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Una vita al contrario
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La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato.
Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.
Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio.
Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.
Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro.
Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.
Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare.
Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè.
Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene.
Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.
E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.
Woody Allen |
Empatie direzionali
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Sbagliando non s’impara nulla. Forse dipende dal carattere, forse dal vissuto, forse da una conformazione genetica. Resta il fatto che ci si trova ad agire, sbagliare, soffrire (o far soffrire) e poi ricominciare.
Il lato positivo della cosa emerge quando lo si fa con consapevolezza. “So qual è il modo più conveniente di agire, so cosa è più giusto, ma so anche come sono fatto io e come voglio ottenere le cose… per cui non agirò così!”
Il lato negativo sta in tutto ciò che resta.
Sta nel non essere capaci di migliorare, di cambiare, di capire. Sta nel ripetere ogni volta “vabbè, io provo a fare così, poi si vedrà…”
Bellissimo dire “e poi domani chissà!”…. bellissimo dire “e poi domani chissenefrega!”… fa molto “film”, fa molto “eroe romantico e maledetto”.
Fa molto casino quando quel domani arriva. Perché presto o tardi arriva, cazzo.
E allora scatta il momento in cui ci sono decisioni da prendere, scatta il momento in cui si comincia a rimandare qualunque decisione da prendere.
L’eroe non è maledetto, semmai si maledice… non è maledetto, semmai lo maledicono.
Maledetto mentre cerca di capire se ascoltare la sua parte empatica o se sperimentare la “disempatia” dell’uomo, mentre vorrebbe prendersi le sue responsabilità ma non sa come, mentre vorrebbe egoisticamente scappare ma sa che questo risolverebbe solo una minima parte dei problemi. I suoi.
Ma perché la sua piccola vena di follia non può viversela da solo e deve sempre far di tutto per metterci dentro qualcuno che poi potrebbe pagarne le conseguenze?
Certo… chissà se qualcun altro ha mai fatto questi ragionamenti pensando a lui. Ovvio che ora gli vengono in mente le volte in cui la parola “empatia” era assente dal dizionario di molte persone con cui ha avuto a che fare, ovvio che questo dovrebbe insegnargli a rendere pan per focaccia al mondo, alla vita, al “normale corso degli eventi”.
Non sa farlo e non è detto che ciò sia positivo, non sa farlo e forse anche in questo sbaglia, non lo fa e forse fa solo peggio.
Un’empatia a senso unico? Forse un’empatia bidirezionale che avviene in modi e forme diverse tanto da non essere percepita?
Oppure un’empatia che fa rima con ipocrisia?
Una sola cosa è certa: sbagliando non s’impara nulla.
Stefano Sorci |
Solo il paradiso ha il senso per un passo
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Ora, questo istante non varrà tutti i regali del mondo, poesia che forse non vale,ma le tristezze del fango meno, certo il diavolo ha le carte scoperte, abbiamo già perso troppo tempo con con le coccole ai benpensanti, non vogliamo sprecarne altro, nel circo c'era lei che fuggiva il mondo vestita da clown, girava così per la terra cercando il sole e il mare, che non tradivano, lei diceva che non era niente, chi l'avrebbe giudicata prima ora ride dice lei, no niente, ora solo chi mi ama mi parla, si il buio di un canneto fischia libertà abbacinante, ho visto bambini morire in silenzio, ma uno da solo che rovina il mondo non ha mai affrontanto un uomo, e quando i miracoli incalzano dimostrandoci ogni secondo, ogni secondo,ogni secondo l'esistenza di Dio,si tace per troppo splendore, poesia si poesia che ogni volta chiude a chiave l'inferno, dove nessuno è così impotente che merita di vederlo, che Dio ha fatto per il male, in un mondo che Cristo ha salvato da tutto in croce, e noi che abbiamo una libertà abbacinante,Laura mi riesci a sentire...? Dal libro "Tutto l'universo si terrebbe in piedi su un tradimento, la morte?" dell'autore Alessandro Idisium |
Non ci resta che ridere
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Un giorno senza un sorriso è un giorno perso.
Charlie Chaplin
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Donne du-du-du
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Che poi, io mi dico sempre di non scrivere prima di andare al lavoro, altrimenti arrivo già stanco e mettermi sopra gli articoli per otto ore è ancora più faticoso. Solo che è difficile non assecondare gli istinti per me e quindi.
