A luglio sono andato a vedere una mostra di graffitari all’Auditorium, Parco della Musica a Roma. Voi direte, ma i graffiti non sono quelli che ci sono sui treni o sui muri, abusivi e fuorilegge? I graffiti mica si vedono nelle mostre… E invece sì! Negli ultimi anni molti ragazzi che sono nati come graffittari con le loro scritte giganti, i loro colori “limitanti” (mi raccontava un ragazzo che fa i graffiti che i colori in commercio che loro usano - le classiche bombolette - sono abbastanza limitati nelle loro sfumature, non sono certo come una tavolozza dove uno può fare tanti miscugli, come la tavolozza dei pittori quelli “veri”) hanno iniziato a fare le prime mostre. Alla mostra comunque non c'erano solo graffitari, ma comunque erano tutti artisti nati facendo arte per strada. La street art appunto. Ci sono anche ragazze che semmai hanno iniziato disegnando borsette fatte da loro anche con disegni e poi trasferendo questi disegni su muri dipinti. C’è quello che scrive poesie su grandi fogli di carta e che poi li attacca sui muri di Milano. Quelli che non sono fatti direttamente sui muri con le bombolette ma sono fatti come adesivi o come disegni che poi si attaccano con la colla, proprio come i manifesti pubblicitari (ma non sono legali come i manifesti), si chiamano stickers.
Naturalmente ogni volta che si tocca l’argomento graffitari si parla di quelli che imbrattano i muri delle case con le tags (le loro firme, ogni ragazzo ne ha una) o i monumenti. Io non difendo tali soggetti, anche se le tags a volte sono l’anticamera del graffito perché servono all’aspirante artista di strada per far conoscere la sua firma nel quartiere e quindi entrare nelle crew dei graffitari. Comunque non tutti quelli che fanno i graffiti hanno iniziato e fatto le tags. E chi sporca i monumenti non sono solo i graffitari ma anche quelli che scrivono sulle panchine: “tizio e caio si amano…”
La mostra all’Auditorium si chiamava
Scala Mercalli era molto bella, con tanti lavori fatti in
uno dei garage dell’Auditorium messo a disposizione, col “permesso” di sporcarlo…ops dipingerlo. Ogni muro era di un artista diverso, per cui c’erano tutti questi stili e colori differenti che si succedevano: c’erano artisti di Roma, ma anche di Milano (per esempio quello delle poesie), Napoli, Firenze e altri post d’Italia. Ognuno di loro ha un nome “d’arte” o tags (che non per forza deve essere scritta sui muri)
e anche se ora non si nascondono più dalla polizia (o non in questo caso, perché molti continuano a fare anche azioni per strada) mantengono il nome di battaglia oltre a quello vero. C’era
Lex, che fa dei grandi cartelloni pubblicitari con facce di ragazze (la sua ) che si intrecciano con le vere pubblicità che si trovano per strada…Oppure
Pao,
Ozmo che fa tanti angeli e demoni come un’Apocalisse, Santy,
Iabo, ecc …andateli a scoprire sul
sito.
Una seconda parte della mostra era nell’ingresso (si dice “foyer”) dell’Auditorium quando si va nella sala principale dei concerti, a ogni parete si trovava una tela diversa (dipingere le pareti dell’auditorium non era il caso!). Era molto curioso camminare per i corridori dell’Auditorium, girarti e rigirarti e trovare sui mattoni rossi delle pareti opere in tela di soggetto metropolitano (cavalcavia, omini buffi, bombe, strade..) molto poco affini all’ambiente dei concerti di classica che si tengono di solito lì.
Se vi siete persi la mostra, peccato per voi! Andate sul sito è guardate le foto delle opere.
Però almeno la vostra opinione sui graffiti la voglio sapere. Imbrattatori o artisti? Ne parlerò anche in seguito di questo argomento perché mi interessa e mi appassiona molto. Spero mi seguirete nella discussione.