuota! Vado avanti, avanzo nel vuoto con il terrore di cadere. non riesco più a muovere un passo. mi guardo intorno. la stanza è vuota. Ho ansia...è angoscia... timore! Ma di che cosa? questo non lo sapevo neppure io e credevo di non riuscire mai a scoprirlo. Continuo a camminare, ma a stento riesco a farcela. Da lontano intravedo una porta! è chiusa, ma vicino c'è una chiave. La prendo e apro la porta. Ricordi mi ritornano alla mente, immagini che scorrono nel mio corpo. Mi scivolano addosso, come se tutto fosse dimenticato. Come se avessi rimosso pezzi del puzzle della mia vita e non ritrovassi le chiavi giuste per completarla. Sono perduta... dentro il labirinto di me stessa. (Martina Gargano, Castelporziano)
IL VENTO Ero seduto su una panchina ad aspettare. Quando un’ondata di vento travolse un albero. Poi le mille e colorate foglie mi ricoprirono come se fossero un telo. Mi portarono freschezza e mi tolsero il respiro per quanto erano belle. Poi quel dolce rumore in sottofondo assomigliava all’acqua che cadeva dolcemente. Su di me e sulla terra e questa sensazione mi portava come via la mia vita. Questo non aveva odore né sapore. Le foglie assomigliavano a molti bambini liberi che corrono su, giù a destra a sinistra, e questo mi dava un immenso calore. (Matteo Pietrantoni, Borgorose)
IMMAGINARE IN CLASSE L'aspettare che il prof finisse di fare l'interrogazione stava diventando insopportabile per Elisa. Così chiuse gli occhi e si immaginò di stare davanti a un mare stupendo, con l'aria che le scompigliava i capelli. Una tempesta di emozioni la travolse e ritrovò la calma facendo un respiro profondo. Per un attimo pensò a ciò che faceva il suo organismo: l'ossigeno che entrava nei polmoni e l'anidride carbonica che usciva. Pensò a quanto era complicato il corpo umano. Il richiamo del prof la fece spaventare e fece cadere l'astuccio con dentro la gomma, la penna e la colla per terra. Raccolto tutto, si mise a cercare nello zaino un foglio di carta per scrivere: "Stare attenti durante la lezione". (Arianna Barreto, Montopoli in Sabina)
L’ARRIVO DELLA TEMPESTA ...Ero lì, ad aspettare mio padre che mi doveva venire a riprendere; e nell'attesa mi misi ad osservare il panorama e vidi arrivare da Nord delle nuvole spinte da un vento che rinfrescava l'aria e mi scompigliava i capelli e mi venne da associare questo fatto a quando i bambini si sfregano i palloncini contro le loro chiome. Abbassai lo sguardo e vidi dei ragazzi giocare con degli aquiloni color arcobaleno. Mi sembrava di vivere una favola,che però fu spezzata da un tuono. Era l'inizio di una tempesta... (Edoardo Capasso, Montopoli in Sabina)
LE PAROLE: aria – vento – nuvole – aquiloni – arcobaleno – tempesta – nord – favola – capelli palloncini - aspettare
UNA COLLANA DI PERLE ROSA C'era un sole che spaccava i sassi, ero appena tornata da scuola dove la professoressa ci aveva fatto una verifica. Corsi in cucina trovai mamma. Le chiesi se mi poteva portare carta, penna e un cartellone, mi disse di aspettare. Mi appoggiai sul tavolo. Per terra c' era una collana di perle rosa. Uscii da casa che era ormai sera, c'era la luna. Per terra un foglio; era l'invito ad una festa. Ecco a cosa serviva la catenina di perle rosa ! (Elisa Ramazzotti, Montopoli in Sabina)
LE PAROLE: aria – sole - carta – penna – foglio – luna – mamma - professoressa – cartellone – tavolo - collana - aspettare
UN’INVISIBILE ESSENZA L'aria... è buffo pensare che questo elemento ci circonda per tutta la vita e noi non possiamo vederlo. Mi fa pensare all'azzurro, il colore del cielo a cui spesso la leghiamo; o al bianco, un colore senza una vera e propria identità, invisibile. Sono i colori della mia squadra preferita, la mitica Lazio. Questa essenza ha un nome frizzantino, che mi mette allegria, un po' come questo segnetto nero che ho sulla liscia unghia della mia mano. Sarà la sua curvatura a renderlo simpatico, non so spiegare. Un invisibile elemento che circonda chiunque, tutti lo respirano, ad esempio quella mucca lì sul prato, quel gatto, gli uccelli che volano in cielo, me. Comunque sia, per dare una definizione precisa di questo elemento dovrò aspettare, forse di studiarlo approfonditamente in scienze. Per adesso posso solo immaginare. (Francesco Maria De Matteis, Montopoli in Sabina)
LE PAROLE: aria – bianco – gas – azzurro – lazio – segnetto – nero – allegria – unghia – liscia -aspettare - mucca
