Andrea Smorti mette in evidenza il legame che, nel corso della storia, si è andato a sviluppare tra tre aspetti, tutti e tre importanti nell’autobiografia: - le tecnologie di produzione di un testo; - il rapporto che si viene a creare tra lettore ed autore; - l’interpretazione del testo. (A. Smorti, Il sé come testo, Giunti, Firenze 1997) L’autore sottolinea come dal mondo greco–romano fino ad un’epoca relativamente recente, la tecnica dello scrivere era patrimonio di poche persone, tanto che spesso si rivelava una attività per un personale specializzato. Lo scriba scriveva il testo che l’autore dettava, secondo la tecniche detta scriptura continua, cioè senza interruzione tra le parole. Un tipo di scrittura che poteva essere decifrata solo con la lettura a alta voce, dato che era questo il modo in cui, normalmente, venivano letti i testi. La lettura silenziosa, infatti, era un fenomeno marginale, e chi scriveva un testo si aspettava che esso sarebbe stato declamato. Intorno all’XI-XII secolo, si comincia ad introdurre, in alcune regioni dell’Europa settentrionale, lo spazio tra le parole, e gradualmente venne introdotto l’uso della punteggiatura, la suddivisione del testo in capitoli e paragrafi, la numerazione delle pagine, l’uso delle note. Tutti elementi che andavano a facilitare l’azione visiva del leggere, e infatti la lettura silenziosa diventa la nuova modalità di leggere i testi, e questo cambia il rapporto tra scrittore e lettore. Scrive Smorti: “L’autore ora sa che chi lo leggerà lo farà in silenzio e questo crea tra autore e lettore un rapporto di maggiore intimità e confidenza.” Fu con l’invenzione della stampa che un certo processo, già innescato dai cambiamenti nel modo di scrivere e leggere, raggiunse la sua completezza. Diventava possibile stabilire quelli che sono i rapporti moderni di rapporto con un testo: il crearsi di un rapporto “privato” tra scrittore e lettore, e la coscienza della differenza tra testo, punto di vista dell’autore e punto di vista del lettore. |