Bugiardo
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Perché definirmi ga...
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Omosessuale |
Cammino da solo e tutti mi fissano: chi con curiosità, chi con ribrezzo, ma nessuno riesce a vedere sotto ai miei occhi truccati. Sono un ragazzo da poco diventato maggiorenne, ho pochi amici, ma buoni. Loro sono le uniche persone che sono riuscite a capire ciò che nascondo dentro, ne ho pochi di amici, soprattutto a causa del mio aspetto fisico. Non sono nero e non sono neanche handicappato, non ho problemi di salute (per fortuna) e a sentire mia madre sono anche un bel ragazzo… ma d’altro canto, quale madre che sia degna di portare questo nome affermerebbe che il proprio figlio è brutto? Sono quello che sono, non ho rimorsi né ripensamenti; ho fatto questa scelta credo non più di due anni fa, quando ho scelto di abbracciare questo modo di essere nel quale mi rispecchiavo molto. Mi piacevano troppo le cinture con le borchie e le sciarpe a scacchiera, l’aria tenebrosa che dava il trucco nero ai miei occhi, per non parlare poi dei miei capelli piastrati, con la frangia lunga a nascondere il mio occhio destro, come non potessi vedere così questo mondo sorretto dalla meschinità e dall’indifferenza. Camminando per la strada mi accorgo di quanto la “normalità” accechi le persone che rifiutano e apostrofano malignamente il diverso. Tante, forse troppe volte la sciarpa che porto al collo mi è sembrata un cappio che si stringeva sempre di più, fino a togliermi il respiro. Troppe volte i miei occhi si sono fatti rossi, non per il trucco, ma per il giudizio della gente. Ho ricevuto molte ingiurie e altre ne riceverò; ho imparato a tollerare i soprusi della gente ed ho scoperto che a volte è anche piacevole. Mi hanno dato del gay e dell’omosessuale, ma non rinuncerei mai a quello che sono perché sennò non sarei più io. Io… sono io, io… sono un emo. Damiano Mescia
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