E quindi eccomi qui. Dedicato a entrambi. Le mie fantasie nascono nei momenti più disparati e mi portano a ragionamenti e fili rossi da seguire, cammini incerti che non so mai dove andranno a finire. L’improvvisazione è arte.
Cosa potrà mai essermi successo visto che ho seguito la mia abitudine consolidata di doccia-vestiti-bar-caffè-sigaretta? Niente, in realtà. O meglio: ho incrociato una mamma. Se ne usciva dal parchetto che ho dietro casa – un’illuminazione per me quel parchetto, semplicemente f-a-n-t-a-s-t-i-c-o – e portava il passeggino con aria stanca, sebbene fosse vestita al meglio, truccata, stivali alla moda. Sì, insomma, era più da discoteca che da parchetto con bebè.
Ed è allora che ho pensato. Ma noi uomini che ne sappiamo delle donne? Dico davvero, eh.
Siamo esseri binari, sì o no, accesi o spenti, sesso o playstastion. I più fortunati, però, sono dotati di una particolare sensibilità che permette loro di sfiorare quello che le donne non dicono. O interpretare nel modo giusto quello che dicono. O, ancora, riconoscere certi particolari. È una sensibilità-neon, mettiamola così. Non è brillante, ma fa luce. Permette un’integrazione migliore – a tratti – tra due universi distinti e lontani. Io, per dirne una, ho un grave difetto: non mi accorgo mai di quando una donna si taglia i capelli. Non lo faccio apposta, eh. Per uno che vive di particolari è però tragico e vergognoso ammetterlo. Ed è ancora più tragico perché donne e capelli comunicano sempre qualcosa. Il più delle volte bisogna stare in guardia: un taglio drastico significa che stanno per prendere una decisione che meditano già da tempo. E, altra cosa, non c’è nulla che noi potremmo dire o fare per contrastare tale scelta. Quando Sara mi diceva “devo tagliarmi i capelli”, io sudavo sempre freddo e mi facevo esami di coscienza. Ecco, bisogna sempre stare attenti ai particolari.
E insomma, ho visto questa mamma del parchetto, una bella donna. Una triste bella donna. Non ho pensato a “oh, una milf” – per le persone più candide “Mom I’D Like to Fuck” –, ma a quanto una donna abbia bisogno di sentirsi bella certe volte. Vedi, caro amico, ho imparato una cosa: non è mai abbastanza che accanto a sé una donna abbia l’uomo più bello, dolce e premuroso del creato. Ogni tanto una donna ha bisogno di sentirsi bella e basta: eccola uscire allora tutta “acchittata” per le strade del centro o per una serata tra amiche o, che so, per fare un giro al parco con il bimbo. E, bada caro amico, non significa che è pronta ad avere avventure, ma solo che apprezza uno sguardo o solo essere baciata da un sole primaverile o magari ritrovare una femminilità che aveva trascurato per motivi banali. Ah, tra i motivi banali spesso e volentieri ci siamo noi uomini, eh, dove credevi che fossimo? Proprio per questo motivo è stupido fare scenate di gelosia: se la tua (tua per modo di dire) donna si fa bella senza di te, lascia perdere, è una battaglia persa. Un po’ di gelosia è giusta, ma non provare a fare scenate, è la maniera più stupida per dimostrarti ancora più imbecille.
Quando scrivo di queste cose vengo soventemente criticato. Mi si propongono i casi borderline o eccezioni che dimostrano il contrario. Lo so che non è sempre così, ma in linea generale è così. E poi, sinceramente, non mi interessa. Tutti siamo unici e irripetibili, ma certi atteggiamenti o modi rimangono sempre tali sia da una parte – cari miei ometti – che dall’altra – care donne du du du –.
Vedi, mio caro amico, di donne folli ce ne sono poche. E per folli intendo esseri binari. Essendo donne sono geneticamente predisposte a pensare più di noi, a valutare cose che diamo per scontate, a prendere decisioni che spesso non ammettono possibilità di replica. Anche se non lo ammettono per non ledere il nostro orgoglio, noi ometti siamo esseri prevedibili. E se vuoi conquistarla devi saperla spiazzare, sorprendere, confondere. Sono sicuro che Cristoforo Colombo abbia scoperto l’America apposta per questo motivo: “Sai che ti dico, bella? Che ti porterò qualcosa che tu non hai mai visto!”. E qualche mese più tardi si presentò con un casco di banane e del cioccolato, te lo dico io. Ma c’è dell’altro. Essendo donne, hanno bisogno di una controparte leggera e binaria per la loro sanità mentale e quindi eccoci qui. Punto e a capo. E di ritorno c’è la sensibilità-neon, quella che i più fortunati hanno per convivere meglio nella sinergia che due corpi contrapposti e legati bipolarmente creano.