CAMMINANDO VERSO CASA Mentre camminavo per il sentiero, sentivo l'aria che mi scompigliava i capelli. Ogni tanto guardavo il cielo, c'era un sole enorme e ricordavo il giorno prima, che sul banco della scuola guardavo alla finestra e vedevo il magnifico arcobaleno colorato. Avevo visto, tra l'erba un fiore viola e decisi di penderlo per poi portarlo a casa. Quando sono tornata dalla passeggiata mi sono seduta sulla sedia ed ho preso matita e penna cominciando a disegnare, mentre stavo ad aspettare che mia madre mi chiamasse per la cena. (Maria Elena Scipioni, Montopoli in Sabina)
LE PAROLE: aria – cielo – fiore – erba – sole – penna – finestra – sedia – matita – bianco – arcobaleno - aspettare
OLTRE LA FINESTRA E' una bella mattina di giugno, lei, stanca di aspettare l'alba, si alza, guarda fuori dalla finestra e vede la vita... una gran luce illumina la stanza, c'è una farfalla bellissima che vola su un fiore, rimane a bocca aperta... è la cosa più bella mai vista! In fretta si veste, indossa i suoi orecchini preferiti a forma di limone, prende tra le mani un libro e scende. Saluta la sua famiglia, per strada incontra l'amico che le sorride. E' felice... “oggi è proprio una bella giornata”, pensa... Adora l'estate... Insieme a lui si incammina verso il parco con un gran sorriso sulle labbra.... (Marikla Eustachi, Montopoli in Sabina)
LE PAROLE: aria – farfalla – orecchini – libro – vita – luce – bocca- limone- famiglia – amico - aspettare
PENSIERI SUL BANCO DI SCUOLA! E adesso mi ritrovo qui, sul mio banco di scuola, penso al mare, volteggia piano, l'aria porta le onde in riva, sulla spiaggia, e penso se fossi lì, a guardare l'immenso, l'infinito cielo, i miei occhi riflessi sull'acqua. Ad un certo punto mi ritrovo a pensare al fuoco, con quel calore intenso, quanto mi piacerebbe in questo minimo istante trovarmi lì vicino... invece sto qui, a guardare seduta, il panorama, dalla finestra della mia classe. Vedo un albero, con sotto un contadino che sta mangiando una mela. Queste purtroppo sono solo immaginazioni, e adesso non mi resta che aspettare, che la lezione finisca... (Priscilla Di Giacobbe, Montopoli in Sabina)
LO SCUDIERO L'aria del mattino accarezzava il suo grazioso viso, mentre si rivolgeva gentile al suo scudiero. Il sole risplendeva sulla sua azzurra armatura, in lontananza si vedeva un'anatra infastidire una mucca dal nero mantello, si sentiva appena il lamento di un animale, probabilmente sbranato da un malvagio leone, ne girano molti nella zona. La donna scrutava e ascoltava la natura nell'aspettare lo scudiero, lo faceva sempre. (Rodolfo, Montopoli in Sabina)
UNA SCRITTRICE PRECOCE C’ era una volta una ragazza di nome Laura che, anche se doveva aspettare perché aveva sei anni, voleva scrivere un libro. Voleva scriverlo sulla creatività delle persone, una cosa complicatissima. Per trovare l’ispirazione lei si metteva sotto un albero, con carta e penna, e con il vento che gli scompigliava i capelli. Quando invece si faceva buio, andava in casa, più precisamente nella sua camera; si metteva sul suo banco e sulla sua sedia e continuava a scrivere. Lei in qualche modo trovava l’ispirazione sentendo anche il suo respiro, quando tutto era in silenzio. Riusciva a pensare anche semplicemente vedendo su internet le informazioni sulla vita dell’uomo per raggiungere il suo scopo. Laura, poi, alla fine d’ogni giornata o d’ogni capitolo che scriveva si affacciava alla finestra e prendeva una boccata d’aria. (Veronica, Montopoli)
LA RAGIONE DEL VIVERE Vedo la colomba che trascorre la sua vita nel cielo; che ogni mattina vola sopra ai ruscelli e ai laghi con la loro acqua trasparente. Quanto la invidio! Lei ha libertà di andare dove vuole; oltre la città con il suo profumo di petrolio; oltre le fabbriche con il loro fumo che riempie l’aria leggera; oltre le nuvole in un mondo magico. La sua libertà è come un sogno chiaro e puro. Quanto ancora dovrò aspettare in questo mondo scuro per raggiungere quell’uccello bianco? Quanto ancora dovrò invidiare quella creatura divina? Quanto ancora dovrò attende la mia libertà? (Sarah Joy Carlson, Ronciglione)
