Partiamo dalle emozioni: nel ‘900 la rivoluzione ideologica del pensiero psicanalitico ha riportato in primissimo piano il “bagno ideologico” cartesiano, che oppose tra loro spirito e materia, mente e corpo, tutto ciò che l’illuminismo prima e il positivismo scientista poi, avevano cacciato dalla finestra. Ed ecco allora che le creature umane, lungi dell’essere ormai più descrivibili come soggetti dotati di lucida ragione, si presentano con il loro lato oscuro in primo piano, con cantine e bassifondi inesplorati, dove si agitano pulsioni, istinti, passioni che, con una potenza irresistibile, ben più forte di quella delle scelte consapevoli, orientano il comportamento quotidiano. E di ragione, di consapevolezza, è meglio che non ne parliamo proprio quando abbiamo di fronte i grandi raggruppamenti, le masse: il lato oscuro, primordiale, primitivo, prende il sopravvento e si amplifica in relazione alla deresponsabilizzazione che il grande numero favorisce. Il prezzo della civiltà E allora? Come si fa a parlare di emozioni senza disegnare per la creatura umana un destino già tracciato, dove il piccolo vascello dell’io cosciente sarà inevitabilmente trascinato e travolto dai marosi delle passioni che lo abitano? E come si fa a non pensare alla civiltà come ad un lento e frustrante addestramento dove fin da piccolo, attraverso l’educazione familiare, e più che mai paterna, assumo e faccio mie quelle regole che, nella convivenza civile, impediscono agli umani di agire d’impulso uccidendo e stuprando sull’onda dell’istinto? Allora l’adattamento alla civiltà sarà il prezzo da pagare per la sicurezza personale, imparando ad inibire una parte dei propri impulsi, in vista della continuità della convivenza. L’Altro è l’oggetto su cui investo le mie energie libidiche, ma è anche il mio limite, il limite della mia affermazione e della soddisfazione dei miei bisogni. Eppure non deve essere questa l’unica via. Voglio allargare il mio pensiero fino ad includere un orizzonte intersoggettivo, non voglio stringere e costringere la mia vita psichica nel dilemma tra razionalità e passioni, e vivere più o meno nevroticamante sul filo del rasoio dell’improbabile equilibrio tra le due. Se sono le pulsioni inconsce che determinano i comportamenti, allora io potrò agire solo in termini di “scarica”, per liberarmi di una tensione, e soddisfare così il mio bisogno, o di “rimozione” di questa tensione, per opera dei meccanismi di difesa coi quali il mio io argina il mio inconscio, o in termini di conflitto tra pulsione inconscia e motivazione cosciente. E se invece fosse vero che il mio bisogno di fondo, quello che guida, sotto sotto, i miei comportamenti, sia il perseguire il piacere e allontanare il dolore, allora non sarei certo più libero, come essere umano, di quanto non lo siano i miei amici a quattro zampe. Rosella De Leonibus |