La mia Lettera al mondo

 

Giovani Autori
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La vendetta di Rian
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Una ragazza nei quartieri di New York

Nina è una ragazza di tredici anni, nata a Napoli e immigrata a New York con i suoi genitori ed il fratello Giuseppe di due anni più grande. Quando suo padre decide di cercare fortuna in America, Nina ha solo dieci anni, sufficienti però per capire che avrebbe dovuto lasciare i suoi amici, le sue abitudini e una lingua che ormai conosceva bene. La madre era una casalinga stanca, analfabeta e senza personalità che viveva all’ombra di un marito padrone, arrabbiato con la sua vita. Una vita che fino ad allora in Italia, non gli aveva regalato nulla di buono. E nulla di buono gli regalò in America, infatti dopo quasi due anni di permanenza , in una cantina di uno dei quartieri operai più poveri e malfamati e sovrappopolati di neri e immigrati, trascorsi nel tentativo di trovare un lavoro dignitoso che gli permettesse di sfamare la sua famiglia, si ammalò di depressione e si lasciò morire. Toccava a Giuseppe fare l’uomo di casa , ma era troppo giovane e ingenuo per riuscire a sopravvivere in una New York macchiata del sangue degli scontri tra gang del suo quartiere e ingannato dal leader incontrastato, un diciottenne rabbino, carico di odio razzista contro i neri e gli immigrati, Giuseppe viene condannato a venti anni di carcere. Anche la mamma di Nina non regge al dolore e alla mediocrità della sua vita così si taglia le vene e muore. Nina è sola in una città ostile. Il suo stato fisico è penoso in preda alla fame, continua a vivere in quella topaia con scarse condizioni igieniche senza acqua corrente con la luce fioca di qualche mozzicone di candela trovato qua e là e una coperta pulciosa. E’ il 20 dicembre del 1846, Nina compie quattordici anni. Tra qualche giorno sarà Natale e nessuno si ricorderà di lei per portarle un regalo né per farle gli auguri o rincuorarla che la sua è l’età della gioia, della spensieratezza, dei sogni! Nina è tutto il contrario. E’ infelice, è sovrastata dai pensieri e dalla negatività. Nina non sogna perché non dorme; ha troppa paura. Ogni notte, dopo aver trascorso la giornata rovistando nella spazzatura per cercare qualche scarto di cibo, o borseggiando per necessità qualche passante, Nina si raggomitola nella sua coperta e tremando, di freddo e di paura, prega. Prega che non arrivi nessuno a farle del male, prega di addormentarsi e risvegliarsi al mattino come da un brutto sogno. Quella notte, Nina, più nervosa e stanca che mai, vivrà l’incubo più spaventoso della sua vita. Fuori c’è un brutto temporale, non si sentono rumori umani, solo pioggia, tuoni, vento. Ad un tratto la porta della cantina si spalanca con violenza. Entra una sagoma scura, con un mantello grondante d’acqua, resta immobile, poi la luce di un lampo illumina la stanza, l’orrore, quell’uomo ha un volto terrificante, un occhio guercio e una lunga cicatrice sulla guancia. Sembra il mostro degli incubi, il carnefice dei sogni. Nina è paralizzata, non riesce a muoversi, non riesce ad urlare, si sente spacciata. L’uomo, con una voce spaventosa la cerca, vuole proprio lei. L’afferra per i capelli e la solleva, poi la getta contro il tavolo. È violento, è pazzo. Nina, raccolta un po’ di forza, cerca di liberarsi dalla presa, ma l’uomo la picchia con crudeltà. Nina sviene, non regge al dolore. Quell’uomo durante la notte si addormenta, così, Nina, con la luce dell’alba, rinvenuta dallo svenimento, cerca di scappare, apre la porta, ma ecco che l’uomo la afferra di nuovo. Nina cade, scalcia, e riesce a liberarsi e a correre fuori. Chiede aiuto, grida, ma nessuno la sente, nessuno accorre. Quella lingua che non ha mai avuto modo di imparare la limita, non sa come farsi comprendere. Appena fuori dalla strettoia, qualcuno la blocca, lei si gira, è un mendicante, un barbone, non vuole farle del male, è un'altra povera vittima della povertà e della solitudine, come lei, ma allacciandola, permette al suo inseguitore di riacciuffarla. La picchia di nuovo, la trascina in un vicolo. Ha delle intenzioni tremende, è senza scrupoli! Nina sta per arrendersi, non ha più forze, non ha più voce, non ha più speranze. Ma quando tutto sembra perduto, ecco che compare un giovane, alto, bruno, un viso fiero e coraggioso, si mette tra Nina e quel mostro, lo affronta, lottano, lo fa cadere tramortito! Afferra Nina per una mano, la guarda negli occhi e le dice: <<Di me ti puoi fidare>>. Nina si fida, non ha scelta del resto, ma i suoi occhi sono buoni, sinceri, i suoi sentimenti nobili e reali. <<Mi fido, grazie>>. E, mano nella mano, scappano via. Nina non sa che quello che stringe la sua mano, sarà la sua salvezza, sarà il riscatto di una vita maledetta, sarà l’AMORE.

Lucrezia Nobili
Classe III Media - Istituto Comprensivo "A. Malfatti" di Contigliano (Rieti)

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