LA FUGGITIVA Correre. Era l'unica cosa cui pensava Mirandolina, mentre attraversava il fitto bosco. Il cielo era oscurato da nuvole nere e minacciose, una nuvola, in particolare, sembrava pronta a rilasciare pioggia in qualsiasi momento. I suoi polmoni erano affaticati e respirare era diventato difficile, infatti correva da un'ora, allontanandosi sempre di più dal castello dello zio. L'aria era ormai pesante e minacciava una pioggia imminente. Si fermò per aspettare qualche istante per riposarsi. Guardò da una parte, poi l'altra, e cominciò ad attraversare il prato davanti a lei. Avrebbe voluto saltare e muoversi liberamente, infatti lo sport le piaceva molto, ma si trattenne e raggiunse l'altra parte strisciando per paura di essere vista da una guardia. Una volta dall'altra parte, emise un sospiro di serenità, infatti, tra gli alberi, poteva intravedere il castello del cavaliere Francesco. (Rebecca Joy Carlson, Ronciglione)
IL PARADISO In un bosco fitto c'era una piccola casa, nascosta fra il verde degli alberi, il cui tetto era rotto, sfasciato. Entrai, anche se da fuori mi dava una sensazione di paura, il mio desiderio era solo di aspettare prima di entrare. Appena entrata, mi misi a cantare una canzone, l'aria, il vento, che c'era dentro mi davano una sensazione di felicità, libertà, compagnia, una sensazione di infinità, come il mare, l'oceano di quel blu intenso. Gli amici, l'amore, perfino il respiro, in quei pochi attimi erano un bisogno secondario, che strano! Sembrava di vivere quei pochi attimi in un sogno, nel paradiso. (Paola Papini, Borgorose)
IL VENTO BIRICCHINO Era una fredda mattina di dicembre. Tirava un vento gelido nella città di Manhattan. Il cielo era scuro e minacciava un tornado. Un aeroplano sorvolò quella città lugubre, mentre le persone dovevano aspettare l'imbarco all'aeroporto. Le nuvole coprivano il cielo, ma il giorno prima dominava il sole. Un uccello osservava la vita quotidiana degli uomini. Un piccolo uccello, che desiderava tanto volare, essere libero, ma non poteva; perché era rinchiuso in una gabbia. Gli mancava l'ossigeno, ma era costretto a rimanere lì per il resto dei suoi giorni. Dopo qualche settimana il forte vento aprì la gabba dell'uccellino in prigione. L'uccello, vedendo la gabbia aperta, scappò e volò via. Però era difficile volare con quella tempesta minacciosa. Allora l'uccellino venne trasportato dal vento su in alto, fino a toccare il cielo. L'uccellino non aveva mai volato ad altezze così elevate, quindi, si fece trasportare dal vento. Il vento portò il povero uccellino in un paesino di montagna. Appena il vento si placò, l'uccellino ritornò a volare libero nel cielo azzurro. (Ylenia Rossi)
ARIA D’ESTATE Finalmente nell'atmosfera si respirava aria d'estate, il vento scompigliava i capelli dei ragazzi e delle ragazze, accompagnati al mare dai professori e intenti a mandare messaggi con i loro cellulari di ultima generazione,il sole scaldava la sabbia, sembravano già degli adulti intenti a prendere appunti con le loro penne stilografiche e ad aspettare che il giorno si trasformasse nella notte e viceversa, anche se nei loro vestiti e nelle loro scarpe si leggevano i segni della loro adolescenza. (Anonima, Monteleone in Sabina) - Aspettiamo un messaggio per darti un nome
LE PAROLE: Aria – Vento – Sole – Ragazzi – Vestiti – Scarpe – Professori – Cellulari - Penne – Messaggi - Aspettare
LIBERTA’ Un mattino d’inverno, la signora aria andò in montagna per godere della massima libertà, per giocare al gioco della velocità con il suo amico vento. Dovettero insieme aspettare perché si formasse la rugiada e donare più purezza e più ossigeno ai polmoni dei molti amici che felici aspettavano. Si divertirono molto insieme e da quel giorno,ogni settimana si rincontrarono ridendo come pazzi. (Benedetta, Monteleone in Sabina)
LE PAROLE: Purezza – Libertà – Velocità – Vento - Montagna – Ossigeno - Polmoni – Mattino – Gioco – Rugiada - Aspettare
SENZA TITOLO Oggi è un pomeriggio d’estate, c’era tanto sole, per il gran caldo fuori non si riusciva a respirare, gli alberi avevano tanta sete, alcuni erano già secchi, altri avevano preso fuoco e altri avevano bisogno di luce. Arrivò la sera e nel cielo arrivò un tempo veramente strano: nuvole, vento e aria che soffiavano, sbattono porte e finestre, la luna non si vedeva perché era coperta dalle nuvole. La terra era ricoperta dall’acqua. Proprio in quel momento era partita una navicella per lo spazio. Rimasi dentro casa ad aspettare che riuscisse il bel tempo. (Giulia, Monteleone in Sabina)
LE PAROLE: aria – sole – fuoco- alberi – terra – luna – spazio – luce – tempo – nuvole – vento – aspettare Diario di viaggio di Nadia Tarantini I racconti dell'aria
Rif. Dispensa 10 parole - dispensa n.4 |