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Ai confini del verso di Monteiro Martins...

Da “Ai confini del verso
Poesia della migrazione in italiano, a cura di Mia Lecomte

La mia essenza integra e completa, agognata dai tempi delle inquietudini adolescenziali, è sempre stata “stereofonica”, ovvero si manifestava in due linguaggi: quello della vita e quello della poesia, e in mezzo, terra di tutti e di nessuno, comunione possibile, la narrativa letteraria.


Poi è venuta la migrazione, e tutte le essenze che mi costituivano si sono messe in cammino verso l’esodo, ma non sono arrivate insieme al loro destino. Solo parte dell’uomo promesso è giunta puntualmente. Titubante, inciampando come un cieco, c’è stata prima la lingua della vita, del tempo presente: per anni ho vissuto dimezzato, sfoggiando discorsi ragionevoli e limitandomi a suonare la poesia soltanto all’interno della mia anima, come un’orchestra chiusa in cassaforte, mentre cercavo di incorporare gli strumenti, le sonorità della nuova lingua. Ma un bel giorno la musica, giunta a maturazione, ha ripreso volume, la poesia si è incarnata nuovamente in comunicazione possibile, ed è rinata altrove.


L’essenza ora è di nuovo integra e completa, esiste pienamente, esprime con gioia tutto quello che vuole e deve esprimere, è stata dunque reintegrata nella sintonia del secolo. Allo stesso modo, anche la lingua: ha guadagnato una voce inedita, con la quale dirà quelle cose indispensabili, preesistenti al poeta, che giacevano anch’esse depositate e silenti in attesa della voce promessa.

(Julio Monteiro Martins)

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