E’ stata una fredda giornata d’inverno, con qualche raro raggio di sole, non sufficiente a riscaldare.
Ma io non avverto il freddo: c’è il fuoco che brucia la legna nel camino, e tu, amore mio che sei così bello quando dormi!
Passerei tutta la vita così, in piedi accanto alla finestra, a guardare il tuo corpo che vi è riflesso, qui nel nostro nido d’amore.
Certo, amore mio, il mondo lì fuori è proprio duro e difficile, e quanta gavetta per poter avverare i propri sogni.
Ripenso al mio percorso…
Sono nata in un piccolo quartiere di Napoli e la mia infanzia non è stata una delle più felici.
I bimbi napoletani crescono in mezzo ai porci mafiosi, sentendo l’odore forte del sangue, quello dei morti ammazzati per le strade.
I “guagliuncelli” sono accalappiati come cani randagi, sfruttati come bestie per qualche spicciolo, un po’ di droga e tanto alcool, sbattuti per la strada in mezzo a terre contaminate da tonnellate di immondizia.
Una realtà insopportabile, dalla quale ho sempre voluto tirarmi fuori.
Finito il liceo scientifico, decisi di andarmene via e mi trasferii a Roma.
Ma anche qui l’università era dura e molto corrotta.
Figli di papà con soldi a fiumi accedevano tranquillamente, mentre per i poveri disgraziati come me erano lasciate solo poche speranze.
Ma non mollai e alla fine mi laureai.
Per tre mesi sono rimasta disoccupata e mi sono dovuta accontentare di lavori di fortuna, giusto per pagarmi l’affitto.
Poi, iniziai un lungo periodo di precariato in ospedale, dove mi resi pienamente conto del perché esista il fenomeno della “fuga di cervelli”.
A lungo andare, dopo tante tribolazioni e tanti sacrifici, ottenni un posto più stabile e come cardiologa, di lavoro ora ne ho tanto.
Ma che dire? Mi sarebbe piaciuto scappare da questa Italia, l’Italia degli scandali e della politica corrotta, L’Italia dei morti e delle stragi, l’Italia della pedofilia e della prostituzione, l’Italia delle leggi così poco efficaci.
Che dire? Invece rimasi. Il lavoro mi piaceva molto, ero una brava dottoressa, stimata dai pazienti e benvoluta anche dai colleghi.
Mi mancava solo ancora una cosa, una cosa che per tanti anni non avevo neanche cercato, ma di cui ora avvertivo il bisogno: l’amore.
E, amore mio, sei arrivato tu…Amir dalla Siria.
Eri venuto in Italia senza permesso di soggiorno, con la speranza di un lavoro e una vita migliore.
Non trovasti nulla e iniziasti a lavare i vetri delle macchine per strada.
Un giorno c’incontrammo e fu subito simpatia fra noi.
Tutte le mattine, mentre lavavi il parabrezza della mia auto, chiaccheravamo di tutto e fino a quando il semaforo non ritornava verde.
Poi accadde…quella terribile sera in cui dei delinquenti razzisti ti pestarono a sangue e ti lasciarono mezzo morto su un vialetto dei giardini davanti al mio palazzo.
Ti trovai poco dopo, tramortito e ferito; per giorni ti curai con tutta me stessa e proprio vedendoti così, come un cucciolo indifeso, sdraiato sul mio divano, bisognoso di cure e desideroso di tanto amore, di tutto quell’amore che la vita fino ad allora ti aveva negato, piano piano mi innamorai.
Già, m’innamorai e non mi era mai capitato prima, così intensamente che appena ti sfioravo, subito un brivido mi correva lungo la schiena.
In poco tempo sei diventato il re del mio cuore, non facevo altro che pensare a te, e poi finalmente… quella sera, quando rientrando non ti trovai, come al solito, sul divano a guardare la TV, mi accorsi che la casa era quasi buia, illuminata solo da tante candele, e che delicati petali di rosa erano sparsi qua e là mentre un profumino allettante proveniva dalla cucina.
Avevi preparato tutto questo per me, amore?!
Fu la nostra prima notte d’amore: che fuoco, che ardore, che passione accese i nostri corpi, che si cercavano freneticamente.
Ma il giorno più bello fu quando, sull’altare, ci giurammo amore eterno davanti a Dio.
E ora, amore mio, senti come si muove? Accarezzo sempre questo piccolo miracolo, frutto del nostro amore.
Riguardandoti ancora, ripenso al nostro primo sguardo, quando tu eri solo contro l’intolleranza del mondo, quando ogni sguardo era vittima di pregiudizio e razzismo.
Ripenso a quella sera quando ti raccolsi come se fossi stato un piccolo passerotto, e ti curai con tutto il mio amore.
Ed ora che sei diventato tutto il mio mondo, passerotto mio, non tremar più… ora non sei più solo… perché ora ci sono io a stringerti fra le mie braccia e a proteggerti sempre da chi non ti ama.
di Costanza Fiorilli