Una sola cosa nell’universo fa girare il mondo: la vita. A volte penso che noi uomini non abbiamo coscienza dell’atto del vivere in sé. Quando dobbiamo fare qualcosa rimandiamo sempre, senza renderci conto che la vita è una, è fugace, non ci sono state date istruzioni per l’uso, strategie di gioco, perché noi dovremmo essere capaci di sfruttarle a pieno. Questo dovrebbe succedere, affinché ogni giorno sia diverso e alla fine di tutto questo bel viaggio che è la vita potremmo essere soddisfatti del nostro operato. Leonardo da Vinci sosteneva che chi non stima la vita, chi la reputa una cosa inutile e banale, non la merita, proprio perché è come se rifiutasse se stesso, se andasse contro la propria persona. Eppure nel nostro mondo, ci sono state persone che hanno commesso un gesto autolesivo, tanto che lo stesso Dante Alighieri colloca coloro che commettono un suicidio nel girone dei violenti contro se stessi. Emile Durkheim, un sociologo francese della fine del 1800, ha analizzato approfonditamente l’argomento, per comprendere a pieno le cause che spingono le persone a commettere un gesto così estremo e per poter studiare possibili aiuti. Durkheim attribuisce a questo “fenomeno sociale”, come egli stesso lo definisce, tre aggettivi: egoistico, altruistico e anomico. Il male di vivere, tipico della società moderna, offusca la mente, non si hanno stimoli, non si crede più in niente e in nessuno, si ci sente cinici, disincantati, senza più sogni. La vita dell’uomo del ventunesimo secolo è come un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore, regalando solo pochi e caduchi momenti di felicità. Tante sono le vittime oggi del suicidio, di ogni sesso e ogni età, essi sono però fondamentalmente persone fragili, che per disperazione legata a delusioni, insuccessi, non riescono ad afferrare le redini della propria esistenza. Seneca, filosofo storico, al contrario di Aristotele e Platone che reputavano il suicidio un atto di viltà, sostiene che ciò che importa è morire bene, ma morire bene vuol dire fuggire il pericolo di vivere male. Egli giustificava questo atto deprecabile come espressione di estrema libertà e consapevolezza della propria condizione esistenziale. I martiri islamici, altruisti per eccesso di integrazione all’interno della società islamica, si suicidano perché reputano che grazie al proprio martirio non solo si aiuta il proprio paese, ma quell’atto li condurrà a godere del bene assoluto nella vita ultraterrena vista come paradisiaca. Questa è la perdita della propria identità, dei riferimenti sociali, culturali, ma anche l’isolamento derivante dalle condizioni economiche, dalla misera, dal degrado che non si riesce a risolvere o a compensare con altri fattori. In questo mondo senza certezze e sicurezza, l’uomo è debole, fragile, spaesato ma la vita non è un gioco, nel quale tirando il dado si ha la possibilità di tornare indietro o premendo delete tutto può essere cancellato, poiché tutto quello che fai non può subire alcuna modifica. Una citazione che amo molto, desunta dal film Forrest Gump sembra contenere il messaggio vitale per ognuno di noi: “la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”. Questo significa che quando viviamo un momento di sconforto o ci sentiamo demoralizzati, dobbiamo pensare che tutto passa, potremo essere felici e avere finalmente il nostro tanto desiderato cioccolatino preferito, se solo sapremo aspettare e sperare in positivo. giugiu |