Salve! Sono Valentina Santoro, dell'istituto Innocenzo XII di Anzio.
Qui di seguito le riporto le mie produzioni scritte nel corso del laboratorio di Nadia Tarantini.
Sono introdotte da una breve descrizione per facilitarle la comprensione.
1) Per prima cosa ci è stato chiesto di cercare di scrivere cosa rappresentasse per noi la scrittura, e che ruolo avesse nella nostra vita.
Io e... la scrittura
"Un diario da quando sono piccola mi accompagna nei momenti tristi, uno sfogo, un modo di esprimermi. Questa è la mia scrittura. Pensieri, parole, stati d'animo. Non solo però. Scrivo ammirando i grandi letterati, poeti, romanzieri, che sono riusciti a fare del loro amore il proprio mestiere, lasciando un segno. pensando allo studio che c'è dietro a un testo di valore, ai retroscena che un libro necessariamente ha. La scrittura è un'arte, soggettiva astratta, ma al contempo estremamente concreta; è pensiero, guidato dall'improvvisazione".
2) Il testo dettato (riportato di seguito), ci è servito come spunto per spronarci a scriverne uno simile, interrogandoci su come la Scrittura ci potesse aiutare a comprendere particolari della nostra vita o della nostra personalità, ai quali magari non avevamo mai pensato.
Il testo proposto come esempio:
"All'inizio venne lo scrivere per essere vista. Poi arrivò lo scrivere per vedersi con i proprio occhi.
Il tutto stava nascosto sotto molte carte e castelli di sabbia scura. Buttate via le carte, distrutti i castelli pesanti, ho visto apparire il mio profilo, in un luogo sepolto, con muschi e licheni, con animali che sembravano aspettarmi... Bussano, ribussano, per scivolare sulle sottili strade della parola.
A questo punto ogni cosa rientra e prende nuova onda e nuova forma."
-Marialuisa Palazzini-
E il mio:
"C'era una volta una bambina. Amava ballare, cantare, ridere. Viveva senza pensare troppo, gioendo del semplice fatto di vivere, senza però rendersene conto.
Un giorno la bambina si accorse di essere cresciuta, divenne consapevole di essere totalmente sola. E cominciò ad amare la solitudine, a rifugiarsi in essa, pensare, leggere, scrivere, capire. Più diventava consapevole e più si rendeva conto di trovarsi in una posizione scomoda, incerta. Il suo rifugio era diventato il suo incubo, perchè contribuiva ad accrescere in lei una inspiegata irrequietezza. Corpi senza testa, paesi sconosciuti affollavano il suo immaginario, afferrandola con mani alle quali non riusciva ad attribuire un volto.
Nero. Buio".
Cominciare un racconto
3) Sono stati dettati incipit tratti da due libri differenti, e ci è stato chiesto di provarne a scrivere un terzo seguendo lo stile di quello scelto.
Primo incipit:
"Sì, certamente, se domani è bello", disse la signora Ramsay. "Ma ti dovrai svegliare con l'allodola", aggiunse.
Al figlio queste parole dettero una gioia straordinari, come se fosse già deciso...".
(Virginia Woolf, Gita al faro)
Secondo incipit:
"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui il padre lo portò a conoscere i ghiacci.".
(G.G.Marquez, Cento anni di solitudine)
Io ho preso spunto dal secondo.
"Molti anni dopo, mentre stavano per eseguire colei che gli aveva rubato il cuore, si sentì incredibilmente riconoscente, proprio a colei che ora, con la sua morte stava per donargli la vita. E ne provò vergogna.".
4) Ci è stato dettato l'incipit di un altro libro, invitandoci a continuarne la storia. L'incipit era il seguente:
"Era la metà di Agosto e Myers era sospeso a metà fra una vita e l'altra..."
Il mio incipit
"Vita? Ma quale vita! Quella che gli si stava prospettando davanti non poteva essere considerata tale.
Proprio in quel giorno estivo soffocante dal caldo, l'arcangelo Lucifero era andato a fargli visita. Un incontro insolito è vero, ma nulla di nuovo, Myers ne era abituato. Il tipetto che gli era piombato davanti stava offrendogli il calice dell'Eternità."
5) Per ultimo, dopo averci fatto scrivere un elenco di dieci parole (oltre alle due "aria" e "aspettare", da utilizzare obbligatoriamente da ognuno di noi), ci è stato chiesto di scrivere un breve testo che le contenesse tutte, nell'ordine e nel modo che preferivamo.
"L'aria era pesante, il sospiro leggero, il mare increspato, in vento una carezza, gli occhi velati. Un brivido, accompagnato da un amaro sorriso. Non serviva aspettare. E poi l'urlo."