A. uscì dal liceo senza particolari ambizioni, la sua vita fino a quel momento era stata quasi interamente pilotata dai genitori. Tutta la sua famiglia era entrata in Polizia molto giovane e svolgeva con orgoglio la sua professione, così il giovane A. decise di proseguire la tradizione di famiglia, con una variante però, invece di entrare in Polizia, avrebbe fatto il concorso per entrare nella Guardia di Finanza. Dopo che ebbe trascorso diversi anni a Cuneo per l’addestramento, nel 1985 a Bologna fece il suo giuramento sulla Costituzione, promettendo di essere fedele all’arma e alla divisa. La sua carriera nella GDF cominciò a Ravenna dove la finanza aveva una sezione di lavoro su strada; capitava spesso di dover fare dei controlli fiscali o delle retate, dove bisognava fermare o arrestare delle persone. A. però provò maggior soddisfazione nel lavorare alla Direzione Antidroga della Guardia di Finanza, capitava spesso di dover fare delle retate o dei sequestri. Dentro quell’ufficio passavano ogni giorno grandi quantità di cocaina e eroina. A. ebbe l’occasione di venire in contatto, specialmente negli aeroporti, con ogni mezzo di contrabbando. La droga molto spesso veniva nascosta in tappeti, scatole di alimenti organici e vestiti, per evitare il controllo dei cani da fiuto, ma erano acnhe frequenti delle retate nei locali o sequestri in grandi depositi fuori città. Questo lavoro sul campo procurò ad A. grandi soddisfazioni, ma lo mise anche in contatto con tutta la criminalità organizzata che circonda il mondo della droga. Questo lavoro durò dieci anni, fino a quando non venne trasferito al Gat, il Gruppo anticrimine tecnologico dove si occupava di tutti i reati informatici e, purtroppo, di pedopornografia. Questo era un settore relativamente nuovo nella Guardia di Finanza e A. per integrarsi meglio dovette fare una serie di corsi di informatica. Il lavoro lì era molto diverso rispetto all’antdroga dove si stava soprattutto sul campo, ora al contrario A. era relegato per ore e ore davanti al computer, dove veniva a contatto con tutte le cose spiacevoli che si trovano nella rete. A. fu molto colpito dalla quantità di reati e truffe che giravano in rete. Nel 2007 A. lasciò il Gat e si trasferì all’Interpol, il centro di cooperazione internazionale interforze dove collaboravano Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza. Tutto il lavoro all’interno dell’Interpol è un lavoro di intelligence; si tratta di coordinare trattati bilaterali tra gli stati e soprattutto gestire il crimine internazionale e fare da scorta a rappresentanti stranieri in visita in Italia, ma anche organizzare piani di estradizione dall’estero; è in questi casi che i finanzieri devono andare all’estero, l’ultima volta A. è andato a Madrid. Questo, che fa tutt’ora, è un lavoro complesso, che si svolge tanto in ufficio quanto all’estero. L’importante è che A. svolge il suo lavoro con passione e dedizione, portando con onore la divisa che indossa e svolgendo sempre con professionalità i compiti che gli vengono affidati. Quella che all’inizio poteva sembrare una scelta obbligata dai familiari e dalla tradizione di famiglia, ora porta grande soddisfazione ad A., lo riempie di orgoglio partecipare a missioni internazionali e trattati ed è contento di svolgere questo importante lavoro.
Claudia
Nota di Carola Susani
Mi pare che Claudia abbia scavato nel dettaglio, abbia ben descritto le mansioni e le dinamiche del lavoro di A. Il racconto è fluido senza intoppi. Mi è sembrato di grande interesse la storia di un ragazzo che esce dalla scuola superiore senza particolari ambizioni, segue una tradizione di famiglia e trova nel tempo, nel suo lavoro, senso, orgoglio, identità.