Oh, potrei andare avanti per delle ore a parlarne. Eppur sbagliando, magari. Ma con il sorriso sulle labbra. Calcola, caro mio amico, che tu sei fregato in partenza. Non cercare mai di capire il senso delle donne, non ci arriverai mai. Io? Io non lo sto facendo. Sto semplicemente pensando con arroganza ed esperienza, sapendo allo stesso tempo di non fare i conti con mille altre variabili.
A me, per esempio, mi hanno sempre fregato con una tecnica subdola. Mentre mi addormento o mi sveglio, ecco che scatta una domanda terribile davanti alla quale non ho ancora attivato nessuna difesa e alla quale rispondo con una naturalezza che sa di stupidità. Ho un vago ricordo di una volta che ho semplicemente sentito in seguito “ah, allora è vero che quella ci provava”. E poi il muso per tutta una giornata. Che a lei mica interessava se quella ci provava o meno, ma – e qui casca l’asino – che non bisogna mentire. Mai. Anche se è una cazzata, eh. E non importa se le prime a fare buon viso a cattivo gioco sono loro, eh. In questa guerra dei sessi, loro sono armate sempre meglio di noi, maledetti bamboccioni con un lembo di carne tra le gambe.
Ma no, ma no, che io scherzo. Alla fine non è una guerra. E le donne non sono migliori di noi, caro amico. Sono – semplicemente – diverse.
Mentre osservavo la mamma tornare verso casa, mi sono detto che forse dovremmo sforzarci a creare un sistema meno “binario”, tutto qua. Intuire che dietro a un sorriso o un bel culo c’è una donna con pregi, difetti, limiti e eccellenze. Ammettere che siamo migliori quando ci innamoriamo di una di loro.
Caro amico mio, che dire? Io te lo sussurro con sincerità. Delle donne ho ancora tanto e troppo da capire.
Ma sono lezioni a cui non rinuncerò mai.
Mad |
L'esistenza di Dio...
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"Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa".
Woody Allen
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Sparare sulla Croce Rossa, in altre parole: parlare male di uomini.
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Di questi tempi, parlare male degli uomini (nel senso anatomico del termine) è come parlare male della sinistra italiana o di Berlusconi: troppo facile e scontato. Ne consegue che, se vogliamo farlo, lo dobbiamo fare in maniera originale. Sarebbe pertanto troppo facile raccontare di quando gli uomini tirano fuori le palle (passatemi il francesismo) solo a letto (e non sempre) e non in altre circostanze. Sarebbe semplice dire di quanto fanno soffrire le loro donne e manco se ne accorgono, di quando ci fanno litigare da sole perchè non sanno neanche come e cosa ribattere. Sarebbe troppo naturale dire di come siano più materiali e meno teneri di noi donne, che noi avremmo bisogno di taaante coccole, solo che loro se ne infischiano e mirano al raggiungimento dell'obiettivo finale. Sarebbe inutile spiegare come riescano a farci saltare i nervi con inusitata facilità, come caschino con tutte le scarpe nelle trappole delle cosiddette "gatte morte", salvo poi accorgersene tardi, ma non troppo per farsi l'amante. E allora, cosa possiamo noi donne dire di originale volendo parlare male degli uomini? Giratela come vi pare, ma è veramente difficile... Vanno sondati anche i minimi aspetti del loro essere maschio, ed è così che, raschiando il fondo del barile, mi viene in mente una domanda: ma quanto saranno manfani? "Manfani", per chi non conosce il dialetto fiorentino, è sinonimo di "grossolano, di modi poco educati o pesanti". Sottotitolo: come sono esserini a modino gli uomini! Avete presente il rutto libero, la smucinata di testicoli, oppure il mangiare la minestra col risucchio? Ecco, parlo di questa roba qui. Adesso vi domanderete: ma che uomini frequenta 'sta donna? Signore mie, pensate al/ai vostro/i uomo/uomini nel dettaglio e vedrete che tutto il mondo è paese! A me personalmente non dà fastidio la condivisione degli spazi, del cibo, del riscaldamento, dell'acqua calda e - last but not least - del letto, solo che ritengo non sia indispensabile che quando il mio uomo si reca alla toilette debba fare le pubblicazioni. Oppure esprima platealmente il suo apprezzamento per il pasto appena consumato. Mandami un bigliettino, un