RISSA IN FAMIGLIA
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SOLO UN PICCOLO INT...
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PORT-A-CATH |
Lunedì 16 marzo Comunque la decisione è presa e mi preparo per la prima chemio. L’oncologo mi consiglia di mettere un port- a-cath. Che roba è? Un dispositivo che ti mettono alla vena cava, sotto la clavicola, per evitare di bucarti le vene ogni volta. Non è niente, mi dicono, solo un piccolo intervento in anestesia locale. Poi avrò solo un bottoncino, un rilievo sottocutaneo dove infilare l’ago, senza devastare le mie vene che, oltretutto, sono piccolissime e difficili da trovare. “Così potrà fare da lì anche i prelievi per le analisi del sangue, ogni settimana.” Ogni settimana? “Sì. Per tenere sotto controllo i globuli bianchi. Se scendono troppo dovrà fare delle iniezioni sottocutanee.” Quanti aghi, quanti buchi, che palle! Comunque prendo appuntamento per lunedì col dottore che mi deve mettere il port-a-cath. Stasera, invece, siamo a cena con mio cugino che è venuto a Roma per la maratona. Durante la cena mi cominciano delle fitte al seno. Quando torno a casa e mi guardo allo specchio ho una tetta enorme, rossa e bollente. Sono rossa fin sotto il braccio, mi fa un male cane. Che succede? Antidolorifico come se piovesse. Quando fa effetto mi torna un po’ di spirito. A letto Fabio sente questo seno bollente. Gli dico: “Ti ci faccio sopra un uovo fritto?”. Anch’io non rinuncio mai a una battuta, manco fossi Berlusconi. Notte insonne. |
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