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La scoperta di un io molteplice

In che senso parliamo di autobiografia e cura di sé? Tra i diversi sensi possibili, voglio metterne in evidenza due, che mi pare emergano dall’esperienza dell’autobiografia così come descritta sopra: la consapevolezza della molteplicità dell’io, e lo sviluppo della personalità, come ricerca della trama di una vita; due aspetti apparentemente opposti, ma credo complementari.
L’io molteplice è il punto di approdo dell’esperienza della contemporaneità, nello scoprire che non c’è più un “me” originario, ma che se  andiamo indietro nell’archeologia della memoria, scopriamo che la nostra immagine si moltiplica in un gioco di specchi.

Come l’artista-modello, che alternativamente posa e dipinge, “così l’autobiografo diventa biografo di quel personaggio che osserva vivere, e che è alternativamente sé e non sé.” (A. Bolzoni, in Demetrio, L’educatore autobiografo, Unicopli 1999).
Questo sdoppiamento, questa bilocazione, avviene, secondo Demetrio, su tre livelli:
-    come trasposizione io-egli, nell’osservarsi del soggetto come se fosse un altro;
-    nella capacità di collocarsi nel passato e proiettarsi nel futuro;
-    nel rapporto tra vita interiore e vita esteriore, ossia il livello dentro-fuori,  la coscienza dei propri processi psichici, emozionali e mentali, e il nostro vivere una dimensione pubblica, riconoscibile dagli altri.

Andrea Ciantar

 

 

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