“Il ricordare è un apprendere da se stessi” (Duccio Demetrio, Raccontarsi, Raffaello Cortina Editore 1995) L’autobiografia può essere strumento di ricerca e di riflessione per chi svolge il mestiere di insegnare, e ha bisogno di riscoprirne senso e modalità. E ciò vorrà dire, forse, ricercare le radici di una vocazione (sperando che ci sia) nelle prime immagini ed esperienze della scuola, che ci portiamo dietro; o raccontarci, insieme ai colleghi, per riconoscere vissuti condivisi che spesso restano non detti, anche in anni di lavoro fianco a fianco”. Il metodo autobiografico, in generale, sta risvegliando un grande interesse per i suoi risvolti pedagogici e, in qualche modo, “terapeutici” Lo scrivere di sé ritrova i suoi motivi più antichi, che sono all’origine della nascita di questa pratica anche se, comunque, in ogni epoca le motivazioni che hanno portato a scrivere sono state diverse, come diversi erano i destinatari, reali o immaginari, delle confessioni lasciate sulla carta, nelle autobiografie, nei diari, nelle lettere…. L’autobiografia si rivela un prezioso momento per ricercare possibili trame della nostra esistenza, per stabilire una “tregua” con ciò che siamo stati e ciò che siamo, e a volte per ripensare il presente e progettare il futuro. Il pensiero autobiografico, ossia il ricordo della propria vita, è qualcosa di essenziale per noi, come ricordo di chi siamo stati e di chi siamo, senza il quale non avremmo neanche il senso della nostra identità. È legato a quel pensiero al quale costantemente ricorriamo per confermare il senso della realtà, e che ci fa dire, da quando apriamo gli occhi al risveglio, ogni giorno “ecco, questo sono io, questo è il luogo dove vivo, ecc..”. Il senso della nostra identità è quindi legato alla narrazione di noi stessi, ed è infatti a partire dal secondo anno di vita che vediamo comparire, attraverso lo sviluppo del monologo interiore, questa struttura mentale chiamata “Sé narrativo”. Del resto noi nasciamo immersi in particolari narrazioni, come le leggende familiari, ad esempio, ma nello stesso tempo abbiamo la possibilità di trascendere le storie, di crearne di diverse, magari di migliori. Andrea Ciantar |