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ESAMI VARI

Martedì 24 marzo

Prima della chemio bisogna fare la scintigrafia ossea e varie ecografie per controllare che non ci sia un'infezione. Prima ti fanno un’endovena di roba radioattiva. Poi devi aspettare 2 ore. Puoi andare in giro ma non devi stare a contatto con bambini e donne incinte, potresti contaminarli. Anche la pipì la devi fare in un bagno apposito.
Le due ore, tra una cosa e l’altra, diventano quattro. Nell’attesa, sono rimasta colpita da una straniera, dall’accento sembrava una donna dell’Est. Parla al telefono con qualcuno e piange a singhiozzi. Mi faccio un film in testa: è in Italia e deve operarsi; se tornasse a casa poi non potrebbe più tornare qui e magari perde il suo lavoro di badante; soprattutto è sola. Non so se sia così la sua storia ma mi rattrista molto e mi sento fortunata.
Poi tocca a me e mi infilano dentro un tubone metallico che mi dà un po’ di claustrofobia.
Il risultato è una cartellina con quattro piccole foto in cui si vede per intero il mio scheletro: tutto a posto, comunque. Posso tornare a casa ma devo stare lontano da mio figlio per un giorno intero.
Il giorno dopo faccio anche le ecografie, pelvica epatica e addominale. Anche qui tutto a posto. Mi dicono che questo è il “punto zero”, cioè il mio stato iniziale prima della chemio. Ora devo solo farmi passare l’infezione alle ferite.

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commenti (3)

Pubblicato da maria francesca 7-6-2009 13:39
Da due settimane il mondo esterno perde sempre più consistenza, rimane “la nostra” malattia da combattere dietro una trincea impossibile, fatta di dolori, perdite, assenze. La nostra malattia: che ci ancora alle foto, al vento, al colore delle foglie e ci rende mute. Mano nella mano. Strette. Davanti a gelidi responsi e alla tua mutilazione. Così esterna e così viscerale. Ed il mio sonno, superficiale e leggero come un fantasma, accompagna la mia inquietudine. La nostra malattia: vorrei chiamarla in altro modo. Il cancro al tuo seno, al mio … non vedo la differenza. Sento forte il tuo smarrimento. Ricordo me dentro di te: l’attesa, la crescita, i primi battiti, e l’espulsione, così violenta e liberatoria, l’allattamento. ecco la congiunzione eterna e magica. La nostra malattia è l’urlo, l’incomprensione, l’allontanamento, l’abbraccio, il sorriso, la confidenza, il silenzio, la lontananza. La nostra malattia ci permette la comunione delle nostre emozioni. È una corda che ci stringe, ferendoci. Oggi mi hai detto: mi sento tutta storta. Riannodo i fili del passato e ti ricordo sempre bella con i capelli a caschetto ed il tuo sorriso, rassicurante che leniva il mio forte dolore all’orecchio. Ero una bambina, e solo allora vidi la tua reale bellezza. Oggi sono un’infermiera, ma così fragile… chiudo gli occhi davanti alla lunga cicatrice e sento un bruciore dentro. Mi giro quando ti siringano…. Ma che infermiera sono, mi chiedo. Le tue parole, l’infinito valore di ogni istante, il tuo sguardo, rassicurante velario della banalità quotidiana.
Pubblicato da patrizia 17-11-2009 15:54
ciao rosanna già ero rimasta colpita quando ho sentito tuo papà dire in tv che avevi avuto un cancro al seno,questo perchè pensavo al calvario che aveva passato mia madre quando le era stata diagnosticata questa malattia purtroppo mia mamma non c'è l'ha fatta ed è morta 27 anni fa quando ancora non si conosceva tanto di questa malattia.Il 15 ottobre di quest'anno dopo un controllo di routine mi è stato detto che avevo tre noduli di dubbio aspetto e dovevo approfondire quindi subito sono andata in ospedale e immediatamente mi hanno detto che dovevo operarmi e molto probabilmente dovevo subire una quadrantectomia o mastectomia. Comunque adesso sono arrivata alla fase della scintigrafia e ecografie varie ma tutto questo non mi spaventa l'unica cosa che voglio è salvarmi per vedere crescere le mie figlie, sai ho avuto una vita molto difficile io non posso raccontarla qui, ma ho sofferto molto e continuo a soffrire adesso che mi è capitato ciò, forse non leggerai questo mio commento ma mi piacerebbe tanto che tu lo facessi e mi rispondessi,tu hai avuto tutta la tua famiglia accanto in questo difficile momento io ho solo le mie figlie.Spero di farcela come tu ce l'hai fatta ti mando un caloroso saluto
Pubblicato da Monica66 18-11-2009 19:35
8 anni fa avevo 34 anni e sembrava che niente mi potesse scalfire e invece quella piccola fascetta sul seno che non doveva essere niente in realtà ha cambiato la mia vita. Avevo un bambino di 4 anni un marito stupendo ma quando mi hanno detto hai un cancro al seno c'è stato il buio intorno a me.Rabbia disperazione; cancro era una parola piccola ma con un significato tragico.La sequenza che ne è seguita la sapete tutti.Al mio chirurgo ho detto fai di me quello che vuoi basta che mi fai soppravivere ho un figlio che ha bisogno di me. Mi hanno tolto tutto il seno ma dentro di me dicevo " che ti importa un pezzo di carne ammalato che se ne và"; fortunatamente un giorno di maggio dopo l'esame istologico mi hanno detto che non era dei più cattivi e che non dovevo fare la chemio. Ho dovuto andare dall'oncologo che mi ha prescritto la terapia ormonale per due anni. Non è stato facile sono andata in menopausa: fisicamente ho avuto tutto quello che succede ad una donna in quella fase della vita (vampate, depressione, gonfiore) ma tutto era niente perchè io c'ero ancora. E ci sono ancora a raccontare la mia storia. Hai ragione Rosanna il cancro deve essere combattuto. Devo un grazie ad un marito stupendo che mai una volta mi ha fatto sentire meno bella delle altre, ad una famiglia che ha fatto a gara per starmi vicino e darmi coraggio. A Margi mia cognata che dopo due mesi dall'operazione mi ha regalato un bikini per farmi sentire uguale alle altre e a mio figlio che al ritorno dall'operazione mi aspettava con i suo grandi occhi azzuri che mi dicevano ti ho aspettato mamma e non ti abbandonerò. Ciao a tutte

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