Molto probabilmente avremo sentito spesso parlare degli incidenti causati dal lavoro, problemi di malasanità e lotte per conquistare posti di lavoro.
Tutto questo è stato scritto e narrato in un appassionante libro “Dita di Dama” di Chiara Ingrao, ambientato negli anni di piombo ’69-’72.
Tutto ruota attorno a due amiche: Francesca, la protagonista del libro, e Maria la sua migliore amica; amiche inseparabili, ma nonostante questo le loro vite si divisero a causa del proseguimento di studi di Francesca e dei problemi economici di Maria.
Maria dovette accettare un lavoro da operaia perché non poteva sottrarsi alle decisioni del padre. Entrò a far parte della Voxon, una fabbrica di televisori, dove la vita lavorativa era dura, i tempi per le funzioni corporali erano minimi e avvenivano controlli severi e continui. Con il passare del tempo le condizioni lavorative peggiorarono fino a quando le operaie si ribellarono facendo delle rivolte contro i dirigenti della Voxon. Con questa determinazione lei divenne la rappresentante più importante delle lavoratrici. Con l’aiuto delle sue compagne attuarono scioperi e ribellioni per ottenere l’approvazione dello Statuto dei lavoratori che migliorò le condizioni di vita in fabbrica. Rischiò anche la sua relazione con Peppe, ragazzo timoroso e poco agguerrito, un Marcatempo (controllore della velocità del lavoro).
Grazie a queste rivolte ci fu una legge che approvò il divorzio, per questo dopo quel giorno Maria non fu più figlia di madre ignota. Infine Maria conseguì un successo, sia in ambito lavorativo, rendendo giustizia a tutti gli operai che venivano sfruttati, sia personalmente realizzando il suo sogno di essere sposata con Peppe.
Il giorno 20/01/2010, nell’aula magna dell’istituto Sibilla Aleramo è stata tenuta una conferenza sul libro “Dita di Dama”. Era presente la scrittrice Chiara Ingrao e un’operaia della Voxon di quel tempo. Si è parlato dell’amicizia tra Maria e Francesca, un’amicizia indissolubile, piena di gioie e di dolori, ma anche di difficoltà e di amore. Si è parlato anche delle condizioni igieniche nella fabbrica, dove per un piano di tantissime persone c’era solo un bagno, ovviamente sporco, e per andarci dovevi prendere una paletta, ma non bastava per tutti, quindi molte persone non ci potevano andare. L’episodio più sconcertante è stato quello dell’aborto, quando una ragazza dovette abortire nel bagno della fabbrica con l’aiuto di una persona inesperta che si faceva pagare e veniva chiamata “mammana”. Le operaie venivano pagate a cottimo cioè in base alla quantità di produzione, infatti molti ragazzi hanno fatto domande interessanti su questa tematica. Nella fabbrica c’erano delle macchine con il salvavita, ma questo le rallentava, quindi alcune operaie di nascosto staccavano l’elastichetto che teneva il salvavita per andare più veloce e per produrre di più. Infatti molto toccante è stato l’episodio in cui un’operaia, facendo questo procedimento, si distrasse e perse tre dita della mano. Maria corse subito in suo aiuto, si misero a cercare le dita, e dopo averle trovate la portarono all’ospedale Umberto I. Maria andando con lei fece un grande gesto di coraggio perché poteva rischiare di perdere il lavoro, ma ciò non accadde perché lottarono. La cosa molto simpatica è che nella fabbrica ognuno si era dato un soprannome: c’era Roscetta, Ninanana, Paolona, Mammassunta ecc… E’ un racconto delle loro storie, tra rabbia, risate, puzza di stagno e ribellione. Un libro che cattura l’attenzione, facendo un confronto tra passato e presente, sulle condizioni di vita e di lavoro. Oggi grazie a molti operai abbiamo conquistato lo Statuto dei lavoratori grazie ad esso ci sono state norme sulla tutela e la libertà. Ci fa capire che per ottenere delle cose giuste bisogna lottare e non arrendersi mai.
Valentina