Abbiamo visto che si può iniziare con il “C’era una volta”, con un'immagine, con una frase, con la descrizione di un ambiente, con un dialogo, una riflessione, la presentazione di un personaggio. Con un pensiero. Ma poi come facciamo a continuare? Come facciamo a creare un racconto? Una scrittrice americana che si chiama Flannery O’Connor ha detto, durante un corso di scrittura: “Dopotutto, uno comincia ad ascoltare e raccontare storie sin da piccolo, senza trovarci niente di particolarmente complicato. Ho il sospetto che tanti di voi raccontino storie da una vita, eppure eccovi qui seduti, tutti desiderosi di sapere come si fa.”
Dice la scrittrice Patricia Highsmith che qualsiasi cosa va bene per iniziare, “purché sia l’inizio di qualcosa”. Già, ma come sappiamo che è l’inizio di qualcosa? Si parla sempre di ISPIRAZIONE.
Lo scrittore Vincenzo Cerami dice che l’ispirazione “è una luce che si accende per un attimo, e in quell’attimo vediamo tutta l’opera conclusa”. Sì, in effetti sono momenti di illuminazione, ci sembra tutto chiaro della storia che vogliamo scrivere: ma poi ci vuole molto lavoro e disciplina per costruirla e ricostruirla dai frammenti di quella luce.
Lo scrittore Ernest Hemingway diceva che la scrittura è per il 10% soltanto ISPIRAZIONE; e per il 90% TRASPIRAZIONE, ossia sudore e fatica.
Un’altra cosa che diceva Flannery O’Connor era: “La caratteristica principale, e più evidente, della narrativa è quella di affrontare la realtà tramite ciò che si può vedere, sentire, odorare, gustare e toccare.” E come si fa? Bisogna IMPARARE A GUARDARE. Prendete un particolare di questa stanza, o dei miei vestiti e provate ad elencarne le caratteristiche, ma senza abbandonarvi a descrizioni poetiche.
Come diceva ancora Patricia Highsmith: “raccomando caldamente i taccuini agli scrittori…” Diceva di appuntare qualsiasi particolare. Forse dall’accostamento di due particolari può nascere un racconto.
(Dalle dispense di Nadia Tarantini©)
Dal Diario di viaggio di Nadia Tarantini: C'era una volta...... |