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Raccontarsi in un diario
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Il desiderio di raccontarsi

Scrive Seneca: “Solo gli spiriti tranquilli e sereni possono ripercorrere ogni istante della propria vita, mentre quelli sempre carichi di impegni, come fossero sotto un giogo, non possono voltarsi a guardare indietro (….) la loro vita, dunque, si perde negli abissi del tempo (…..) non ha alcuna importanza la quantità di tempo concesso se uno non ha un luogo per raccogliersi, ma passa attraverso delle vite sconnesse e incapaci di trattenerlo” (Seneca, La brevità della vita).

L’autobiografia rappresenta una particolare modalità di stabilire questo tempo per sé, e nello stesso tempo il segnale, forse, che una particolare attenzione sta maturando in noi : “Il momento in cui sentiamo il desiderio di raccontarci è segno inequivocabile di una nuova tappa della nostra maturità. Poco importa che ciò accada a vent’anni piuttosto che a ottanta. È l’evento che conta, che sancisce la transizione a un altro modo di  essere e di pensare. È la comparsa di un bisogno che cerca di farsi spazio tra gli altri pensieri, che cerca di rubare un po’ di tempo per occuparsi di se stessi.”
Ma è interessante notare che si tratta di un tempo non solo materiale, fatto di minuti o ore in cui ritrovarsi di fronte al nostro mezzo di scrittura preferito, ma anche di un tempo “interno”. Di una abitudine a ricordare, che consente a frammenti di pensiero autobiografico di sorprenderci all’improvviso, nelle faccende più quotidiane. Improvvisi spostamenti dell’attenzione che ci regalano squarci di prospettiva e di respiro, paesaggi della vita, nel tempo lineare e distratto degli impegni diurni.

Andrea Ciantar

 

 

 

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commenti (1)

Pubblicato da dr.fpizzileo 22-9-2009 16:06
Ho letto con grande interesse ogni parola del post di Andrea Ciantar. Condivido ogni contenuto espresso. E penso che il metodo autobiografico, o per meglio dire, la narrazione di sè con il recupero dei ricordi è sempre significativamente utile, in particolare nell'adolescenza e nei momenti cruciali della vita, segnati da lutti, matrimoni, separazioni, mutamenti dello stato professionale ecc. Se l'uomo, bambino, giovane o adulto, smette di raccontarsi, vuol dire che sta rinunciando a vivere e ad esercitare la responsabilità verso sè stesso e gli altri. Grazie dott. Ciantar! ( F.P.Pizzileo - Assistente Sociale)

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