piccione viaggiatore, ma per l'amor di Dio, non esprimere il tuo sentire in modo così "evidente"! Non vi sbagliate: io adoro la convivialità, sono la prima a far casino quando la situazione lo richiede, ma tra questo e la buona educazione ce ne passa! Vogliamo poi parlare della carta igienica? Si sono spesi più pareri su questo argomento che sul sesso degli angeli... Ora, è noto che la carta igienica è un articolo che viene confezionato in gruppi di sei, dieci o dodici singoli rotoli. Naturalmente, date le dimensioni delle case moderne, può darsi che il nostro bagno possa non essere in grado di ospitare la completa confezionefamigliarisparmio del succitato articolo, confezione che sarà senz'altro riposta in altro locale. Se, e sottolineo il SE, malauguratamente noi donne ci dimentichiamo di rifornire il bagno del rotolo di riserva della carta igienica, possiamo stare certe che alla nostra prossima visita al WC, il rotolo continuerà a non esserci perchè i signori col piffero che si sono presi la briga di andare nello sgabuzzino, prendere questo cavolo di rotolo e metterlo in bagno. Capisco che questo sia un problema che i cervelli raffinati degli uomini non possono contemplare perchè impegnati in più alati argomenti ma, come mi dicevano da bambina per farmi passare la paura dei professori o di adulti terrificanti, "tutti la fanno" (e il seguito era: "quindi immaginateli in quella situazione e tutte le paure ti passano!") per cui è un argomento che, volenti o nolenti, li interessa da vicino... Conclusione: a scadenze regolari sentirete il seguente urlo stentoreo provenire dalla toilette: "Ginaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa! La carta igienicaaaaaaaaaaaaaa!" E allora maledirete i rotoloni Regina e la loro falsa extra lunghezza e imprecando lancerete al vostro amato bene dalla porta del bagno il rotolo della discordia... Scusate la lungaggine dell'argomento, ma sono cose che vanno dette... Volendo alzare un po' (poco, parlando di uomini più di tanto non si può fare) il livello, possiamo fare una terza sparata sulle stoviglie. Qui di seguito alcune semplici e lineari norme da seguire per gli uomini che vogliano prendersi l'impegno di migliorare il loro status all'interno della famiglia: 1 - SE (e ripeto il SE perchè non è detto) a volte sparecchiate, non è che mettendo un po' di sapone liquido e dell'acqua nei piatti sporchi e lasciando il tutto nel lavello, lo sporco, per buona educazione, se ne va da solo. Va, diciamo, "convinto" con bruschino e olio di gomito. Apprezzabilissima la maschia riluttanza ad usare la violenza, ma in certi casi è indispensabile; 2 - Nel caso in cui esista la lavastoviglie (sempre sia ringraziato il Signore per questa invenzione che, insieme alla lavatrice, è ancora più importante della prima ruota della storia), è bene ricordarsi che le stoviglie non sono dotate di volontà propria per cui nella lavastoviglie devono esserci messe, e non vi si recano da sole; 3 - rigovernare NON significa fare le carezzine ai piatti (cfr.punto1) 4 - Se volete prepararvi qualcosa da mangiare, esiste, remotissima, la possibilità che si possa usare un piatto solo, e non uno per il pane, uno per il prosciutto e uno per il burro, per non parlare delle posate: basta UN coltello solo, incredibile ma vero; 5 - esistono, da tempo immemore, nelle cucine di tutto il mondo, degli strumenti utilissimi che si chiamano "bicchieri", utilizzati per dosare i beveraggi per ogni commensale secondo la bisogna. Ecco quindi che viene meno la necessità di bere qualsivoglia liquido "a boccia" o "a garganella", che dir si voglia. Per adesso mi fermo qui; comprendo che siano tante le nozioni da assimilare da parte dei portatori (poco) sani di testicoli, per cui lasciamo loro tutto il tempo necessario per imparare queste difficilissime norme di buona convivenza e, mentre aspettiamo, facciamo finta che il WC sia intasato e che una scossa tellurica abbia fatto fracassare tutte le stoviglie, così il nostro uomo in bagno ci va in palestra, in ufficio o dai vicini, e per il cibo? Che domande: al ristorante. Paga lui, naturalmente. AA
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Stop al televoto! (Zanforlin, ma vola via tu!)
