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L'ora X del giornale

Il problema dei giornali è quello di essere aggiornati (cioè riferire tutte le notizie importanti di oggi che appariranno sul quotidiano che esce domani) ma, anche, quello di arrivare in tempo alla cerchia dei lettori. Si pone, perciò, la questione, inderogabile ed insuperabile, del tempo di chiusura: l’ora “x” oltre la quale non si potrà più variare la bozza del giornale impaginato, perché se si facesse così si differirebbe il tempo della stampa, e dunque i pacchi di giornale partirebbero in ritardo per le varie destinazioni e, in definitiva, arriverebbero tardi alle edicole e perciò molte copie rimarrebbero invendute, con grande danno economico del quotidiano.


     L’ora “x” è decisa da ogni giornale, in base, alle sue esigenze. Molti decenni fa, volendo fare un giornale “nazionale” stampato a Roma o a Milano, perché – con il treno – il giornale arrivasse in tempo per la distribuzione nelle edicole, doveva essere “chiuso”, diciamo, alle 22,00 della sera. L’uso degli aerei ha ovviamente accorciato i tempi del trasporto e, quindi, ha permesso di spostare in avanti di una, due, tra, quattro ore l’ora “x” della chiusura.


     Un ulteriore progresso è stato fatto con la teletrasmissione, che permette di stampare in due differenti città lo stesso giornale preparato solo in una di esse. L’enorme sviluppo del computer e delle tecnologie connesse ha aperto ulteriori e vastissime possibilità. Lo stesso giornale, dunque, può essere contemporaneamente stampato in dieci o venti città, e questo dilata ancor più la ora “x” della chiusura, perché accorcia moltissimo i tempi della diffusione nelle singole regioni: si pensi ad un giornale della penisola che stampa anche a Sassari o a Palermo, così cancellando per sempre i problemi legati al trasporto in nave (e se c’è mare mosso?) – o in aereo (e se è brutto tempo?).


     Tuttavia, esiste sempre il problema del’ora “x” della chiusura: sia essa all’una di notte, o alle quattro del mattino, in ogni caso va strettamente considerata, perché altrimenti, di ritardo in ritardo, finirà che nelle edicole il giornale non arriva alle 6,00 del mattino ma, poniamo, alle 9,00. Ma siccome molti acquistano il giornale quando vanno al lavoro, se esso non arriva entro le 8-8,30 non verrà più acquistato. In Italia, almeno, i giornali che escono il pomeriggio non hanno mai avuto vita facile; da noi – salvo eccezioni – o il quotidiano si prende al mattino, o non si prende.


     Oltre che alla composizione tecnica del giornale, il computer e le nuove tecnologie hanno cambiato la vita anche ai giornalisti. Una volta – diciamo, fino a vent’anni fa, circa – se il corrispondente di un’agenzia seguiva un’importante manifestazione (politica, sindacale, sportiva), lontana dalla sede dell’agenzia, per riferire il più rapidamente possibile dell’evento aveva solo il telefono: chiamava, dall’Italia o dall’estero, la redazione di Roma, e dettava, al telefono, il suo pezzo, un pochino seguendo qualche frettoloso appunto, un pochino improvvisando, pur sempre con la maggior attenzione possibile. Inevitabilmente, questo sistema facilitava gli errori: o nella dettatura, o nella ricezione.


    L’uso del computer ha permesso un passo gigantesco: ha elevato alla potenza la possibilità tecnica di stesura, trasmissione e ricezione della news. Anche il telefonino ha aperto una possibilità fino ad una ventina di anni fa inesistente. Oggi, se passando per la strada il giornalista è testimone di un evento (grave incidente, assalto ad una banca, fatto davvero curioso), con il telefonino può riferire, in tempo reale, di quel che accade, senza la necessità di trovare un telefono pubblico (ormai rarissimo, del resto, e spesso rotto!).

Luigi Sandri

 

 

 

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