Come ho già raccontato in post precedenti, si chiama manga (dal giapponese immagini casuali), quel tipo di fumetto prodotto esclusivamente in Giappone.
Per quanto riguarda la pubblicazione, lì il procedimento è diverso rispetto a quanto siamo abituati noi italiani: - dapprima il manoscritto viene inquadrato in un genere (per adulti, ragazzi, ragazze…) - poi i diritti vengono ceduti a una delle tante riviste settimanali, come Shonen Jump, o Shonen Magazine, infine la principale differenza è che mentre in genere da noi il fumetto viene prima finito e poi pubblicato, in Giappone viene continuato in corso di pubblicazione, e quindi il lavoro richiesto è maggiore.
Chi di voi ha letto un manga avrà notato che nei “Tankōbon”, ovvero nei volumi di circa 200 pagine presenti in edicola e in fumetteria, vi è una divisione in capitoli, che parte dal primo episodio dell’intera serie. Ogni capitolo è lungo in media 20 pagine, e l’autore deve realizzarlo in una settimana. Questo vuol dire circa 3 pagine al giorno, che è un ritmo di lavoro altissimo. Per fortuna, spesso il maestro viene affiancato da un’equipe che si occupa dei fondali, di ripassare le matite a china, di curare i dettagli. Quindi avviene la pubblicazione nella rivista che, nel caso di testate come Shonen Jump, hanno un livello di popolarità pari a quello dei quotidiani. Infatti, oltre a mostrare le novità della settimana, ogni mese molti giornali lanciano un concorso per debuttanti, che offre loro l’onore di una pubblicazione e un compenso in denaro, oltre all’immediato aumento di popolarità. Tutti i più famosi autori di manga, come Akira Toriyama (Dragon Ball), e Masashi Kishimoto (Naruto), sono saliti sulla cresta dell’onda vincendo un premio per debuttanti.
A tutti gli autori e appassionati di fumetti un saluto!
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