Si può morire a scuola? Mentre si scherza con i propri compagni, mentre si mangia la pizzetta comprata dalla bidella abusiva? Questo è quello che sento ripetere da giorni da tv e radio e genitori e parenti. Ma intanto è successo, succede e succederà (?).
Anche io da giorni, da sabato, da quando cioè tornata a casa da scuola ho saputo del crollo della scuola a Torino, me lo chiedo con i miei amici: si può morire a scuola? Nel posto che secondo i nostri genitori è il più sicuro di tutti? Nel posto dove ci insegnano a vivere, dove impariamo a socializzare, ad avere amici, dove impariamo le materie e le nozioni scolastiche ma anche a comportarci? Non dovrebbe quello essere un posto sicuro, un posto protetto per tutti noi fino a quando non affronteremo la vita da soli, col lavoro, ecc…?
Intanto questo ragazzo della nostra età, Vito è morto. E ogni volta ci si chiede perché? Forse perché le scuole italiane sono tutte vecchie. Chi di voi è mai andato a una scuola che era stata costruita dopo la propria nascita? Io vado allo stesso liceo dove sono andati i miei genitori per farvi un semplice esempio. Poveri genitori dei ragazzi morti o feriti, poveri amici sotto choc, poveri allievi che d’ora in avanti quando entreranno a scuola avranno tanta paura. In questi casi forse la miglior cosa è il silenzio, per rispetto a chi soffre in ospedale e al cimitero.
E intanto continuare a scendere in piazza con le manifestazioni per capire perché la scuola italiana è sempre quella che riceve tagli dallo stato, per la didattica ma anche per le strutture, visti i risultati. Poi dicono che noi facciamo sciopero solo per non andare a scuola. Beh, forse qualche piccola ragione l’abbiamo…
Ciao Vito…io ti ricordo così anche se non ti conoscevo.
Tanti abbracci a tutti i ragazzi ancora in ospedale.