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La ragazza facile

Il mio personaggio “diverso”

“Guarda quella ragazza che minigonna che ha! Direi che è adatta al posto su cui sta camminando, un marciapiede!”
Questa è la frase che ho dovuto sentire qualche sera fa tornando a casa, tra  stridule risate di un gruppo di ragazze.
Non è certamente la prima offesa di questo genere che sono costretta a sentire passivamente, per questo sistemandomi i capelli disinvolta ho continuato a procedere diritta, senza neanche voltarmi.
A volte mi domando se per essere definita una brava ragazza basti solamente indossare una tuta con delle scarpe da ginnastica, eppure ho provato anche questo con scarsi risultati.
Il ruolo di ragazza facile, coatta e volgare, me lo porto dietro da qualche anno.
La causa è il mio abbigliamento troppo provocante, quanto basta per suscitare invidia ad altre ragazze che non possono permetterselo.
Complice il paesino piccolo dove vivo e le voci come noto circolano velocemente tra i vicoli stretti di paese.
Al contrario delle mie coetanee, non ho avuto molte esperienze sentimentali, ho avuto solo due o tre storie che per me sono state importanti con ragazzi che non erano realmente interessati a me, ma solo al mio “involucro”.
Una volta ottenuto il loro trofeo, si sono occupati solamente di mostrarlo a tutti, lasciandomi sola e disillusa con la mia reputazione ancor più compromessa e indifendibile.
I miei genitori sono venuti ben presto a sapere di questa nomina che mi è stata affibbiata, leggendo delle frasi sul muro della scuola, volgari e poco carine sul mio conto e sulla mia vita, una vita che non sapevo neanche io di condurre…
La cosa che mi ha più ferita è che anche i miei genitori mi hanno dato addosso dicendomi: -“Te lo avevamo detto noi! Non devi uscire con vestiti troppo scollati!”
Come se il problema maggiore fosse stato quello: avevo umiliato il buon nome della famiglia. Per niente invece si sono curati del mio malessere interiore che mi stava distruggendo.
Con il tempo sono diventata più forte e quindi gli insulti ora mi scivolano addosso, ma resto dispiaciuta del fatto che la mia adolescenza possa essere stata così contaminata da tanto odio e invidia da parte di molte persone. Fortunatamente le mie amiche non pensano questo di me ed è grazie a loro che sono riuscita ad andare avanti.
Il mio futuro lo vedo diverso dal mio presente e dal mio passato.
Vorrei andare a vivere in una grande città dove le persone sono molto più aperte, non si respira aria bigotta e la gente non va in chiesa solo per pulirsi la coscienza, dopo aver sparlato male tutto il giorno di una ragazza…


Claudio Gasbarri

Istituto Via Pedemontana di Palestrina, IV°C

 

 

 

 

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