Scrivere un diario
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C'è sempre tempo
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Il desiderio di raccontarsi |
Scrive Seneca: “Solo gli spiriti tranquilli e sereni possono ripercorrere ogni istante della propria vita, mentre quelli sempre carichi di impegni, come fossero sotto un giogo, non possono voltarsi a guardare indietro (….) la loro vita, dunque, si perde negli abissi del tempo (…..) non ha alcuna importanza la quantità di tempo concesso se uno non ha un luogo per raccogliersi, ma passa attraverso delle vite sconnesse e incapaci di trattenerlo” (Seneca, La brevità della vita). L’autobiografia rappresenta una particolare modalità di stabilire questo tempo per sé, e nello stesso tempo il segnale, forse, che una particolare attenzione sta maturando in noi : “Il momento in cui sentiamo il desiderio di raccontarci è segno inequivocabile di una nuova tappa della nostra maturità. Poco importa che ciò accada a vent’anni piuttosto che a ottanta. È l’evento che conta, che sancisce la transizione a un altro modo di essere e di pensare. È la comparsa di un bisogno che cerca di farsi spazio tra gli altri pensieri, che cerca di rubare un po’ di tempo per occuparsi di se stessi.” Ma è interessante notare che si tratta di un tempo non solo materiale, fatto di minuti o ore in cui ritrovarsi di fronte al nostro mezzo di scrittura preferito, ma anche di un tempo “interno”. Di una abitudine a ricordare, che consente a frammenti di pensiero autobiografico di sorprenderci all’improvviso, nelle faccende più quotidiane. Improvvisi spostamenti dell’attenzione che ci regalano squarci di prospettiva e di respiro, paesaggi della vita, nel tempo lineare e distratto degli impegni diurni. Andrea Ciantar |
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