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Fantasmi di città Ehi, ehi! Fermatevi un attimo! Perché tanta fretta? Ehi non correte, aspettatemi! Ci sono anche io! Ci sono anche io, ma nessuno se ne accorge, nessuno mi conosce, nessuno vuole smettere di correre. Mi trovo qui nel mezzo di una strada, in un freddo pomeriggio invernale, tra freddi volti preoccupati, tra freddi corpi che camminano senza anima. Sguardi glaciali, occhi oscurati dal velo della noia e dell’abitudine; anche il cielo ha perso i colori, anche l’aria ha perso gli odori. La nebbia mi sta coprendo la vista, sento solo quei fantasmi che si muovono sempre più velocemente, che non si sorridono,che non si vedono. Fermatevi, fermatevi, vi prego! Nessuno mi sente, tutto si fa solo più confuso, sempre di più, in un vortice di voci e rumori e urlare è inutile, tutto è caos.
-Fermatevi! Basta! Fermatevi... Per favore! - Bum! E tutto si fermò. -Ahia!- Era già la terza volta che succedeva, quel sogno occupava il sonno di Chiara e poi, arrivata la mattina, ecco il botto. Chiara s’alzò tutta indolenzita da terra e diede uno sguardo all’orologio che sembrava dirle: -Beh? Che stai a fare ancora là? E’ ora che ti dia una mossa anche tu! - Quella era anche la terza volta in cui Chiara si era proposta di levare quell’aggeggio infernale e per la terza volta dovette rinunciare per prepararsi ad affrontare una nuova giornata. Zoppicando con la mano che strofinava la parte della schiena su cui si sarebbe formato il nuovo livido, la ragazza accese la luce e si mise davanti allo specchio. Era cambiato qualcosa? No, era sempre la stessa: stessi capelli arruffati, stessi occhi assonnati e stessa espressione di chi tutto vuole fare meno che uscire fuori e crescere. Che significava crescere poi? “Trovare il proprio posto nel mondo”, e dopo? Diventare come i fantasmi del sogno? No, non ci teneva proprio! Era stanca di tutta quella fretta, di tutto quell’affanno per andare verso il nulla; era stanca di vedere le persone perdere l’occasione di poter gustare la bellezza di una giornata di sole o delle carezze del vento! Non voleva essere come loro, non era come loro! Lei voleva rendere la sua vita straordinaria! Ma come fare? Non lo sapeva. Sapeva solo di dover sbrigarsi per non arrivare in ritardo. -Chiara!- -Eccomi arrivo- Il tempo di vestirsi con le prime cose trovate nell’armadio e via di corsa verso la scuola! – Brrr- fuori si gelava e il cielo era grigio. Se ci si sforzava si poteva intravedere tra le nuvole qualche raggio di sole, ma bisognava correre e stare attenti a non andare addosso a nessuno. Erano le otto del mattino e tutti si affrettavano ad andare dove dovevano andare senza guardarsi in faccia né salutarsi, le nuvole coprivano il cielo. L’unica cosa che distingueva tutta quella gente da dei fantasmi erano delle nuvolette di aria calda che uscivano dalla bocca. Chiara stava ancora aspettando, e in fondo sperando, di cadere dal letto.
Sara G.
Liceo scientifico “Francesco Severi”,Frosinone
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