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I sogni dei gigli bianchi

Cari amici, è con piacere che vi invitiamo a questa iniziativa -  realizzata in collaborazione con la rivista  "Carta", e con il sostegno di "A Sud" - che è parte della Rassegna Italiana dei finalisti del progetto:

 

 

Le storie che presentiamo in questa rassegna sono come delle porte per entrare in importanti tematiche del nostro tempo. Attraverso di esse possiamo:
  • conoscere più a fondo realtà di cui abbiamo – spesso – solo informazioni superficiali o confuse;
  • prendere maggiormente coscienza del fatto che persone, gruppi e organizzazioni possono realmente dar vita a trasformazioni, e contribuire così ad un mondo meno delirante e più giusto.

Queste storie ci raccontano – in altre parole – che un altro mondo è non solo necessario, ma anche possibile, e che ognuno di noi può essere felicemente parte del grande movimento di coloro che, in ogni angolo del pianeta, sperano e operano per il cambiamento.

 Andrea Ciantar e il gruppo di lavoro di Powos.

 

I sogni dei gigli bianchi

opera teatrale di Elisa Mascia
9 Maggio 2010
Sala Pintor - presso la sede di Carta - via dello Scalo di San Lorenzo 67 - ore 18,00/20,30.


Realizzata all'interno di "Upter - Culture Diffuse" 

In collaborazione con la rivista “Carta”, e con il sostegno di “A Sud”

Programma:

- letture teatralizzate di Lucia Ciardo, Elisa Mascia, Pierfrancesco Ambrogio.

- Interventi della Rete Romana di Solidarietà Con il Popolo Palestinese.

- Collegamento Skijpe con Basaam Aramim, Combatants for Peace.



"Siamo nel passato: due madri, l’una palestinese e l’altra israeliana, narrano, ognuna secondo la propria personale esperienza, la vicenda che nel 1948, in seguito alla nascita dello stato d’Israele, portò molti ebrei di tutto il mondo a trasferirsi in Palestina, costringendo la popolazione locale ad un esodo collettivo.

Nel presente, invece, i rispettivi figli delle due donne, Sahar e David, testimoniano l’una la vita da sempre vissuta in un campo profughi nei territori di Gaza occupati dagli israeliani, l’altro quella vissuta come cittadino israeliano chiamato a prestare servizio militare nei medesimi territori...."




 

 

 

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