La mia Lettera al mondo

 

Giovani Autori
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Il mio incontro con gli alieni

<< Tutti pensano che io sia pazza, ma li ho visti … li ho visti … >> Scossi la testa cercando di rimuovere quei ricordi, quei volti e quegli occhi curiosi... << No, non voglio … non voglio ricordare >>. Urlai iniziando a strapparmi i capelli, per cancellare quei ricordi per strapparli via.
Ma mani sconosciute, morbide e grandi mi fermarono << Si calmi, non vogliamo spaventarla, vogliamo solo sapere cosa è successo. Si calmi l’aiuteremo.>> Una voce calma, pacata, umana.
Lo guardai stupita. Non credevo alle sue parole. “Non crede sia pazza”, pensai stupefatta. Vuole aiutarmi. <<Se racconterò cosa è successo, mi porterete al sicuro? >> Domandai con voce gracchiante.
L’uomo mi lasciò le mani e si accomodò nella sedia di fronte a me e tirò fuori un piccolo registratore che iniziò a lampeggiare.
<< Sì, la porteremo al sicuro, ma adesso mi racconti cosa le è successo>> disse calmo ed io annuendo iniziai a raccontare …
<< Stavo tornando a casa dopo una serata con le amiche. La strada era buia, illuminata soltanto dalla luce fioca dei fari della mia auto. Di solito a quell’ora non girava mai nessuno per la strada, e rimasi sorpresa vedendo delle luci affiorare dal buio tra degli alberi. Frenai di colpo pensando che qualcuno avesse fatto un incidente. Presi la torcia dal cruscotto e scesi dall’auto. Mi avvicinai con una certa attenzione, cercando di non inciampare. Arrivai alla luce. La torcia mi scivolò dalle mani e le gambe crollarono. Sopraffatta dal terrore, non riuscii a trattenere un urlo straziante. Le luci che avevo visto dalla strada, non erano fari di un’auto ma luci di un’enorme sfera. Non capivo cosa fosse: ma sembrava uscita da un film sullo spazio. Prima che mi rendessi conto di ciò che avevo davanti, dalla sfera sbucò uno strano essere. Aveva enormi occhi gialli che mi scrutavano curiosi. Poteva dare l’aria di un uomo che non toccava cibo da una vita, magro com’era, ma era molto evidente che non era umano. Rimasi ferma, immobile, ascoltando i passi muti che si avvicinavano sempre di più. Non mi ero mossa, ma quando mi resi conto che era a pochi metri, una scarica di adrenalina mi attraversò e con un balzo mi alzai e iniziai a correre. Avevo quasi raggiunto la mia auto quando qualcosa di ruvido e duro, mi afferrò per il braccio … >>

Rabbrividii al ricordo, ma continuai credendo alle parole dell’uomo.
<<… mi trascinò fin dentro la sfera da cui era uscito. Mi dimenai con tutte le mie forze, ma non riuscii a liberarmi da quella potente presa. Era un luogo buio illuminato soltanto da delle luci ai piedi delle pareti. Mi trascinò dentro ad una stanza, era diversa dal lungo corridoio che avevamo appena percorso.
Una piccola stanza molto, molto luminosa. Mi guardai intorno e vidi altri esseri che mi scrutavano con la stessa espressione curiosa sul volto. Al centro della stanza c’era un tavolo in alluminio e intorno a questo strani oggetti affilati che luccicavano alla luce bianca dalla stanza. Il mio cuore iniziò a battere talmente forte che per qualche istante temetti che volesse lacerarmi il petto. Tremavo al contatto con quella cosa ruvida che mi teneva per il braccio, ma quando mi sollevò, mi impietrii. Mi posò sul tavolo argenteo. All’improvviso un’altra scarica di adrenalina mi scorse nelle vene e con tutta la mia forza scalciai per liberarmi ma mi bloccarono braccia e gambe e il mio tentativo di liberarmi fu nullo. Ma non mi fermai, anche se non riuscivo a muovermi, non mi arresi. Uno di loro aveva un lungo ago, almeno così mi sembrò e me lo infilò nel braccio. Persi subito i sensi. Non ho visto cosa sia successo dopo, ma di certo questo no me lo sono fatto da sola. >>

Alzai la maglia, e mostrai all’uomo il profondo taglio che partiva dai seni fino al ventre.
La maschera calma dell’uomo si spezzò e fu sostituita all’istante dal disgusto, dalla rabbia e paura nei confronti di quegli esseri, ma non parlò. Restò lì a guardarmi a occhi sbarrati.


<< Io non so nient’altro, non so nemmeno perché sono qui, e come ho fatto ad arrivarci e non so come ho fatto a fuggire da loro. Ma vi prego, vi prego non riportatemi a casa, non voglio. Non voglio più passare per quella strada. Vi prego aiutatemi, voglio dimenticare, voglio andare in un luogo dove non possano trovarmi. Vi prego aiutatemi, vi prego. >>


Urlai implorando aiuto con gli occhi in lacrime.
La mia mano … è … bagnata. Ma … ma … come … sono loro, sono tornati!! Sono tornati!! Dove è … dove è quell’uomo, aveva detto che mi avrebbe aiutata. Dove sei, dove sei? Aiuto! Non c’è, non c’è più. Sono caduta, fa male. Sento il pavimento freddo sotto la mi faccia.
Qualcosa di umido mi sfiora la guancia, mi volto. E’ Kim … Kim il mio piccolo cucciolo … non è possibile.
Cerco di alzarmi. Sono a casa, ai piedi del mio letto.
Era un incubo, solo un terribile incubo.


Marianna Petrucci
 

Classe 2^ Media - Istituto comprensivo "A. Malfatti" di Contigliano (Rieti)

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