La mia Lettera al mondo

 

Giovani Autori
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E' notte. un signore torna a casa ...

Si inviano alcuni testi prodotti dagli alunni dell'Istituto Vomprensivo "Via Fontanile Anagnino", classe 2B, che hanno partecipato al Workshop di scrittura creativa nell'anno scolastico 2008/09.

Isabella Antonella

L'incipit è il seguente: È notte. Un signore torna a casa dopo una faticosa giornata di lavoro ...
 
Erano quasi le nove e mezza di sera. In città non si vedeva nessuno e l’unico rumore che si sentiva era quello delle macchine che di rado passavano su quella strada piccola e tortuosa. Io aprii la finestra della mia camera e iniziai a guardare gli innumerevoli moscerini che ronzavano attorno al lampione, in quella notte di calda estate. Dopo un po’ il mio sguardo cambiò direzione. Proprio lì, davanti a me, stava passando un autobus con poche persone; si fermò e dopo qualche secondo ripartì. Era appena sceso il signor  Rossi, il mio vicino che, dopo una lunga giornata di lavoro, stava tornando a casa. Aveva un aspetto strano: con quegli  occhiali da sole neri e quel cappello alla Michael Jackson calato sugli occhi, sembrava volesse nascondersi. Era completamente assorto nei suoi pensieri e, conoscendolo bene, ero sicura che non vedeva l’ora di aprire la porta di casa e di abbracciare i suoi figli di tre e cinque anni. A volte quei bambini mi facevano tenerezza, perché non vedere il padre per tutto il giorno è una triste cosa.
Intanto il signor Rossi aveva attraversato la strada e, poggiata la borsa sul muretto, fece un respiro profondo. Poi  sorrise. Sicuramente stava pensando alla bella notizia che doveva dare alla famiglia, tipo:
-Ho vinto alla lotteria!- oppure:
-Sono diventato capo dei dipendenti del mio lavoro!- o ancora:
-Ho trovato una casa grande e spaziosa dove andare a vivere!-
 Beh, non so quale notizia, ma dal suo sorriso avevo capito che sarebbe piaciuta a tutta la famiglia. Non appena entrò in casa, i suoi figli e sua moglie  lo abbracciarono, ma quando stava per dire quella grande notizia, sentii:
- Veronica, sei andata a dormire?- Era mia madre. Io risposi:
- Sì, mamma!-
Chiusi la finestra, mi infilai nel letto, ma rimasi con la curiosità di sapere la notizia. Ero comunque felice che la giornata della famiglia Rossi si fossa conclusa con un “lieto fine”.

Veronica Capenti


Dopo una lunga giornata di lavoro in un cantiere, Mario torna nella sua tenda. Durante il cammino che fa per tornare nella sua abitazione provvisoria racconta ad un amico la notte del 6 Aprile quando perse il figlio Marco e la moglie Maria.
-Come posso vivere senza di loro? Quella maledetta notte! È tutta colpa di quella maledetta notte!! Io  dormivo quando ci fu quella terribile scossa che mi svegliò. Cercai di portare via la mia famiglia da quella casa che stava cadendo a pezzi, ma una parte di muro crollò tra me e loro. Io non potevo far altro che chiamare i vigili del fuoco che vennero dopo pochi minuti. Purtroppo quelle macerie si potevano spostare solo con la gru.
Dovetti aspettare la mattina seguente quando la gru sollevò le pietre; non fu un bello “spettacolo” vedere la mia famiglia sotto le macerie. Poi estrassero i corpi. Speravo di rivedere i miei cari sorridere, ma purtroppo no, erano morti. –
Il suo amico non diceva nulla sapendo di non riuscire a consolarlo.
Arrivati alle rispettive tende si salutarono. Della sua casa e della sua famiglia era rimasto intatto solo un quadretto con la foto di Mario e dei bambini che giocavano al mare.
-Quanto era bello giocare sulla spiaggia, fare i tuffi in mare con Marco e prendere in giro Maria che aveva paura di nuotare!-.
Con questi pensieri nostalgici, Mario mangia svogliatamente e va a dormire accompagnato dal suo dolore, sperando che almeno lui possa continuare a vivere nel loro ricordo.

Valerio Cirelli

È una notte fredda e umida. Il signor Roberti è appena tornato a casa dopo una lunga giornata di lavoro. E sul pianerottolo cerca le chiavi della sua abitazione … eccole! Le ha trovate. Si avvicina.  Apre la porta: davanti a lui una casa buia e isolata.
Il signor Roberti è un uomo di 50 anni, non ha figli e non è sposato, la sua maggior preoccupazione è il lavoro dove passa la maggior parte della sua giornata.
Accende la luce, posa la sua valigetta, si toglie il cappotto, va in cucina e mette a cuocere una bistecca; poi va in salone, si siede su una poltrona e accende la tv. Comincia a pensare a come sarebbe stata la sua vita, se non si fosse concentrato solo sul lavoro: forse avrebbe avuto una famiglia, che quando tornava a casa la sera lo aspettava, mentre la moglie gli preparava qualcosa di buono da mangiare, gli faceva compagnia mentre mangiava e dopo cena tutti insieme guardavano un bel film in televisione. Ad un certo punto si ricorda della bistecca che si stava cuocendo e corre in cucina per paura di averla fatta bruciare. Chiude il gas, si siede al tavolino da solo, un po’ triste e stanco di stare sempre in solitudine, senza nessuno a cui raccontare i suoi pensieri, le sue preoccupazioni, i suoi stati d’animo. Infatti il signor Roberti non ha nemmeno molti amici e quei pochi che aveva si sono trasferiti in altri paesi per lavoro.
Finito di mangiare, va a fare una doccia e si mette il pigiama; poi torna sulla poltrona e riaccende la tv.
Ad un tratto torna indietro con la mente a quando era un ragazzo ed era sempre circondato dagli amici, non stava mai solo; a  quando a pranzo, tornando a casa, trovava il piatto sulla tavola e la sua famiglia che lo aspettava. Poi con la mente ritorna al presente, spegne la tv e si addormenta. L’indomani lo aspetterà un’altra lunga e faticosa giornata di lavoro.

Claudia Pau

 

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