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Fatti e opinioni

L’abbiamo già notato, ma vogliamo approfondire il tema. Un detto giornalistico sentenzia: “I fatti sono sacri, le opinioni sono libere”. Sembra ovvio, ma non lo è. Vi sono, infatti, eventi semplici e oggettivi: il risultato di una partita, il nome del nuovo capo del governo, il discorso di un leader politico, la sentenza di condanna di un omicida… Ma non sempre, a mano a mano che ci si addentra in una news, è facile distinguere l’oggettività di un fatto nudo e crudo, da interpretazioni di quel fatto, cioè dalle proprie esplicite o implicite opinioni.
Se leggiamo i giornali italiani, potremo verificare come, spesso, e salvo importanti eccezioni, fatti ed opinioni siano così inestricabilmente mescolati da rendere difficile, per chi legge, distinguere, appunto, il fatto da una sua interpretazione, inevitabilmente di parte, o interessata.
 Succede, anche, una cosa ancor più raffinata: il quotidiano “X” riprende una news di agenzia, in sé “imparziale” ma, nel testo, inserisce un paio di incisi, o di aggettivi (tipo: “questa poi!” , oppure: “con la faziosità ben nota del sindaco di “Y”) che ne cambia radicalmente il senso, e orienta chi legge verso l’opinione che si desidera far crescere in lui/lei. Oppure: si lascia la news di agenzia così come è, ma la si orienta con un titolo ad effetto, tipo: “Le solite sparate del sindaco di ‘Z’” – Il signor NN continua a negare l’evidenza dei fatti”.
 Ovviamente, i giornali/telegiornali, di partito o no, hanno tutto il diritto di commentare le news, o di cercare di orientare i loro lettori e ascoltatori verso la direzione voluta. E lo hanno anche i giornali cosiddetti “indipendenti”. Chi legge un giornale che nel sottotitolo porta scritto “Organo del partito…” sa a priori che quanto trova scritto su quel quotidiano è, o potrebbe essere di parte: dunque, egli è “avvisato”. Ma anche i giornali “indipendenti”, spesso, direttamente o indirettamente sostengono un leader piuttosto che un altro, una coalizione piuttosto che un’altra. Il lettore non ingenuo lo sa, o dovrebbe saperlo.
Anche per tutti questi media sarebbe forse opportuno distinguere i fatti dalle opinioni, anche come metodo per convincere ulteriormente la loro “audience” della bontà delle tesi sostenute dal proprio giornale/telegiornale, dal proprio editore, direttore o partito di riferimento. Per un giornale, poi, che si pretende “super partes”, l’ideale sarebbe riportare la news di agenzia (o di un suo giornalista che però segue lo stile dell’agenzia) e, nelle questioni importanti e delicate, accompagnarlo con due commenti, di eguale lunghezza e rilievo tipografico, intitolati, ad esempio, l’uno PERCHE’ SI’, e l’altro PERCHE’ NO alla tale legge/decisione del governo… In tal modo si darebbe al lettore tutto il necessario perché egli si faccia una sua ponderata opinione.

 

 

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