È come quando ti compri un'auto nuova. Scegli il modello che ti piace di più, magari pensi che la tua scelta sia particolarmente originale e poi ti accorgi di quante auto come la tua ci sono in giro, solo che prima non le vedevi o non ci facevi caso. Così è stato per il mio incontro con la malattia. Sapevo dell'esistenza del cancro al seno, certo, e ogni tanto mi facevo anche un controllo, ma senza grande impegno, come un fatto che in fondo non mi riguardava. Poi, da quando è cominciata la mia esperienza personale, mi sono accorta di quante donne condividono o hanno condiviso il mio problema. E non solo donne sconosciute, dalle quali ho avuto il piacere e il privilegio di essere contattata sulla mia pagina di Facebook, ma anche tante donne che, per varie ragioni, già conoscevo: vicine di casa, vecchie amiche che non sentivo da anni e tante altre persone con cui avevo frequenti contatti. E ho scoperto che molte tenevano per sè la loro storia, come se la malattia fosse qualcosa da nascondere, qualcosa di cui vergognarsi. Nello stesso tempo ho percepito, da parte di queste persone, una gran voglia di confidarsi, di condividere i propri pensieri con qualcuno che avesse un problema simile al loro. E io, visto che sono un'attrice e un personaggio “familiare” grazie anche all'affetto del pubblico verso mio padre, mi sono trovata a ricevere centinaia di messaggi d'incoraggiamento da parte di altre donne che mi raccontavano la loro esperienza e si congratulavano con me per il fatto di avere reso pubblica la mia situazione, come se fosse stato chissà quale atto di coraggio. Poi, quando ti trovi a navigare in un nuovo mare, cerchi naturalmente di capire, conoscere, informarti per stabilire un orientamento. Così mi sono accorta di quanto sia diffuso il tumore al seno e di quanto sia importante parlarne perchè tutte le donne siano coscienti del rischio e facciano la prevenzione che, più della cura, aiuta a salvarti la vita. Allora ho capito che, nel mio piccolo, potevo fare qualcosa, stabilendo almeno un dialogo con chi fosse disponibile a parlare con me del problema. Perchè spesso i medici che fanno comunicazione sull'argomento sono percepiti come figure distanti e la loro immagine “ufficiale” provoca una certa soggezione, un effetto respingente. Ma se a parlarne è un attrice, la Tea di Medico in Famiglia, la Amalia di Capri, la figlia di Nonno Libero, allora i cuori si aprono, le menti si rendono più disponibili e i discorsi sono più efficaci di quelli fatti con il supporto dell'ufficialità scientifica. Tutto questo senza assolutamente sminuire il ruolo fondamentale dei medici che ci curano, ci aiutano e spesso sono delle splendide persone. Ma, nella società dello spettacolo, come si dice, è necessario “bucare lo schermo”, fosse anche quello di un computer. Così, mentre combatto la mia battaglia, ho voluto rendermi disponibile, attraverso questo blog/diario, a raccontare la mia esperienza nella speranza di riuscire a stabilire un dialogo con chi volesse condividere con me il proprio pensiero, con chi trova ogni giorno il coraggio di andare avanti contro la malattia, con chi questo coraggio fatica a trovarlo e con chi, vivendo la malattia, o solo all'idea della malattia, ritiene che di queste cose non si debba parlare, condannandosi ad una dolorosa solitudine che non fa altro che aggiungere disagio al disagio. |