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Un imbuto per le notizie |
Lo “strumento” immaginario per decidere se fare, o meno, una news, di un evento è… l’imbuto, immaginario anch’esso. Il nostro corrispondente a Mosca (o a Washington, Parigi, Londra, Pechino, Buenos Aires, New Delhi…) vede ogni giorno almeno un centinaio di piccoli o grandi eventi che meriterebbero una news, in teoria. Ma se inviasse a Roma cento news, quale mai giornale o telegiornale potrebbe riportare queste cento notizie? Ne arriverebbero altrettante, più o meno, dalle capitali indicate, e da molte altre. Un’enorme quantità di news, nelle quali ci si perde! Dunque, con l’immaginario imbuto il corrispondente deve travasare, dalla grande botte che contiene tantissime possibili notizie, un certo numero di esse: diciamo che da cento scende ad una ventina. Inviate alla sede centrale di Roma, e da qui messe in rete, queste venti news sono scremate – con un altro… imbuto – dai singoli giornali, che decidono liberamente di sceglierne cinque, tre o nessuna. Sullo sfondo di questi “travasi” sta un grande problema: il corrispondente all’estero ha la responsabilità di decidere che cosa inviare in Italia e che cosa cestinare: se su cento possibili news a Mosca o a Washington ne sceglie venti, significa che ottanta non saranno mai note ai lettori della sua agenzia. Dunque, dare/non dare una news è impresa delicata, che va fatta con la più grande attenzione e, soprattutto senza cedere a censure o autocensure, ben sapendo che la news infastidirà, magari, il leader di questo o quel partito italiano. Inevitabilmente, talora accade che il corrispondente giudichi irrilevante una news che, invece, un’agenzia concorrente “pompa”, e che magari finisce per arrivare ad un telegiornale. Non esiste criterio assoluto per dire sì/no ad una notizia: occorre saggezza, esperienza, vigilanza. |
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