La mia Lettera al mondo

 

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Vento di rinascita

La terra sentì su di sé l'avvicinarsi dei tre umani. Passi svelti, quasi frenetici. La pioggia che scendeva ininterrotta e lentamente bagnò i visi pallidi e increduli dei giovani. Tutto intorno sembrò fermarsi per interminabili istanti, che raddoppiarono nelle menti di Endorat, Johan e Jair.
Il Vento aveva disegnato per loro un percorso, soffiando forte quel pomeriggio della fredda stagione. Il luogo che meno avrebbero desiderato rivedere, dopo le lacrime versatevi sopra per giorni e giorni. Il pensiero comune che passò negli occhi e nelle menti di ognuno fu "Perchè qui? E perchè ora?". Non vi fu, però, nemmeno un attimo di esitazione.
Chi si appoggiò ad un albero, chi fissò il vuoto riflettendo, chi baciò la lapide sussurrandole parole segrete e chi, inconsciamente, si preparò al proprio risveglio.
Una forte raffica catturò istantaneamente l'attenzione dei tre, che si alzarono e si diressero dietro la lapide. La statua li aspettava e sembrava indicare la lapide. Ma non era quello l'indizio principale, che arrivò invece inatteso. Comparve ai piedi del colosso marmoreo un flauto. Un flauto color del ghiaccio. Endorat lo prese, lo rigirò tra le mani, per poi iniziare a suonarlo. Il suo suono celestiale fungeva da tranquillante per le anime in subbuglio dei presenti. Un suono quasi indefinito, non descrivibile da alcun aggettivo.
Le Essenze dei giovani, suonare sempre più forte.
Una leccata di vento gelido attraversò velocemente le fronde degli alberi, che si mossero danzando a ritmo dei battiti scanditi,  sussultarono, quasi uscendo dai loro esili corpi. Johan si sfinì e cadde al suolo, rantolando. Jair si agitò, quasi speranzoso di ricevere qualcosa in cambio, mentre Endorat continuò a dar voce ai cuori degli umani. Improvvisamente un'apparizione, strana, inconsueta. Un'irriconoscibile figura trasparente si presentò di fronte a loro, facendo capolino dalla statua.
Perplessi, un po' spaventati e ansiosi, i tre iniziarono a dialogare con la figura. Ella pretese di riavere indietro il flauto, sostenendo che fosse di sua appartenenza. Endorat glielo rese, sicuro di sé. Allora vi fu un attimo di esitazione, ma quando la figura iniziò a parlare tutto si placò in un interminabile silenzio.
La figura spiegò le potenzialità e il potere di quel flauto, tanto che Johan ne sembrò intimorito. Lo spirito però li ringraziò, e decise di ricompensarli offrendo loro due opportunità: tenere il flauto e diventare più forti, o perdere il flauto e con lui la loro forza e realizzare un loro desiderio. Johan scelse per primo, e scelse per tutti la seconda opzione.
Il desiderio dei tre fu comune,  ed avverato all'istante dall'aerea creatura. Una seconda figura, stavolta in carne ed ossa, anche se pallida e ferita gravemente, si mostrò ai loro occhi. Tutti rimasero increduli, chi tra urla di gioia, chi tra commozione e lacrime, chi tra sospiri di sollievo. Kyrie Vladeki, la loro amica di anni ed anni, la loro confidente e compagna di viaggi, la loro Musa ispiratrice, era di nuovo fra loro.
Tutto ciò fu voluto fortemente dai tre, tanto che riuscirono alla fine a riportarla al mondo, dalla Dimensione Elisia. Allo stremo delle sue forze, Kyrie riprese lentamente colore. Pronunciò brevi e incomprensibili parole, per poi guardarsi intorno perplessa. Il suo fragile corpo aveva ceduto molto tempo prima, ed ora si ritrovava nuovamente a combattere contro il dolore.
Dentro di sé era sfinita, non ne poteva più. Non le dispiaceva affatto l'idea del rimanere per sempre nell'altra Dimensione, per poter riposare in pace tra le altre anime. Ma un qualcosa di più forte la spinse ancora sulle lande di Elysium: l'adorazione per il sentimento di amicizia provata verso quei tre.
Era inspiegabile, e spesso incomprensibile agli occhi di molti maliziosi, come quel quartetto potesse essere tanto legato e vivere in simbiosi giorno dopo giorno. Eppure era vero, ed era questo uno dei punti di forza maggiori su cui poggiava la vita di ognuno di loro. Il sapere che quando hai bisogno, e anche quando non ne hai, c'è sempre qualcuno su cui contare. Una spalla amica, sui cui piangere. Un volto amico, assieme al quale sorridere. Un'emozione comune ed omogenea, da provare nello stesso istante. E capire che tutti prima o poi sentono il bisogno di parlare con qualcuno della propria oppressione. Kyrie di oppressione ne aveva avuta anche troppa, ma tutto le sembrò subito più leggero e chiaro. Vide tutto intorno a sé  con altri occhi, con altri sentimenti e sensazioni. Questo mondo non le piaceva, rispetto alla Dimensione dei defunti, ma ora lo apprezzava più di quanto aveva potuto fare prima d'allora..
Anche il Destino di Johan fu segnato da questo avvenimento, tanto che si lasciò andare all'abbraccio dell'amica e si addormentò spensierato. Così fecero gli altri subito dopo, unendosi in un solo corpo e una sola Essenza, dove non esiste un punto centrale, ma tutti valgono allo stesso modo per quello che sono.

Serena Camerini
IIS “Sibilla Aleramo”
Roma
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