In autobus
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Un fuoco spento dal...
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Diverso |
Tutti mi evitano nel parlare e non mi rivolgono la parola e, peggio ancora, non incrociano il mio sguardo. Io mi domando se questa è paura, ma poi mi correggo e penso che la sensazione che prova la gente quando mi incontra per strada è “indifferenza”. La gente mi giudica e quindi mi evita solo per il fatto che sono diverso nell’aspetto fisico e perchè predico una religione diversa dalla loro. Ma io sono venuto qui solo per cambiare vita e per dimenticare il passato che ho lasciato con la mia famiglia. La gente di questo piccolo paese dell’Italia meridionale mi giudica soltanto perchè ho la pelle più scura di loro, ho vestiti diversi da loro. Mi ritengono diverso anche perchè non so parlare la lingua italiana e non so nemmeno capirla, ho anche l’impressione che nel cantiere dove lavoro vengo sfruttato e pagato una miseria, ma siccome per un immigrato come me è molto difficile trovare lavoro, mi devo accontentare di quel poco che mi danno. Sono molti anni che sono in Italia, ormai ho perso il conto e mi mancano molto le mie due bambine Aida di 5 anni e la più grande Aisha di 12. Saranno cresciute, visto che sono passati molti anni dall’ultima volta che le ho viste. Per quanto tempo è passato non mi ricordo neanche come sono fatte. Io vorrei ritornare nella mia terra, il Sudan, piccolo paese del grande continente nero, ma purtroppo sono gli errori del passato che me lo impediscono. I primi anni in Italia sono stati molto duri visto che ho dovuto partire da zero e senza neanche qualcuno che mi desse una mano. Ho sudato sette camice per trovare questo lavoro. Io penso che finché la gente di questo paese non saprà mettersi nei panni degli altri, io e altri come me saremo esclusi da questa società egoista e bigotta. Nicholas Borgia |
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