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Toh, chi si rivede: Stop al televoto! La rubrica delle classifiche che tutto il trash world ci invidia e che io porto avanti con orgoglio, tanto per ricordare a chi ancora non l’avesse capito, che io non sono un intellettuale, e che gli intellettuali mi stanno anche sulle balle. Visto che l’ultima volta ho parlato di CD, se non ricordo male – il fatto è che non ricordo neanche quand’è stata la mia ultima volta, ma la prima sì, quella non si scorda mai – oggi parliamo di libri e partiamo dalla posizione numero 1 che a noi della suspense poco ce ne frega, occupata questa settimana da Wilbur Smith. Il destino del cacciatore non l’ho letto, ma una vaga idea su quale destino meriterebbero i cacciatori ce l’ho, ed è vicina alla logica del contrappasso. Vivere 1000 anni i tormenti di decine di proiettili che ogni giorno ti perforano il cuore, dear cacciatore, potrebbe andare. Al numero 2 c’è la buonanima di Stieg Larsson, che fino al 2004 non s’è cagato quasi nessuno, poi è morto per un attacco di cuore e la sua trilogia Millennium ora è in vetta alle classifiche di tutto il mondo. Bella consolazione! In Italia occupa anche il sesto e il settimo posto. Una curiosità. Nel testamento aveva fatto scrivere che lasciava tutto all’allora partito comunista svedese, ma chissà perché, è stato ritenuto non valido e la bordata di pippi l’hanno ereditata il padre e dal fratello, che dubito abbiano provato a rispettare le volontà di Stieg. Mi dispiace un po’ per Eva, sua compagna per trent’anni, alla quale non è andata una mezza ceppa.
Al terzo posto troviamo Il giorno prima della felicità, di Erri De Luca e, al quarto, Almeno il cappello di Andrea Vitali, e questo mi fa ben sperare per la nostra narrativa di qualità, anche se – non prendete a lanciarmi contro cachi vanigliati - a me Erri De Luca non è che faccia proprio impazzire. Ottavo il nuovo bestseller della Cornwell, che a quanto si dice in giro parrebbe il suo libro più venduto di sempre. Salto la posizione numero 9 implorando tutti di smetterla di acquistare La solitudine dei numeri primi solo per fare bella figura ai compleanni. Alla posizione 10 l’ormai celebre manuale di culto per smettere di fumare di Allen Carr che bazzica la classifica da 4 anni. Allora è proprio vero che siamo un paese di disperati tossicodipendenti, e che la popolazione terrestre si estinguerà per il 50 per cento di tumore ai polmoni, il 33 per cento soffocata dal fumo passivo, l’11 per cento cerebrolesa dai programmi della De Filippi (che io amo, sia chiaro) e il restante 6 per cento non sa, non risponde o è già morto. Grandi complimenti a Daria Bignardi che è alla quarta ristampa del suo Non vi lascerò orfani, posizione numero 12, e poi mi è simpatica.
