PORT-A-CATH
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PROVE PER LA PARRUC...
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SOLO UN PICCOLO INTERVENTO... |
Lunedì 23 marzo La mattina incontro il medico, simpatico e gentile. Ci vuole poco, mi dice, non sentirà niente. E invece è un’altra operazione: sala operatoria, anestesista, suora ferrista, camici verdi, non manca nulla. “Le farò qualche punturina per l’anestesia locale; brucerà un po’...” Ho imparato che quando dicono così vuol dire che farà un male cane. E così è! Mi fa sette punture sul petto. Le ultime due sono coltellate. Le lacrime scendono giù. L’anestesista cerca di farmi chiacchierare, mi chiede dei miei figli, ma non mi va di parlare. L’infermiere è un mio ammiratore. Mi dice: “Anche se ti cadono i capelli, con quegli occhi nessuno ci farà caso.” Carino. Fa sempre piacere ricevere dei complimenti, anche in sala operatoria con una tetta rossa e pulsante, il trucco sfatto dalle lacrime e un chirurgo che armeggia nella tua vena. La suora ferrista dice la frase clou che tocca il mio cuore di mamma e mi fa stringere i denti: “Devi ringraziare il Signore che questa cosa succede a te e non ai tuoi figli.” Fabio mi aspetta nella hall della clinica. Arrivo dolorante e piangente: non mi aspettavo che fosse così e poi ho il seno gonfio e dolorante. Chiamo il chirurgo che mi dà appuntamento per il tardo pomeriggio nello studio dell’oncologo per vedere cosa succede. |
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