Alla 23 ancora la Mazzantini e qua scatta un altro consiglio: smettetela di comprare i libri solo perché hanno belle copertine – io sono innamorato della copertina di Venuto al mondo che poi è un quadro - e bei titoli, che, allegato al precedente, vale pure per il premio Strega Giordano. Dopo il successo del film rientra in classifica I love shopping alla 28, che io ho comprato in virtù dell’esigenza di buttarmi in una storia frivola, dopo che avrò ultimato la lettura di Anna Karénina (-200 pagine) che c’è mancato poco che all’aeroporto francese mi facessero pagare il supplemento perché superava quasi i 10 kg. Alla 33 troviamo Duchesne, pescato da Marsilio grazie al suo stravisitato blog Studio illegale, che è anche il titolo del suo libro. Bel salto per lui che lo scrittore neanche lo voleva fare, e questo m’intristisce non poco. Mai comunque quanto la presenza in classifica dell’ennesimo nuovo libro di Amici che si chiama Vola via con me, autori ovviamente Zanforlin e Sfondrini. Maria durante la puntata ha ricominciato la sua promozione irritante interpretandone spezzoni con lo stesso tono entusiasta con cui vende i fanghi d’alga Guam. Pare che quest’anno, una professoressa della commissione provi pulsioni incontrollabili per uno dei ragazzi con cui tradirebbe il marito, così ha letto Maria. Poi sei lì che da un giorno all’altro Fioretta Mari non esiste più e allora io mi preoccupo anche un po’. Che sia lei la vecchia pervertita? Chiudiamo col nuovo ritrovato della Fazi. Si chiama Christian Frascella, esordiente 36enne col libro Mia sorella è una foca monaca che entra alla posizione numero 13 della narrativa italiana. Lui sul suo blog ringrazia Fazi per il grandioso dispendio economico in pubblicità e promozione, rivela che l’accordo per il secondo libro è ormai cosa fatta e risponde a una lettrice, che gli fa notare che il titolo a suo avviso sminuirebbe il libro: "In effetti il titolo è stato un po’ un casino". Io ho deciso, ormai. Il mio prossimo romanzo si chiamerà Mia sorella è una maschera antigas. Matteo Grimaldi |
La sconfitta è dimenticare...
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La grande sconfitta, in tutto, è dimenticare... quando saremo sull'orlo del precipizio dovremo mica fare i furbi, noialtri, ma non bisognerà nemmeno dimenticare, bisognerà raccontare tutto senza cambiare una parola, di quel che si è visto di più schifoso negli uomini... Louis-Ferdinand Céline |
Giornalisti agli arresti...Berlusconiani!!!!
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Da che mondo è mondo, tutti i sistemi dittatoriali o presunti tali hanno sfruttato media e giornalisti per ottenere e consolidare il loro potere. Al contrario, un sistema democratico basa le proprie fondamenta su un sistema d’informazione quanto più possibile indipendente ed obbiettivo. Da Watch dog come si usa dire in americano. D’altronde i giornalisti hanno un potere unico rispetto al resto della popolazione: quello di plasmare le idee, di modificarle, di influenzare comportamenti ed opinioni di tutti gli individui raggiungibili dai media. Ed è per questo che dovrebbero restituire ai cittadini un’informazione quanto più possibile completa ed imparziale… Dovrebbero, appunto. Senza scadere nel discorso delle reti Mediaset, del conflitto d’interessi e dell’illegalità del sistema che consente a Rete4 di trasmettere a livello nazionale da oltre 20 anni, vorrei, però, condividere con voi lo sconforto che ho avuto questo week-end guardando i tg e leggendo i giornali.
Prime pagine, palinsesti, inserti…tutti parlavano del nostro presidente del Consiglio ed il suo neonato partito, l’ormai celebre Popolo delle Libertà. Eppure mentre fiumi di inchiostro e di parole venivano spese per raccontare l’unione tra An e Forza Italia(ma quale nascita e nascita, questi stanno insieme da una vita…), sabato scorso migliaia e migliaia di persone sono scese in piazza tra le strade della capitale per urlare il loro disappunto proprio contro i nuovi “promessi sposi”. Le ragioni sono note: crisi economica, riduzione dei salari, licenziamenti e precariato. Se si escludono ricchi, raccomandati e emigranti, si tratta di problemi che riguardano la quasi totalità del nostro paese e che meritano spazi di discussione ampi oltre che riflessioni critiche approfondite. Ed invece, nonostante i numeri che hanno caratterizzato il corteo romano (si parla di 200/300.000 persone) in pochi, pochissimi hanno raccontato l’evento che pure si è svolto in maniera ordinata e civile. Chi l’ha fatto si è limitato a raccontare qualche piccolo episodio di inciviltà accaduto durante la manifestazione, dipingendo l’evento come rissoso e poco costruttivo. La domanda a questo punto sorge spontanea: ha ancora senso scendere in piazza? Ha ancora senso alzare la voce se qualcuno utilizza un megafono per coprirla interamente? Non sarebbe meglio impegnarsi di più, come ci suggerisci il nostro premier, invece di “perdere tempo”? Per fortuna c’è chi, questa domanda, se l’è posta prima di me e gli ha pure dato una risposta. Brunetta, ad esempio, ha proposto il suo illuminante sciopero virtuale… E meno male che lo chiamano Popolo delle libertà ….
Luckigno |
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